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EditorialiIn Primo Piano

A Gela l’acqua è spesso opaca. E non solo l’acqua…

La stampa nazionale si è interessata alla città del Golfo per una petizione volta a illuminare una situazione di precaria distribuzione idrica, che ha radici molto lontane nel tempo, ma ha molti responsabili e su cui la magistratura forse non ha puntato molta attenzione. I cittadini di Gela sono stanchi di essere considerati di ‘Serie C’ e vogliono che la città abbia un nuovo inizio, a partire dall’acqua. Indagando si scoprono anche magagne e inadempienze. Come sulle procedure di conciliazione prescritte dall’Autorità garante sui servizi pubblici

Gela – Se non fosse un paradosso – uno dei tanti che investono, caratterizzano e impoveriscono la Sicilia – una città di mare come Gela (o come Messina) senz’acqua sarebbe uno scherzo, un’iperbole. Invece è la realtà dei fatti, non esclusiva, che investe la città del Golfo ancor più del capoluogo peloritano, messo in ginocchio da un incidente (causato dall’incuria del territorio).

A Gela, invece, è prassi consolidata da decenni, non mutata al cambiar dei governi, al mutar delle gestioni, al sostituirsi degli amministratori locali (ma non del metodo di governo). Erogazione a singhiozzo. Bassa qualità, a volte pessima. Potabilità ma non bevibilità (concetto inventato dagli amministratori siciliani. Si veda l’ammissione del consigliere comunale Vincenzo Cirignotta, PD, ex Mpa, Udc, durante la trasmissione ‘Agorà’ sulla rete locale Canale 10 del 6 Novembre 2015).

Una volta c’era anche il dissalatore dell’Eni a servire la città, con cinque moduli che fornivano 1.200 metri cubi/ora. Nel Novembre 2011 l’Eni chiuse quattro moduli, a causa della morosità della Regione Siciliana, debitrice di oltre 140 milioni di euro. Il quinto modulo rimase in gestione alla ‘Di Vincenzo S.p.A’, ma solo per poco. L’azienda, investita dalle inchieste per mafia condotte sul titolare e poi sottoposta ad amministrazione giudiziaria, finì per soccombere nell’Ottobre 2012, anche perché rimaneva in piedi fittiziamente: il servizio non era più erogato.

Cronaca di una morte annunciata? Chi può dirlo?

Fatto sta che – tornando indietro nel tempo – dal 2006 la gestione integrata del servizio idrico era già stata acquisita da ‘Caltaqua, Acque di Caltanissetta S.p.A.’, società partecipata al 51% dalla spagnola Aqualia Gestion Integral del Agua S.A., al 37% da Idrica S.r.l. e da al 9% da IBI Idroimpianti S.p.A., con il restante 3% ad altri soci di minoranza. Una società che oggettivamente si accollava fin dall’inizio il peso della gestione fallimentare precedente, con l’aggravio del dovere contrattuale di investire nel rifacimento della rete. Eppure, tra le prime decisioni vi fu quella di assumere 130 persone, in luogo dei precedenti 15 addetti alla gestione del servizio. Con il senno di poi, senza alcun beneficio per lo stesso. Seguendo vox populi, con ampia e puntuale applicazione del ‘Manuale Cencelli’, a benefici di parenti, amici e clientes di amministratori e politici locali. Ma si sa, alla periferia dell’impero è tutto un pullulare di male lingue

Per misurare la qualità dell’acqua percepita basta scorrere le osservazioni annotate dai firmatari della petizione lanciata da Giorgia Turco, Paola Turco, Paola Giudice e da chi scrive, partita da una serie di interrogativi: perché il disagio di Messina (causato da un incidente) è su tutti i media nazionali, giustamente, mentre di Gela non si parla?

Perché non emerge lo stato indecente in cui si fa vivere la popolazione, grazie a un sistema di fornitura da Terzo Mondo (con tutto il rispetto per le sofferenze del Terzo Mondo), a fronte di costi da Scandinavia Felix?

Caltaqua – di fronte a queste nostre osservazioni – ha risposto sui media locali con velate minacce di querela, tipico strumento intimidatorio di chi non ha argomenti di fronte ad argomentazioni che in quel momento non investivano in modo diretto l’operato della società ispanico-italiana.

Oggi però il discorso cambia, perché l’opacità delle acque e di certi ragionamenti (come può essere potabile l’acqua che supera i limiti di legge? Come si può parlare di potabilità dell’acqua non alterata, malgrado la torbidità oltre i limiti? Misteri…) è anche nelle pratiche.

Gli italiani (e i gelesi lo sono al pari degli altri: forse solo un po’ meno informati) devono sapere che sull’operato delle società erogatrici di servizi pubblici è sottoposta alla vigilanza dell’AEEGSI (Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico), che invita la cittadinanza a farsi parte attiva nel monitoraggio della qualità dell’erogazione e somministrazione delle forniture. Le competenze dell’Autorità vanno “dalla definizione dei costi ammissibili e dei criteri per la determinazione delle tariffe a copertura di questi costi, alle competenze in tema di qualità del servizio, di verifica dei piani d’ambito e di predisposizione delle convenzioni tipo per l’affidamento del servizio”, recita a chiare lettere il sito istituzionale dell’AEEGSI.

In questo quadro, l’Autorità prescrive l’attivazione di una procedura di conciliazione delle controversie con gli utenti nei siti web delle società di gestione, per rendere più snelle, trasparenti e proficue le relazioni con gli utenti, che dovrebbero essere sgravati da pesi ulteriori agli eventuali disservizi.

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Caltaqua sul proprio sito ha pubblicato una serie di moduli per inviare reclami, ma non ha attuato la procedura di conciliazione, nonostante la prescrizione dell’AEEGSI sia ormai datata di un anno.

Sarebbe utile sapere dai responsabili di Caltaqua se la mancata osservazione delle procedure di conciliazione sia ascrivibile a una trasparenza relativa che – malgrado l’opacità – non mette in discussione la possibilità dei cittadini di far valere i propri diritti. Come, per esempio, non pagare l’aria presente nelle conduttore per acqua minerale, quando è noto che l’acqua a Gela è spesso maleodorante, se ne sconsiglia l’uso alimentare, risulta non bevibile ancorché potabile (un concetto che farebbe scompisciare dalle risate, se in discussione non ci fosse la salute pubblica).

Nelle more di una spiegazione da parte di Caltaqua (magari non l’abbiamo trovata la procedura di conciliazione…), invitiamo gli italiani a segnalare all’Autorità per l’energia elettrica il gas ed il sistema idrico ogni violazione delle procedure di reclamo e conciliazione, oltre che le vessazioni delle società di gestione dei servizi pubblici (all’indirizzo email reclami.sportello@acquirenteunico.it).

Per la definitiva applicazione del referendum del 2011, con cui il popolo italiano ha deciso il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua, considerata un bene comune, non sapremmo invece a chi indirizzarvi.

In questo Paese sembra che la volontà popolare non sia più di moda e prevalga quella di una oligarchia di autocrati, spesso incompetenti, che stanno trasformando il Bel Paese in Paese della Rabbia.

E delle petizioni arrabbiate.

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