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Camorra, sequestrati beni per 100 milioni di euro a imprenditore vicino al clan dei Casalesi

Operazione delle Direzione Investigativa Antimafia di Napoli nei confronti di un imprenditore campano del settore del calcestruzzo

Foto AdnkronosNapoli – La Dia di Napoli ha sequestrato beni per 100 milioni di euro a un imprenditore del settore del calcestruzzo, che risulterebbe affiliato al clan dei Casalesi. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta del Direttore della D.I.A.. Il valore del sequestro ammonterebbe a 100 milioni di euro tra società, beni immobili e autovetture.

Destinatario del provvedimento l’imprenditore Alfonso Letizia, storico imprenditore casertano attivo nel settore del calcestruzzo, ritenuto dagli investigatori il punto di riferimento del clan dei Casalesi, fazione Bidognetti e Iovine, in quanto metteva stabilmente a disposizione della famiglia camorristica i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano.

In particolare l’organizzazione imponeva sui cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle loro aziende (in provincia di Caserta a partire dal 2000).

Il 6 dicembre 2011, Letizia era già stato destinatario di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale partenopeo su richiesta della Dda di Napoli nell’ambito dell’operazione ‘Il principe e la ballerina’, insieme ad altri 56 indagati, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza ed altro, reati tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il clan dei Casalesi.

L’attività investigativa consentì di portare alla luce gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale dal clan dei Casalesi, fazione Schiavone e Bidognetti, attraverso l’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, ostacolando il libero esercizio del voto, procurando vantaggi ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, anche tramite il condizionamento della composizione degli organismi politici rappresentativi locali, evidenziando enormi interessi economici consistenti l’aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all’organizzazione, apertura di centri commerciali, attività edilizie con forniture di calcestruzzo.

(Adnkronos)