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Fisco, la Tasi slitta a settembre per i comuni in ritardo. Nel 37,5% dei casi è più cara dell’Imu

Il 16 giugno pagheranno solo i residenti nei comuni in cui l’aliquota è già stata adottata. Allarme della Uil: si rischia di avere oltre 75mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta

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Lo slittamento della Tasi ci sarà solo per i comuni che non adottano la delibera per scegliere l’aliquota entro il 23 maggio. Lo ha deciso il ministero dell’Economia dopo l’incontro con l’Anci del 19 maggio. Dunque il 16 giugno pagheranno solo chi risiede nei comuni in cui l’aliquota è adottata entro quel termine, finora circa il 10 per cento del totale dei comuni italiani.

Ad avanzare l’ipotesi del doppio regime, ossia far riscuotere l’imposta a giugno a quei Comuni che hanno già deliberato le aliquote, e rinviare la scadenza a settembre per quelli che non l’hanno ancora stabilita, erano stati proprio i comuni. Ad oggi solo meno di 1.000 comuni su oltre 8.000 hanno preparato le delibere inerenti la Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI). La norma per il rinvio potrebbe essere inserita in un decreto, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei ministri, ovvero si potrebbe decidere di varare un provvedimento ad hoc. I tempi, in ogni caso, sono stretti.

Imposta più alta dell’Imu – Secondo uno studio della Uil, solo 832 comuni hanno deliberato le aliquote, mentre 514 le hanno pubblicate sul sito del ministero dell’Economia. Il quadro che emerge è quello di “un ginepraio di aliquote e detrazioni diverse”: alla fine, infatti, stima il sindacato, si avranno sicuramente 8.092 applicazioni diverse della Tasi, ma si rischia di avere oltre 75mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta.

Oltre che aliquote differenziate tra prime case e altri immobili, si deve calcolare anche la variante delle detrazioni, avverte la Uil che calcola come l’impatto medio dell’imposta si aggirerà sui 240 euro con punte di 468 euro a Torino, 439 a Genova, 430 euro a Milano e 410 euro a Roma.

A Bologna, per fare un esempio, ci sono ben 23 detrazioni diverse, in base alla rendita catastale dell’immobile, decrescenti con il crescere della rendita: si parte da 175 euro per gli immobili con rendita catastale fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 euro per una casa con rendita catastale di 1.637 euro. Non solo. Con la Tasi, la Tari e le addizionali comunali si rischia, secondo il sindacato, di neutralizzare il bonus Irpef, o peggio, come nel caso dei pensionati esclusi dal bonus fiscale, “il rischio è di peggiorare ulteriormente la situazione economica, aumentando il carico fiscale complessivo”.

Un dato che dà ragione a Berlusconi e a Salvini, che per Forza Italia e Lega Nord hanno sottolineato l’illusione del bonus fiscale degli 80 euro “elargiti” dal Governo. Dalle prime proiezioni emerge infatti che su 32 città capoluogo aventi già deliberato la Tasi, nel 37,5 per cento l’imposta è più alta dell’Imu pagata nel 2012.

In media si pagherà, stima ancora la Uil, 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu, ma con punte elevate. La Tasi, sottolinea il sindacato, penalizza i Comuni virtuosi con l’Imu, cioè quei Comuni, più di 5.600 dove risiedono oltre 9 milioni di contribuenti, che avevano scelto l’aliquota base del 4 per mille o come Mantova che aveva scelto un’aliquota minore rispetto a quella base (3 per mille).

(Adnkronos)