Medio Oriente, dall’accordo Sykes-Picot a oggi. Cent’anni dopo… è rimasto tutto come prima?

Antichi accordi su sfere d’influenza e d’interesse. Concerto delle Grandi Potenze e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Accaparramento delle risorse energetiche mondiali, storie già viste e mai davvero risolte. Con l’aggravante dell’espansionismo di Al Qaeda, forse per conto terzi

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Può sembrare strano porsi questa domanda. Conoscere qualche pillola di storia in sintesi, aiuta a comprendere anche le situazioni attuali.

Nel novembre 1915, mentre era ancora in corso la Prima Guerra Mondiale, due gentiluomini – Sir Mark Sykes (inglese) e George Picot (francese) – si incontrarono con l’obiettivo di tessere la tela di un accordo fra Francia e Gran Bretagna, per la futura sistemazione di territori che facevano ancora parte dell’Impero Ottomano, zone che appartengono ora alla Giordania, all’Iraq e alla Turchia. Il 16 maggio 1916, le due Potenze firmavano tale accordo, che concerneva le rispettive sfere d’influenza o d’interesse su quei territori del Medio Oriente (per loro: per noi Vicino, vicinissimo…).

Finita la guerra, per regolare l’occupazione anglo-francese nel Levante (non solo questa, ma la loro pragmatica  influenza sui territori), tra le due potenze europee venne firmato a Londra il 15 settembre 1919 un primo accordo, in base al quale fu decisa la divisione della Siria in tre zone: una Zona Est (cioè la Siria interna con le città di Damasco, Homs, Hama e Aleppo), sotto amministrazione araba; una Zona Ovest (tutto il litorale siriano da San Giovanni d’Acri a Iskenderun); e una Zona Nord (la Cilicia) sotto occupazione militare francese. Una quarta zona della regione si trovava a sud della Siria, ma divisa in due: nel Mediterraneo, la Palestina; nel Golfo Persico gli emirati che erano sotto mandato britannico dalla fine del XVIII Secolo, ma che avevano goduto di uno status particolare nell’Impero Ottomano, come il Kuwai. Questa divisione corrispondeva perfettamente alla spartizione in zone d’influenza e d’interesse tra le due potenze sui territori considerati ‘non turchi’, cioè arabi, ancora sotto il Sultano di Costantinopoli, concordata proprio con gli accordi Sykes-Picot del 1915.

20130904-sykes-picot-1916-309x400Dal 1920 al 1946, quando ottenne l’indipendenza, la Siria fu sotto Mandato francese, una forma coloniale politico-amministrativa, prevista dalla Società delle Nazioni, per territori non pienamente sovrani. L’Iraq, che ricadeva sotto la sfera d’influenza britannica, divenne indipendente formalmente nel 1932, dopo essere stato sotto Mandato inglese dal 1920. In realtà l’Iraq è uno stato inventato dagli inglesi, che si compone di tre distinte parti, con caratteristiche diverse e che il Regno Unito tenne in pugno per lungo tempo. Dopo la Seconda Guerra mondiale riuscì ad ottenere la sua piena sovranità e ci fu una serie di colpi di stato e cambi di governo, come in tutta quella strategica area negli Anni ’50.

Sono trascorsi quindi quasi cento anni da quando Francia e Gran Bretagna (a cui si sono aggiunti, dopo  il 1945, gli Stati Uniti, potenza che ha affiancato o sostituito la presenza britannica nell’area) hanno i loro interessi politici e strategici nel Levante. Il petrolio è ovviamente uno di questi interessi, insieme al gas naturale (di cui si scoprono sempre più giacimenti sulle coste mediterranee, come in Libano ad esempio). A questo si sono aggiunte ulteriori motivazioni degli ultimi decenni, come l’arrivo al potere in Iran degli sciiti, che per la prima volta nella storia guidano uno stato nella tormentata area.

Al Qaeda ha indubbiamente aperto un altro fronte, costituendo il nuovo elemento dirompente nel panorama regionale islamico, anche se si potrebbe discutere a lungo sul carattere di “novità” del fenomeno. Il movimento fondato da Osama bin Laden ha dato forza a istanze integraliste in passato rappresentate principalmente dai Fratelli Musulmani. Un fronte ampio, complesso, una galassia in realtà di correnti e movimenti sempre sotto lo stesso segno: Islam e sharìa (la Legge islamica che regola la vita dei musulmani), una tendenza che attraversa tutto il Vicino e il Medio Oriente, anche se parte delle popolazioni coinvolte non vedono con favore questo ritorno a quello che si chiama comunemente ‘Medio Evo’ arabo.

Questa rivoluzione – in senso astronomico di “ritorno alle fonti” – tralascia le esperienze storiche vissute in alcuni periodi passati, quando il mondo islamico fu eccelso produttore di arte, letteratura, architettura. Certamente secoli sono passati e nel frattempo e il mondo si è evoluto fino ad arrivare ai nostri giorni ad una globalizzazione che accentua le differenze di storia e tradizione, quando non tenta di abbatterle, ignorando tradizioni culturali e sociali consolidate.

Insomma, guardando con occhio critico e disincantato, la storia è sempre quella e al posto del ‘Concerto delle Grandi Potenze’ (cioè gli accordi di spartizione del potere mondiale sugli altri stati) che regolava la vita del mondo fino alla fine della Prima Guerra mondiale e fra le due Guerre, ora quel ‘Concerto’ viene realizzato in senso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha per statuto lo scopo del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, dove le Potenze che siedono in modo permanente sono quelle di prima (Francia, Gran Bretagna, Russia) insieme agli Stati Uniti e la Cina: ognuna di esse può mettere un veto che pesa molto sulle decisioni generali, come si paventa accada in per la questione siriana in ordine all’autorizzazione di interventi che nel passato hanno avuto esiti forse non proprio positivi, per non dire in modo esplicito che furono intempestivi e non calcolarono le conseguenze, viste le destabilizzazioni create contrarie all’esplosione della pace…

In questi giorni stiamo assistendo a quello che molti giudicano alternativamente come una debolezza di Obama o la sua forza ‘democratica’; al risorgere come seconda potenza del mondo della Russia di “Zar Putin”; a un ‘successo’ della Siria; a una sconfitta delle forze salafite e qaediste. È l’ennesimo capitolo di una storia di potere e d’influenza che caratterizza l’epoca moderna e contemporanea; l’indubbia riapertura di problemi territoriali che si riteneva, in modo erroneo, risolti dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. I nodi prima o poi arrivano sempre al pettine. Saranno sciolti o si riformeranno? Ai posteri…l’ardua sentenza, come sempre. È sicuro però che ancora molto sangue innocente purtroppo sarà versato: si chiamano oggi ‘danni collaterali’ nel linguaggio contemporaneo sempre più disgustoso alla gente normale, carne da macello di chi governa (bene o male).

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Maria Gabriella Pasqualini

Maria Gabriella Pasqualini si è laureata cum laude alla Sapienza in Scienze Politiche, Già distaccata presso il servizio diplomatico, poi docente universitario, è autore di numerosi volumi di storia militare e di saggi storici. Esperta di Medio e Vicino Oriente, collabora con numerose riviste scientifiche. A THE HORSEMOON POST è Vicedirettore e Responsabile Esteri e Difesa.

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