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Iraq, il governo iracheno chiede ufficialmente l’aiuto USA: “Intervenite con raid aerei contro ISIL”

Iran conferma accordo con gli Stati Uniti sul terreno iracheno, ma pone condizione: “Collaboreremo con Usa se c’è intesa sul nucleare”. Gli estremisti sunniti conquistano la più grande raffineria del Paese, a Baiji. Vicino Kirkuk sequestrate 60 persone, tra cui 15 turchi. Obama incontra i leader del Congresso per discutere eventuali azioni militari

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Il governo iracheno dello sciita Nuri al-Maliki ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti di “effettuare raid aerei contro i miliziani” dell’ISIL, l’Islamic State of Iraq and Levant che da settimane ha lanciato un’offensiva sul Paese con l’intento di unire Siria e Iraq in un unico Califfato Islamico. La richiesta di intervento è stata confermata dal ministro iracheno degli Esteri, Hoshyar Zebari, durante una conferenza stampa a Gedda, a margine del vertice dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. Tutto “è possibile ora“, anche “la richiesta di un intervento iraniano per risolvere la crisi“, ha aggiunto Zebari. “La maggior parte dei terroristi attivi oggi in Iraq – ha sottolineato il ministro – sono arrivati dalla Siria“.

L’Iran è pronto a collaborare con Obama sulla crisi irachena, ma pone come condizione il buon esito dei colloqui in corso con il Gruppo 5+1 sul programma nucleare iraniano. È quanto ha confermato Mohammad Nahavandian, capo di gabinetto del presidente iraniano Hassan Rouhani. Incontrando i giornalisti a Oslo, Nahavandian ha definito i negoziati sul nucleare come un “test per la costruzione delle fiducia” tra Washington e Teheran. Ma finora da gli iraniani sostengono che da parte degli Stati Uniti non hanno “visto alcuna loro azione seria contro questa ondata di terrorismo in Iraq“, ha .

Intanto continua l’avanzata degli estremisti sunniti nel nord dell’Iraq. I jihadisti hanno conquistato la più grande raffineria di petrolio del Paese, quella di Baiji, che si trova a circa 200 chilometri a nord di Baghdad. Attaccata all’alba dai miliziani dell’ISIL con armi automatiche e mortai all’indomani della decisione delle autorità irachene che ne avevano disposto la chiusura. Uno dei mortai ha colpito un deposito di carburante, provocando un vasto incendio. Testimoni hanno riferito di una colonna di fumo che si è alzata dall’impianto.

L’avanzata degli estremisti sunniti non ha comunque rallentato le esportazioni di petrolio dall’Iraq. Secondo quanto emerge da un rapporto preliminare diffuso dall’agenzia Bloomberg, si registra invece un aumento dell’export dell’oro nero motivato dal fatto che i giacimenti più importanti del paese si trovano nelle zone meridionali, finora nemmeno sfiorate dal conflitto, e nella regione semi-autonoma del Kurdistan, sotto il controllo dei peshmerga.

SEQUESTRO DI MASSA – I jihadisti hanno preso in ostaggio sessanta operai, tra cui 15 turchi e cittadini originari del Pakistan, Bangladesh, Nepal e Turkmenistan. Stavano tutti costruendo un ospedale nei pressi di Tor, località situata tra Salahuddin e Kirkuk. La notizia è stata riferita da uno dei lavoratori che è riuscito a fuggire, citato dall’agenzia d’informazione Dogan, secondo cui il gruppo di operai si stava dirigendo verso la città curda di Sulaymaniyya quando è stato preso in ostaggio. La notizia del sequestro, finora, non è stata ancora confermata dal ministero degli Esteri turco. Ieri la Turchia ha evacuato il suo consolato nella città di Bassora, nell’estremo sud dell’Iraq, per motivi di sicurezza.

AL-MALIKI: ‘SHOCK’ ISIL HA RIDATO UNITÀ ALLA NAZIONE” – Lo “shock” causato dall’avanzata dei miliziani ISIL ha riportato unità nazionale nel Paese, ha detto il primo ministro iracheno sciita Nuri al-Maliki, in un’intervista televisiva. “Siamo stati in grado di contenere l’attacco e fermare il peggioramento (della situazione, ndr). Abbiamo iniziato la nostra controffensiva, riguadagnando terreno e colpendo di nuovo. L’Iraq combatterà il terrorismo“, ha detto al-Maliki mentre si lavora a una strategia per la cacciata dei jihadisti. Si susseguono, infatti, gli incontri tra peshmerga curdi, esercito e governo con l’obiettivo di trovare una soluzione politica o militare. A patto che “si riduca al minimo il numero di morti tra civili“, ha spiegato ad Aki-Adnkronos International una fonte del consiglio provinciale di Niniwa, di cui Mosul, nelle mani dei qaedisti, è capoluogo.

Stando alla fonte, che ha preferito mantenere l’anonimato, “i peshmerga hanno proposto di riprendere la zona ovest di Mosul e di spingere i jihadisti verso i quartieri orientali. Poi di costruire dei muri di cemento sui cinque ponti della città per evitare il ritorno dei militanti nei quartieri liberati per poi lasciar intervenire l’esercito“. Il capo della polizia di Mosul, generale Khalid al-Hamdani, ha invece sottolineato che sono necessari “100 carri armati e blindati” per riprendere la città. “Alla fine dell’incontro – svoltosi oggi a Talkhef – tutte le parti non hanno nascosto un certo malumore“, ha precisato la fonte, perché “non si è arrivati a una soluzione a causa degli impedimenti sollevati di volta in volta dal governo o dall’esercito“.

LE PAROLE DI ROUHANI – L’Iran “farà di tutto” per proteggere i luoghi santi dell’Islam sciita in Iraq dalla minaccia jihadista“. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel corso di un discorso da Khoram-Abad, vicino al confine con l’Iraq, trasmesso in diretta televisiva. “A proposito dei luoghi santi degli imam sciiti (di Kerbala, Najaf, Kazimiyah e Samarra in Iraq, ndr), mettiamo in guardia le grandi potenze, i loro lacché, gli assassini e terroristi, che il grande popolo iraniano farà di tutto per proteggerli“, ha detto Rouhani.

OBAMA INCONTRA I LEADER DEL CONGRESSO – Barack Obama ha convocato per oggi alla Casa Bianca i quattro leader del Congresso per discutere con loro le opzioni di un’eventuale azione degli Stati Uniti di fronte alla crisi in Iraq. Dall’incontro di Obama con il leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid, lo Speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, e i leader delle minoranze di Senato e Camera, il repubblicano Mitch McConnell e la democratica Nancy Pelosi, potrebbe arrivare un segnale dell’intenzione di procedere con i raid contro i miliziani sunniti che stanno avanzando verso Baghdad.

Riguardo ad eventuali raid aerei, lo stesso segretario John Kerry due giorni fa ha fatto riferimento ad un possibile uso dei droni, anche se ha precisato che “non sono l’unica risposta, ma possono essere una delle opzioni importanti per cercare di fermare la massa di persone che si stanno muovendo in convogli, camion, terrorizzando le persone“, ha detto Kerry.

(Adnkronos)