Dopo il voto siciliano per il Movimento Cinque Stelle è buio pesto

Duro colpo per Beppe Grillo in Sicilia. Solo a Ragusa il Movimento Cinque Stelle ottiene un risultato discreto. Per il resto è un flop che può causare danni irreparabili.

Beppe Grillo

Appena otto mesi fa, dopo aver conquistato di fatto la Sicilia mettendo in crisi la vecchia “partitocrazia”, sembrava che il Movimento Cinque Stelle potesse diventare da lì a poco il primo partito italiano. Una sensazione confermata, poi, dai risultati delle politiche di fine febbraio.

Ma, come diceva uno che di consenso se ne intendeva, “fare le Rivoluzioni è facile, il difficile è governare“. E Beppe Grillo & Co., inebriati dal successo e dalla voglia di conquistare il potere da soli, hanno commesso un errore che non è stato perdonato dalla maggioranza del proprio elettorato: il mancato accordo con Pierluigi Bersani per governare insieme l’Italia.

In virtù del principio del “non venire a patti con il nemico“, infatti, i grillini hanno perso un’occasione d’oro: provare a realizzare quanto promesso durante la campagna elettorale, passando dalle parole ai fatti. Una scelta non compresa e, di conseguenza, punita da coloro che hanno seguito in massa il M5S, riempiendo le piazze di ogni città italiana, come sapevano fare solo la DC e il PCI dei tempi d’oro.

Quanto successo in Sicilia, durante il primo  turno delle amministrative nel week-end appena concluso, rischia di chiudere anzitempo il cerchio di un progetto politico, costruito sulla voragine creata dai politici troppo propensi a guardarsi allo specchio che alle loro spalle, ma che non ha saputo dare – almeno fino a questo momento – concretezza alla disillusione e alla rassegnazione di chi vive tra Vipiteno e Lampedusa.

Perché il M5S ha subito una durissima sconfitta. Un flop, come si dice in gergo giornalistico. L’unico a salvarsi dal crollo dei consensi è stato Federico Piccitto, candidato alla poltrona di sindaco a Ragusa, che sfiderà fra due settimane Giovanni Cosentini, sostenuto dal Partito Democratico, il quale però ha un vantaggio di oltre 4.000 voti.

Per il resto, buio pesto: a Catania i grillini hanno raccolto appena il 3,36 per cento, mentre a febbraio avevano piazzato uno straordinario 31,9. A Siracusa si è passati dal 35,3 percento al 6,67, a Messina dal 27,7 per cento al 2,83.

Oltre alla “punizione” per non essersi alleato con Pierluigi Bersani, il Movimento Cinque Stelle paga anche lo stesso scotto del Popolo delle Libertà: l’incapacità di essere una forza radicata sul territorio, perché troppo legata alla “persona” di Beppe Grillo, capace di trainare su di sé un vasto consenso a livello nazionale ma inadeguato a fare altrettanto quando c’è da scegliere sindaci e consiglieri comunali.

Insomma, i grillini devono subito fare i conti con se stessi, perché in politica non si vince a colpi di “mi piace” su Facebook o dal numero di commenti ad un “post“. Occorre strutturazione, strategia e soprattutto consolidamento del consenso a livello territoriale.

Altrimenti, l’esperienza del M5S rischia di sparire con la stessa velocità e veemenza con cui emersa.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.

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