La “Marcia su Roma” 3.0. Scene già viste di attacco alle istituzioni, cercando una linea wi-fi…

L’udienza di Beppe Grillo e del M5S dal capo dello Stato una versione moderna dell squadrismo rivoluzionario di un maestro elementare, socialista rivoluzionario, nazionalista e tragica maschera dell’Italia nel XX Secolo

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In tempi di cronaca che si atteggia a storia, ieri è andata in onda in diretta televisiva la “Marcia su Roma 3.0” promossa dal Movimento 5 Stelle e dal suo leader (pardon: portavoce) Beppe Grillo.

Chi ricordasse la “marcia su Roma” originale – quella del 28 Ottobre 1922 (quasi novantuno anni, sembra ieri) – per averla studiata bene a scuola, da insegnanti indipendenti e non schierati politicamente, saprà che quella proposta dal Partito Nazionale Fascista era una manifestazione volta ad abbattere lo Stato liberale, in piena crisi di legittimità, anche per la diffusa corruzione. La crisi italiana post bellica non fu però solo crisi politico-morale, fu crisi di un Paese unitario giovane, la cui recente industrializzazione non significò piena transizione all’età contemporanea: larghe fasce sociali del Paese vivevano ancora nel feudalesimo sociale e dei diritti (e dei doveri).

Il movimento fascista si proponeva di abbattere a parole tutto questo, per creare l’homo novus e unificare una nazione che unita non era, quietando a destra i produttori e a sinistra i molti che saltarono sul carro nazionalista per ottenere una prebenda, un laticlavio, un ruolo. L’elenco sarebbe lungo, non rientra nelle finalità di questo intervento.  

Abbattere la democrazia liberale fu solo un motto strumentale, visto che non c’era democrazia piena, men che meno liberale. Si voleva abbattere un regime per erigerne un altro. Tout court.

Beppe Grillo ha da poco scoperto il sacro fuoco della politica e le nefandezze della partitocrazia, ma fino a qualche tempo fa non disdegnava di tenere i suoi seguitissimi spettacoli pagati dagli assessorati al turismo e spettacolo delle città (esempio: Gela, provincia di Caltanissetta, Sicilistan). Una folgorazione in itinere.

La denuncia della corruzione, della partitocrazia, degli abusi della politica e dell’inefficienza della cosiddetta democrazia italiana nata nel 1948 è ovviamente fondata. Il debito pubblico ne è una vergognosa testimonianza.

Una scossa a questo stato di cose era necessario, il Movimento 5 Stelle interpreta sentimenti diffusi nella media borghesia italiana, quella distrutta dalla politica inetta e dall’incapacità di amministrare e guidare il Paese.

Ma la spinta rivoluzionaria del M5S – rivolta sia alla finta destra di Berlusconi che alla finta sinistra di Bersani – è tesa davvero a ridare all’Italia il ruolo che aveva nel recente passato? O forse è solo un modo per aver presa sui cittadini schifati dalla classe dirigente (eletta dai cittadini, peraltro), quei cittadini in crisi da perdita di ruolo, desiderosi di riconquistare una posizione nel Paese? Questo moto “rivoluzionario” è solo un espediente per conquistare il potere, tout court?

Ci sono somiglianze nette tra il movimento capeggiato dal giornalista Benito Mussolini e quello guidato dall’uomo di spettacolo Beppe Grillo. La violenza verso gli avversari, fisica nei fascisti, verbale ed evocativa nei grillini. Gli scenari apocalittici presentati da Mussolini al Re Vittorio Emanuele III e quelli altrettanto drammatici prospettati da Grillo al presidente Napolitano. Le comuni richieste di “azzeramento” della classe dirigente. Gli strali verso un parlamento delegittimato dall’incompetenza e dall’immobilismo, allora come oggi. Una profonda crisi economica nel Paese, che fa tremare i polsi, oggi come allora.

Anche il comune tratto comune iniziale sulla politica estera meraviglia. Fumosa quella dei fascisti all’inizio, ammiccante al mondo anglosassone dove Mussolini fu considerato “uomo d’ordine” (mai valutazione fu tanto infondata, tragicamente infondata); assente (volutamente?) dal dibattito politico nel M5S, in un periodo drammatico della Storia dell’Umanità, sotto la minaccia di una proliferazione di armi di distruzione di massa. Un tratto riconoscibile è l’antiamericanismo e l’anticapitalismo di maniera: nessuno deve restare indietro. Tipico dei movimenti populistici.

Naturalmente, anche il M5S propone strumenti interessanti nel medio termine (come il reddito di cittadinanza), soprattutto se servono a superare la buriana economica internazionale e a rilanciare i consumi nel Paese. Che tali proposte vengano avversate dai sindacati è uno dei misteri irrisolti del Paese (in realtà è chiaro che i sindacati sono parte dei problemi italiani, non delle soluzioni).

Non avete capito chi avete di fronte” ha più volte ripetuto Grillo ieri durante la conferenza stampa seguita all’incontro con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non vorremmo che queste parole fossero una profezia che si autogenera.

L’Italia ha bisogno di serietà e responsabilità. Da ogni parte – politica, sindacati, magistratura, burocrazia, movimenti pseudorivoluzionari – in questo momento si gioca invece al “tanto peggio, tanto meglio”. Un’irresponsabilità collettiva che ci fa meritare una riflessione in diretta TV delle giornalista americana Erin Burnett, conduttrice della trasmissione OutFront alla CNN: “non c’è da stupirsi del downgrade dell’Italia da parte di Standard & Poors, un Paese sempre in sciopero”.

Una volta eventi del genere ci avrebbero fatto arrossire, oggi non più. Resta in alcuni la vergogna. Povera Italia…

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@johnhorsemoon

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