Esteri

Nablus, palestinesi incendiano tomba del Patriarca Giuseppe: oggi indetto ‘venerdì della rivoluzione’

Sulla situazione in Israele e Cisgiordania (Giudea e Samaria), la Giordania ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Netanyahu pronto a incontrare Abu Mazen, istigatore di odio e smentito dal governo sulla falsa esecuzione di Ahmed Manasra, 13enne accoltellatore di un coetaneo a Gerusalemme, che la propaganda palestinese aveva dato per ‘giustiziato’ dalla sicurezza israeliana. Mostrate le foto del ricovero in ospedale, in arresto, ma la sua vittima lotta per la vita…

Tel Aviv – Decine di palestinesi la notte scorsa hanno tentato di dare fuoco alla tomba del patriarca Giuseppe, a Shechem, nei pressi di Nablus. Lo ha riferito Radio Israele e la notizia è stata confermata dal portavoce delle IDF, tenente Peter Lerner, con un post sui social media.

I terroristi hanno lanciato bottiglie molotov contro il mausoleo, venerato dagli ebrei di tutto il mondo e dove riposano le spoglie di Giuseppe, che condusse gli ebrei nella fuga dall’Egitto, un episodio riportato dalla ‘Genesi’.

Le folla di delinquenti è stata dispersa dalla polizia palestinese, che ha poi domato le fiamme, fermando l’ennesima profanazione del luogo sacro ebreo, che ha subito gravi danni, rilevati dalle forze delle IDF arrivate dopo i poliziotti dell’Anp sul luogo.

Non ci sono notizie di feriti, né di arrestati per l’odioso crimine. Le forze armate israeliane hanno assicurato che ripareranno celermente il sito, in modo da consentire ai fedeli di poterne usufruire. “L’incendio profanatore della Tomba di Giuseppe della scorsa notte è una eclatante violazione e contraddizione del basilare valore della libertà di culto”, ha dichiarato il tenente Lerner, portavoce IDF. L’atto ricorda cosa “i barbari dell’ISIS stanno facendo ovunque in Medio Oriente”, ha rilevato, “Le IDF porteranno davanti la giustizia gli autori di questo spregevole atto, ripristinando il sito alle condizioni originarie e assicurando che la libertà di culto possa ritornare nella Tomba di Giuseppe”, ha concluso il portavoce delle forze armate israeliane. 

Proprio per oggi Hamas ha lanciato un appello ai palestinesi di Gaza, Giudea e Samaria per un “venerdì della rivoluzione”, teso alla riconquista di Gerusalemme, e all’intensificazione della rivolta terroristica contro i civili israeliani, da far scattare dopo la preghiera rituale del giorno santo musulmano.

Per questo motivo, il governo israeliano ha annunciato ieri che l’accesso alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme sarà accessibile oggi solo agli uomini maggiori di 40 anni, “nel quadro delle misure destinate a impedire ogni attacco terroristico”.

Avigdor Liberman, presidente del partito Yisrael Beytenu, ha commentato l’attentato affermanco che “dimostra che l’occupazione dell’Autorità palestinese non è diversa da quello dello Stato Islamico”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato giovedì sera di essere pronto a incontrare il leader palestinese Mahmoud Abbas, per valutare le azioni necessarie a riportare la calma, ma dal presidente dell’ANP si è registrato un rifiuto della proposta. “Abu Mazen sta incitando gli assassini”, ha detto il primo ministro di Israele, che ha accusato la Comunità Internazionae di cecità e di non fermare le giustificazioni delle azioni del leader palestinese.

La violenza delle ultime settimane è il risultato di una falsa campagna mediatica palestinese, che accusa Israele di star tentando di occupare la Spianata delle Moschee/Monte del Tempio, un’area di Gerusalemme Est che è sacra per le tre religioni monoteistiche, ma dove possono accedere per statuto solo i musulmani. Un atto di apartheid religiosa su cui la Comunità Internazionale tace colpevolmente.

A questo si è aggiunta la notizia (sempre falsa) che le forze di sicurezza israeliane stiano giustiziando palestinesi in via preventiva, mentre è vero il contrario: i palestinesi attaccano civili israeliani, che si difendono come possono.

Ma in particolare le aspre critiche di Netanyahu hanno citato le dichiarazioni del presidente dell’ANP sui fatti che hanno coinvolto il 13enne palestinese Ahmed Manasra, che ha accoltellato insieme al cugino 15enne un ragazzino israeliano di 13 anni di Gerusalemme, martedì scorso.

Secondo Abu Mazen, gli israeliani avevano ucciso Ahmed Manasra, tacendo però sul fatto che fosse un criminale accoltellatore. 

Ieri però il governo Israeliano ha diffuso le fotografie di Ahmed Manasra, che è in stato di arresto ospedaliero presso il Hadassah Medical Center. Nella foto il giovane criminale è in pigiama e ha un bendaggio sulla testa, ma è cosciente, mente la sua vittima è ancora in condizioni critiche in un altro nosocomio.

Ahmed Manasra, 13 anni, accoltellatore di un coetaneo israeliano a Gerusalemme, con la complicità del cugino di 15 anni. Entrambi vittime dell'odio palestinese. Dato per morto dalla propaganda palestinese, è vivo e curato in un ospedale israeliano, tutelato nei suoi diritti umani malgrado sia un criminale givoanissimo
Ahmed Manasra, 13 anni, accoltellatore di un coetaneo israeliano a Gerusalemme, con la complicità del cugino di 15 anni. Entrambi vittime dell’odio palestinese. Dato per morto dalla propaganda palestinese, è vivo e curato in un ospedale israeliano, tutelato nei suoi diritti umani malgrado sia un criminale givoanissimo

Nel frattempo però i palestinesi stanno continuando le azioni di disturbo, strumentalizzando la rivolta. La Giordania ha chiesto una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si dovrebbe tenere oggi.

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