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Oggi musulmani in piazza a Roma e Milano. “Not in my name”, ma anche contro l’islamofobia (però silenzio sulla cristianofobia…)

Manifestazioni a Roma a piazza Santi Apostoli e a Milano a piazza San Babila. Alla manifestazione nella Capitale ha aderito anche il presidente del Senato, Pietro Grasso

Roma – Le comunità islamiche e i musulmani d’Italia scendono in piazza a Roma e Milano contro il terrorismo e per rispondere alla strage di Parigi e gridare insieme “Not in my name“.

Nella Capitale oggi dalle 15 i musulmani italiani si troveranno in piazza Santi Apostoli per iniziativa dell’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche Italiane), mentre a Milano a piazza San Babila si concentreranno gli islamici che hanno risposto all’appello ddi Davide Piccardo, coordinatore del Caim – Coordinamento delle Associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza, di ‘Partecipazione e Spiritualità Musulmana’ e dei ‘Giovani Musulmani d’Italia’.

“Questa manifestazione ha due significati – ha spiegato Izzeddin Elzir , presidente dell’UCOII – Innanzitutto è un messaggio interno alla comunità islamica per dire ‘Not in my name‘ riguardo questi atti criminali che stanno spargendo sangue in tanti Paesi nel mondo. Le prime vittime di questi terroristi siamo noi musulmani – ripete di continuo Elzir – quindi dobbiamo condannare il terrorismo in maniera netta. Poi – aggiunge – è un messaggio ai nostri concittadini: dobbiamo e possiamo vincere la paura e il terrorismo soltanto se siamo uniti. L’obiettivo dei terroristi è creare delle barriere tra i musulmani e i non musulmani”.

“Alla manifestazione – sottolinea – abbiamo invitato tutta la realtà islamica ma non solo, abbiamo chiesto ai nostri concittadini di essere con noi. Per chi non riesce a venire a Roma abbiamo organizzato dei presidi locali in tutta Italia”. “Noi – ha aggiunto Elzir – siamo italiani di fede islamica, non abbiamo bisogno di un partito islamico. I nostri confratelli che partecipano alla vita politica decidono di supportare il partito che vogliono. I politici che cavalcano la paura della gente tirando in ballo la religione sono imprenditori dell’odio e della paura. I nostri concittadini sono più intelligenti di loro, chiedo a loro di essere responsabili”.

“A livello personale – spiega ancora – ho ottimi rapporti con Salvini, lo ho invitato ad essere responsabile in particolare in questi momenti difficili. Lo invito a partecipare alla manifestazione di domani per dire che tutti noi siamo uniti contro questo cancro dell’umanità che è il terrorismo”.

Sulla mancata segnalazione dei dirigenti musulmani di eventuali estremisti presenti nelle moschee e nei centri culturali islamici, Elzir sostiene di aver “conosciuto degli islamici attratti dal fondamentalismo nella nostra comunità, ma il mio dovere come imam è quello di dialogare e confrontarmi con tutta la realtà nostra. In una maniera o nell’altra abbiamo fatto il nostro dovere, così come la magistratura fa il suo dovere. Dobbiamo essere tutti in sintonia e lavorare insieme”.

E sul dovere di segnalare le minacce alla magistratura, Elzir risponde netto: “La collaborazione finora si è vista, dato che per fortuna non abbiamo avuto attentati“. La magistratura sostiene il contrario, ossia che non c’è mai stata collaborazione diretta delle associazioni islamiche su questo tema, ma il presidente dell’UCOII evidentemente ha altri dati.

A Milano si prenderà “una netta presa di posizione” e si farà “una riflessione profonda” dei tragici fatti di Parigi, spiega Davide Piccardo. “Questa spirale di guerra, violenza e distruzione che tiene in ostaggio il nostro mondo, vicino e lontano è quanto di più distante ci sia dal messaggio che attraverso le religioni giunge all’umanità ed è per questo che oggi è d’obbligo dire che mai e poi mai si può uccidere e prevaricare in nome di Dio”, aggiunge. “Oggi più che mai – prosegue – è necessario affermare che non si può uccidere e prevaricare in nome di Dio e non si può fare in nome della libertà, della democrazia e non lo si può fare nel nome del profitto, vero idolo di questi tempi”.

Per il coordinatore del Caim, il sangue versato a Parigi “è il nostro sangue, sono morti nostri fratelli e nostre sorelle, come lo sono coloro che ogni giorno muoiono in Iraq e in Siria uccisi dall’Isis, dal regime di Assad e dai bombardamenti aerei, come sono nostri fratelli e sorelle i morti di Gerusalemme e i passeggeri russi, i civili della Turchia, quelli di Beirut e di Tunisi. Questa violenza non ci appartiene, non potrà mai essere la nostra via, mai, nemmeno quando si nasconde dietro la rivendicazione di giustizia e democrazia, nemmeno quando si maschera da risposta a un’altra barbarie”.

“Noi saremo in piazza – spiega Piccardo – per dire no al terrorismo, per dire no alle guerre e per dire no all’islamofobia degli sciacalli che per pochi voti vogliono alimentare paure, divisioni e discriminazioni odiose additando l’Islam e i musulmani come nemici. Per questo – aggiunge – è venuta l’ora di riconoscere i musulmani italiani come cittadini a pieno titolo colmando le vergognose lacune nell’ambito di un diritto così fondamentale come quello di culto. Abbiamo bisogno di moschee riconosciute e dignitose, abbiamo bisogno di essere sostenuti nel lavoro quotidiano contro l’estremismo”.

Quel che non dice Piccardo nell’occasione è che poche voci isolate si sono sentite dai musulmani italiani di fronte alle atrocità inumane commesse in nome di Allah su cristiani, yazidi, sciiti e altre minoranze etniche e religiose, né contro la cristianobofia dilagante in molti Paesi islamici, per non parlare della libertà di culto dei cristiani, che in molti Paesi musulmani rischiano la vita perfino se pregano nelle loro case.

Sarebbe pertanto utile che i musulmani d’Italia manifestassero contro tutte le ‘fobie’, non contro quella che a loro interessa e di cui – francamente – non troviamo traccia che in alcuni isolati imbecilli, non certo nelle parole di esponenti politici responsabili (e Salvini è tra loro).

Alla manifestazione di Roma ha aderito anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, che non potrà presenziare perché impegnato a Sant’Anna di Stazzema per il premio Giustolisi. Grasso ha scritto una lettera ad Abdellah Redouane, segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, in cui ‘benedice’ l’iniziativa e dice di essere “idealmente con voi”. Alla fine della lettera, rende noto l’Huffington Post, Grasso a scritto a penna la parola ‘salam’, pace in arabo.

(Photo Credit: Sean Dempsey/PA) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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