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Chi è “Femen”, il gruppo di attiviste che protesta a seno nudo

Cronaca | Il corpo come strumento di comunicazione

Il movimento di protesta ucraino ha contestato, tra gli altri, Berlusconi durante il voto alle politiche 2013

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Le abbiamo viste urlare e dimenarsi sotto la neve e il freddo gelido del capoluogo lombardo, pochi giorni fa, al grido di «Basta Silvio Berlusconi!», proprio mentre il Cavaliere si accingeva ad entrare nel proprio seggio di appartenenza per votare. Tre giovani ragazze si sono presentate in via Scutari a Milano e hanno urlato la propria indignazione a “il leader più sessista che ci sia”, come ha affermato la portavoce delle attiviste, Inna Shevchenko. Le ragazze, a seno nudo e con la scritta “Basta Silvio” sulla pancia e sulla schiena, sono state fermate dalla polizia, prima che Berlusconi potesse vederle, e portate in Questura per essere identificate.

Questa però non è l’unica manifestazione di protesta che Femen ha organizzato in Italia. Poco più di un mese fa, le attiviste ucraine erano in Piazza S. Pietro quando si sono spogliate durante l’Angelus dell’ancora Papa Benedetto XVI, per opporsi ai cattolici francesi che non intendono appoggiare il progetto di legge di Hollande sui matrimoni gay e le adozioni da parte delle coppie omosessuali. In quel caso, fioccarono ombrellate decise da parte di un’anziana signora infastidita, che colpì una di loro con veemenza, sostenendo che fosse il diavolo in persona.

Il gruppo di Femen è formato da giovani donne tra i 18 e i 25 anni ed è stato fondato a Kiev nel 2008 da Anna Hutsol, una studentessa ucraina 29enne, postasi l’obiettivo di scuotere le donne ucraine, rendendole socialmente attive, e di restituire l’immagine di Paese democratico a un Paese noto soprattutto per il turismo sessuale. «Ho fondato Femen perché mi sono resa conto che mancavano le attiviste donne nella nostra società» – ha dichiarato la Hustol – «l’Ucraina ha una società che ruota intorno agli uomini e in cui le donne ricoprono un ruolo profondamente passivo».

Il movimento di protesta è diventato famoso perché le ragazze – che si definiscono le nuove femministe – organizzano le loro manifestazioni in luoghi pubblici, spesso luoghi chiave (come fu per il Vaticano), spogliandosi e mostrando il seno coperto solo dalle scritte di vernice che recitano i loro “slogan”. Turismo sessuale, sessismo, prostituzione, discriminazioni sociali e sessuali sono alcuni dei temi che stanno a cuore al movimento, per il quale la nudità non deve essere intesa come mera esibizione, quanto piuttosto strumento e arma di lotta.

Sono 300 le studentesse attive a Kiev, ma le ragazze che si spogliano durante le proteste sono una ventina. Inizialmente le manifestazioni si sono svolte a Kiev, per poi arrivare in altre città ucraine, ma è negli ultimi mesi che Femen ha invaso prima l’Europa protestando a Milano contro il mondo della moda, a Vienna per i diritti delle donne, a Istanbul contro le violenze sulle donne, a Parigi contro la situazione delle donne nell’Islam, e poi negi USA, a New York in occasione di Occupy Wall Street.

Il corpo nudo non serve solo per attrarre l’attenzione dei media e degli uomini, ma anche per ribadire che non si hanno altre armi di lotta e che la protesta è un modo per riappropriarsi del proprio corpo. «È mai possibile che al giorno d’oggi, un seno non coperto, mostrato nella pubblicità di un profumo, non susciti scandalo, mentre portato nell’arena politica faccia stracciare le vesti?», si interroga una di loro. Il successo del movimento di protesta è via via aumentato, al punto tale che oggi Femen riceve finanziamenti da privati e sembra che, nel 2010, il gruppo stesse addirittura considerando l’idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari.

In Italia, un gruppo di ragazze ha creato una federazione online affiliata al movimento femminista ucraino, sostenendo di voler dare la massima solidarietà a Femen nella lotta contro la violenza sulle donne, ma le prime difficoltà sono nate proprio su Facebook, che ha oscurato la loro pagina (già con ben 5.000 like), a causa contenuti forti che sembrano non rispettare la policy del social network.

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@charlotte_braun

 

Claudia Fiume

Laureata in comunicazione con una tesi sul rapporto tra il reale e l'immaginario nel cinema, ho collaborato per alcune testate online come web content editor. Collezionista di immagini sul desktop e di ricettari disordinati su cui annotare imprese culinarie più o meno riuscite. Quando non faccio niente di tutto questo, twitto in modo compulsivo di tv, attualità e social media. Su THE HORSEMOON POST scrivo di tutto questo, ma anche di cinema e lifestyle.