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Federica Mogherini Lady PESC: “è fatta!”

Secondo la France Presse, che cita fonti diplomatiche europee anonime, l’attuale ministra degli Esteri sarà la sostituta di Catherine Ashton alla guida della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea e vice-presidente della Commissione Europea

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Bruxelles – La nomina di Federica Mogherini a Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) dell’Unione Europea è ormai un “fatto acquisito”. Lo ha reso noto la France Presse, che cita fonti diplomatiche europee anonime, a pochi giorni dal vertice straordinario che sabato prossimo deciderà i nomi di alcuni importanti posizioni del cosiddetto “esecutivo” europeo.

Federica Mogherini sarà duqnue – secondo queste indiscrezioni – la sostituta della britannica Catherine Ashton, che si è distinta per l’assoluta ininfluenza sui teatri diplomatici delle crisi in tutto il mondo. 

Va ricordato che il 26 luglio scorso una prima riunione straordinaria del Consiglio Europeo non aveva raggiunto un consenso fra i 28 Stati membri, in considerazione dell’opposizione formulata da alcuni Paesi (i tre Paesi baltici e alcuni Stati dell’est europeo), per il nome della ministra Mogherini, ritenuta – nel quadro della crisi ucraina – troppo indulgente verso le posizioni della Russia.

L’altra candidata in lizza sarebbe l’attuale Commissaria per gli Affari Umanitari, la bulgara Kristalina Georgieva, che però troverebbe il muro ostativo dall’accordo consociativo europeo che prevede nel ruolo di vice-presidente della Commissione e di Alto Rappresentante PESC una personalità del Partito Socialista Europeo (PSE): a testimonianza del blocco partitocratico e intergovernativo delle attuali istituzioni europee.

La nomina di Federica Mogherini giocherebbe a sbloccare anche quella del presidente del Consiglio Europeo stabile, carica per la quale i giochi sembra più aperti, malgrado per la carica – e per lo stesso meccanismo consociativo – si cerca una personalità appartenente al fronte conservatore e di un Paese dell’Europa orientale. In corsa perciò sarebbero il premier polacco Donald Tusk e gli ex primi ministri della Lettonia, Valdis Dombrovskis, e dell’Estonia, Andrus Ansip.

Tuttavia sembra che la discussione possa evolversi, per l’ingresso sulla scena dei papabili di rappresentanti dei Paesi nordici e scandinavi, come l’affascinante premier danese Helle Thorning-Schmidt (che gode del consenso tedesco, sebbene socialista), quello irlandese, Enda Kenny, e l’ex capo del governo finlandese, Jyrki Katainen.

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