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Esteri

Mali, selezione religiosa a Bamako. I nazislamisti di al-Qaeda colpiscono ancora. Bilancio 27 morti

Nella capitale del Mali l’ala africana di Al-Qaeda porta la guerra contro la Francia assaltano il Radisson Blu. Tutti i terroristi eliminati, ma poteva essere un’altra carneficina di gente inerme. Intervenute Forze Speciali americane e il GIGN della Gendarmérié Nationale. Nella competizione del terrore tra ISIS e al-Qaeda, all’attacco dell’ISIS di venerdì scorso a Parigi l’ala africana del movimento qaedista assalta il centro delle attività occidentali a Bamako

Bamako – Nella competizione del terrore tra ISIS e al-Qaeda lo scenario si è spostato dall’Europa più occidentale che si possa immaginare – politicamente e culturalmente – all’Africa centrale più nera.

Nera come il venerdì tragico di Bamako, capitale del Mali, dove questa lotta interna al mondo islamico ha colpito ancora una volta un luogo simbolo e concreto allo stesso tempo.

Centro delle attività diplomatiche, coacervo di internazionalità varie, luogo pubblico entro mura private. Militari e crew aeree. Insomma, tempio del mondo laico, sotto il mirino del fanatismo religioso.

Ma ancora una volta è la Francia a essere nel mirino nell’ex colonia, governata male, affrontata peggio, ma oggi sono distinguo fuori luogo, perché Parigi val bene una strage solo perché è un pezzo di Europa da conquistare con il terrore e la propagazione dell’orrore. Anche a migliaia di chilometri di distanza.

E così, una settimana dopo gli attacchi – non attentati – a Parigi, il Radisson Blu di Bamako, hotel frequentato da diplomatici, uomini d’affari stranieri, equipaggi di compagnie aeree, diventa nei piani dei miliziani jihadisti islamici il luogo del discrimine religioso, in cui un versetto del Corano può distinguere chi merita di vivere da chi deve morire perché infedele.

Il commando armato jihadista di 13 membri assalta alle 7 di mattina l’hotel,usando un espediente facile: un’auto con targa diplomatica, la normalità apparente. Un’apparenza in breve svelata: al grido di “Allah u akbar!” (Dio è grande!) entrano nella hall, superando la sicurezza privata interna come un coltello nel burro. La selezione religiosa inizia subito: se sai il Corano puoi uscire e salvarti, se non lo sai entri nel carro bestiame che ti condurrà all’inferno. Per fortuna il disegno non si compie, ma – come si può dire? – in questo caso è l’intenzione a costituire l’elemento di comprensione della radicalità islamista da eliminare alla radice, come mala pianta dell’Umanità.

Per ore i terroristi tengono in ostaggi 170 persone, 130 clienti dell’albergo e una quarantina di dipendenti.

Le forze speciali maliane si mobilitano, preparano un contrattacco cui si uniscono subito Forze Speciali americane (dalla vicina ambasciata Usa) e francesi, presenti nell’area: ma parte anche da Parigi una squadra del GIGN della Gendarmérié Nationale. Ci sono pure i Caschi Blu della Minusma, Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali, la Missione delle Nazioni Unite in Mali.

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Sono stati necessari tre attacchi, per arrivare alla neutralizzazione della minaccia. Sul campo potevano restare centinaia di persone, ma a fine pomeriggio – quando viene dichiarata la ‘fine delle operazioni’ – a terra rimangono 27 persone, compresi i 13 jihadisti, che la nostra cultura – imperfetta fino al midollo – considera persone anche da morte, mentre il jihadismo considera chi non è ‘vero’ musulmano un oggetto da eliminare. Soggetti e oggetti, questa è la linea di separazione tra abisso e civiltà.

L’incursione viene rivendicata da al-Mourabitoun, il gruppo salafita affiliato ad al-Qaeda e costituito anzitutto da nemici storici dei francesi, i tuareg, e dagli arabi presenti nel nord del Paese, con il ruolo dichiarato di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), la branca nord-africana dell’organizzazione fondata da Osama bin Laden.

Nel maggio di quest’anno, AQMI aveva giurato fedeltà ai rivali del sedicente Stato Islamico, mossa poi sconfessata poco dopo dallo stesso leader di al-Mourabitoun, l’algerino Mokhtar Belmokhtar, di cui il ‘Governo di Tobruk’ libico aveva propagandatola dipartita indotta dai missili Helfire dei Predator il 15 giugno scorso.

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Paternità confermata dal ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian.

Nell’arco della giornata la capitale maliana è sconquassata dalla tensione. Ai cittadini francesi e amricani residenti a Bamako viene ‘chiesto’ di non uscire dalle proprie case. I francesi chiudono anche la scuola e il liceo francese.

Dopo ore di assedio, le forze speciali riescono a sferrare i tre assalti in successione di una battaglia lunga combattuta in un luogo ristretto. Non un blitz, non una negoziazione per gli ostaggi. Negli attacchi dei jihadisti non c’è posto per il negoziato.

Alal fine, la stragrande maggioranza degli ostaggi viene liberata. Le 14 nazionalità fondono gente proveniente dai quattro angolio del pianeta: Algeria, Germania, Belgio, Canada, Cina, Costa d’Avorio, Francia, India, Marocco, Russia, Senegal, Spagna, Stati Uniti e Turchia.

Gli estremisti, asserragliati al settimo piano, hanno continuato a fare fuoco fino alla neutralizzazione definitiva.

Definitiva fino alla prossima selezione religiosa.

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