Tra Washington e Teheran riparte il dialogo. Obama telefona a Rouhani, questione nucleare risolvibile

Con un gesto senza precedenti, ma semplice nella sua essenza, il presidente americano alza il telefono per chiamare l’omologo iraniano. “Pronto Hassan, sono Barak. Abbiamo qualche problema da risolvere”. “Buongiorno Barak, parliamone

20130928-obama-calls-rouhani-nuclear-issue-660x410

Barak Obama e Hassan Rouhani hanno divelto un ultra trentennale congelamento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran, parlando al telefono per la prima volta dal 1979. Il presidente statunitense ha rivelato venerdì pomeriggio, in Italia sera inoltrata, di aver chiamato l’omologo iraniano. Obama ha affermato di credere che i due Paesi possano raggiungere una “soluzione complessiva” per i problemi sollevati dal programma nucleare dell’Iran. Dal presidente americano anche la conferma che Rouhani ha dato mandato ai diplomatici del proprio Paese di perseguire un accordo.

«Credo ci siano le basi per una soluzione» ha detto Obama. La telefonata sembra sia servita anche a demolire la cautela sui contatti con Rouhani di alcuni membri del Congresso e di ampi settori della leadership israeliana, che ritengono il processo troppo veloce per essere serio.

Eric Cantor, leader della maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, ha espresso scetticismo sul fatto che Obama possa riuscire a mostrare Rouhani come “un nuovo corso” della politica iraniana. In una dichiarazione, Cantor ha affermato che «il Leader Supremo, l’Ayatollah Khamenei, rimane il vero governante a Teheran» e che «ci prendiamo in giro quando vogliamo credere diversamente».

Le ritrosie e le cautele americane e israeliane sono fondate, soprattutto quelle che rilevano la vera gerarchia del potere in Iran, dove Khamenei rimane in effetti il vero capo di Stato della Repubblica islamica iraniana. Tuttavia, i passi condotti dall’Iran negli ultimi mesi – inclusi quelli nel teatro bellico siriano – dovrebbero giustificare una concessione di fiducia a Rouhani, che ha l’arduo compito di demolire la tradizionale considerazione del regime teocratico iraniano nel mondo con fatti precisi e univoci.

Senza risolvere il ruolo di potenza regionale all’Iran in Medio Oriente, non sarà possibile affrontare e risolvere tutti gli altri, compresa la minacciosa presenza di minoranze sciite nelle petromonarchie del Golfo. Tutto passa da Rouhani e il tempo ci dirà se il neo presidente iraniano è un bluff della Storia o un rivoluzionario risolutore di controversie. L’autunno nell’emisfero nord del mondo potrebbe essere riscaldato da una “Primavera” iraniana impressa dall’alto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shares
Shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: