Caso Shalabayeva, Emma Bonino: «Ho agito rispettando le istituzioni»

Il ministro degli Esteri al Senato sulla vicenda: «Riferisco con serenità di vita spesa per diritti umani». Intanto da Astana precisano: «Nessun problema a rimandarla in Italia, ma vogliamo garanzie». Dall’Interpol confermano: «Il passaporto era contraffatto»

20130724-bonino_senato_400x253Roma – «Offro il contributo sulle azioni da me assunte con la serenità di chi ha speso una vita in difesa dei diritti umani» ha affermato il ministro degli Esteri Emma Bonino, nella sua audizione dinanzi alle commissioni Diritti umani e Affari esteri del Senato, riunite in sessione congiunta ad hoc sul caso Shalabayeva.

La titolare della Farnesina ha svelato di aver saputo della vicenda la sera del 31 maggio, a operazione conclusa, grazie alla telefonata di un funzionario di cui non ha rivelato il nome. Alla fine dell’audizione – anche dietro sollecitazione prudente del senatore Romani (PDL) su un’eventuale necessità di mantenere riservatezza, la Bonino ha detto: «non sta a me rivelare le fonti, ma nel caso l’autore è autorizzato a palesarsi». Emma Bonino ha ricostruito le fasi di questa vicenda che coinvolge la vita di una bambina di sei anni – il dato prevalente su tutti gli altri – e di cui ha avuto conferma i 1° giugno tramite email (da fonte che ha invitato a rendersi manifesta in pubblico), parlandone con Alfano il 2 giugno, mentre con il presidente del Consiglio Letta il ministro degli Esteri ne ha parlato solo il 3.

Tuttavia, la Bonino ha posto l’accento sugli aspetti umanitari, ammettendo la sofferenza di questi giorni, per la propria onorabilità messa in discussione, con profonda amarezza. «È l’unico patrimonio che ho» ha affermato con ironia la ministra degli Esteri, che ha rivendicato di aver «fin dal primo momento promosso e sollecitato il massimo chiarimento» sul caso kazako, agendo «nel rispetto delle istituzioni a cui sono tenuta da ministro, con determinazione e nel rispetto delle regole».

Il futuro dell’ambasciatore kazako in Italia Yelemessov dipenderà dalla collaborazione che Astana fornirà per la tutela dei diritti e della libertà di movimento di Alma Shalabayeva e di sua figlia. L’Italia valuterà «in quest’ottica e tempestivamente e misure più opportune da adottare nei confronti dell’ambasciatore Yelemessov» ha detto Bonino, che nel suo intervento ha definito il comportamento del diplomatico «intrusivo» e «inaccettabile».

«La tutela delle due cittadine kazake» e la «piena libertà di movimento per Alma Shalabayeva e sua figlia» sono per Emma Bonino «un obbligo morale, ancor prima che politico».

Dal Kazakhstan è giunto il segnale che non c’è alcun problema a rimandare in Italia Alma Shalabayeva e la figlia, se dall’Italia arriverà una serie di «garanzie collaterali». Lo ha confermato il governo di Astana, attraverso il vicepremier Yerbol Orynbayev, in una conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio di cooperazione Ue-Kazakhstan.

«Se l’Italia è pronta a rispondere e a dare questo tipo di garanzie, perché ci sono alcuni reati sui quali si indaga, non c’è alcun problema», ha assicurato. Il vicepremier ha poi riferito che della questione «si è discusso nel pranzo con le controparti europee», in particolare sono stati «presentati i dettagli» relativi al fatto che la Shalabayeva «ha presentato un passaporto falso, cosa che è un reato anche in Italia e se torna rischia quattro anni di prigione». Per cui, ha sottolineato, «alla luce di queste circostanze, la possibilità di tornare è fortemente in dubbio».

La contraffazione del documento è stata confermata dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, secondo cui «L’ufficio Interpol del Centroafrica, nell’ambito delle attività investigative svolte dalla Questura di Roma, ha riferito che il passaporto esibito dalla signora Alma Shalabayeva, emesso dalla Repubblica Centroafricana, risulta falsificato» recita una nota. «Nei due passaporti intestati alla signora Alma, infatti, uno rilasciato dal Kazakistan e l’altro dalla Repubblica Centrofricana (quindi due Paesi di origine diversa) risultano due luoghi di nascita differenti e in più quello indicato nel passaporto della Repubblica Centroafricana, risulta addirittura inesistente». Il caso si ingarbuglia ancora di più, perché se il passaporto non è regolare, la Shalabayeva non avrebbe potuto lasciare l’Italia senza colpo ferire.

Complicazione che sembra autoalimentarsi, anche grazie alla segnalazione del segretario generale dell’Interpol, Ronald Noble, il quale ha comunicato al capo della polizia, Alessandro Panza, e al direttore della Criminalpol, Francesco Cirillo, di non aver ricevuto «alcuna comunicazione ufficiale dal Regno Unito, né da nessun altro Paese, circa il riconoscimento dello status di richiedente asilo/rifugiato accordato al signor Ablyazov».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: