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Le parole di don De Capitani, il sacerdote che ha preso a male parole la figlia del marò Massimiliano Latorre

Il 2 settembre scorso, don Giorgio De Capitani ha pubblicato un post su Facebook, con cui ha rintuzzato le parole di sdegno espresse da Giulia Latorre, come reazione all’ischemia rilevata sul padre, bloccato in India a causa dei giochetti dei governi Monti, Letta e Renzi. Non contento, ha continuato a scrivere inesattezze il 5 settembre. Infine, in un video su Youtube un editoriale con la sintesi del suo pensiero. Ve le proponiamo con l’intento di documentare le opinioni del “don” e in spirito di democratica diffusione delle notizie. Commenteremo in un altro articolo (QUI)

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Il 31 Agosto scorso, Massimiliano Latorre è stato colpito da ischemia cerebrale lieve, che ha comportato un ricovero in ospedale a New Delhi. La figlia Giulia, il giorno successivo, ha affidato a Facebook la sua vibrante reazione, comprensibile per la vergognosa vicenda che colpisce il padre, fuciliere della Brigata “San Marco”, bloccato in India da oltre tre anni e mezzo per una vicenda su cui la magistratura indiana semplicemente non è competente, come stabilito dal Trattato di Montego Bay (del 10 dicembre 1982), sottoscritto e ratificato da India e Italia (quindi vincolante per entrambi gli Stati) e che stabilisce il diritto internazionale marittimo pattizio.

Il linguaggio utilizzato forse farà arricciare il naso ai “puristi”. Abbiamo però deciso di non censurarlo, così come non abbiamo censurato le parole e il video del presbitero Giorgio De Capitani, che è molto più volgare.

Nel frattempo Massimiliano Latorre è stato dimesso dall’ospedale di New Delhi dove ha ricevuto le cure neurologiche e riabilitative della motricità, tornando nella depandance della residenza diplomatica italiana, dove da mesi alloggia insieme a Salvatore Girone, il collega e commilitone con cui condivide questa vergognosa vicenda.

Oggi di fronte alla Corte Suprema indiana si discuterà il ricorso presentato dalla sua difesa, perché faccia ritorno in Italia. I legali dello “studio Titus”, che difende i due fucilieri, hanno spiegato che le condizioni di Latorre sono migliorate e che le cure ricevute sono state soddisfacenti, ma nel ricorso hanno sottolineato l’esigenza del militare a godere della vicinanza dei familiari, per un recupero integrale del leggero stroke, riducendo i rischi di recidiva come lo stress. Sabato la ministra Federica Mogherini – detta la “Pietra Mennea” della politica internazionale (noi abbiamo coniato tale definizione, non coperta da copyright, ma con il solo vincolo della citazione…) – ha affermato che Latorre “ha bisogno di riposo, di serenità e della sua famiglia“. Insomma, come il 95 per cento della popolazione mondiale.

Dichiarazioni che si commentano da sole: si chiede un trattamento umanitario, per l’incapacità di far rispettare le legittime ragioni dell’Italia. Anzitutto quelle di indagare – ed eventualmente processare – due militari italiani sospettati – sos-pet-ta-ti – di aver commesso un reato in territorio italiano e in una zona (acque internazionali) sottoposta alla giurisdizione nazionale.

1° Settembre 2014: post di Giulia Latorre (corretto dopo le polemiche sollevate sul riferimento a “Italia di merda”, che noi non censuriamo perché se ne sentono e leggono di ben altro e più grave tenore).

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Il 2 Settembre 2014 Giorgio De Capitani si rivolge a Giulia Latorre con un post su Facebook.

A GIULIA LATORRE
Ho letto i tuoi commenti deliranti sulla tua pagina di Facebook, contro l’Italia, gli italiani e così via. Sul momento, volevo scriverti una letteraccia. Poi mi sono detto: a che servirebbe?

Ora con calma ti esprimo qualche mia considerazione, fregandomene delle tue maledizioni o delle tue eventuali denunce.

Anzitutto, penso che tu sappia ciò che ha combinato tuo padre. Non intendo accusarlo. Spetta alla legge indiana stabilirne la colpevolezza. Comunque, non mi sembra che stesse per difendere la Patria italiana. I veri patrioti sono di ben altro calibro!

Ciò che sinceramente voglio dirti è che questa storia dei marò mi sta annoiando e irritando per come viene pubblicizzata dai nostri mass media e gestita dalla politica: il Governo italiano avrà anche le sue buone ragioni per farne un caso politico, che però non condivido.

Ma ciò che veramente mi ha lasciato di stucco è vedere il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, prendere di corsa, di notte, l’aereo e volare in India per conoscere lo stato di salute di tuo padre. Cosa veramente allucinante! Da non credere!

E tu non accusare gli extracomunitari che non rispettano le leggi italiane! Tuo padre ha forse rispettato la legge indiana? Quando una persona è fuori dell’Italia chi è? Non fa parte degli extracomunitari?

Dàtti una calmata, rifletti, non scrivere stronzate, e implora in ginocchio la clemenza della giustizia indiana!

Il 5 Settembre 2014, per chi non avesse compreso il messaggio, De Capitani pubblica un post sul suo sito personale, dandone evidenza su Facebook.

Apertamente e sinceramente, io la penso così!

Con questo mio nuovo e spero ultimo intervento sulla vicenda dei due marò italiani, rinchiusi nelle carceri dell’India, in attesa di una sentenza definitiva (di assoluzione o di condanna), non intendo rivolgermi ai miei denigratori. Non credo che valga la pena rispondere alle loro allucinazioni. Di fronte alla mai esausta dissennatezza, non c’è ragione che tenga.

Vorrei però dire due cosette.

Le offese gratuite sono di una tale ripetitività da lasciarmi del tutto indifferente. Almeno un po’ di fantasia! Quando non si hanno buone ragioni per controbattere, si ricorre agli insulti. E si tira fuori: sei un pedofilo! sei un catto-comunista! appartieni ad una chiesa corrotta! mangi a ufo! che la chiesa ti sospenda! che dio ti fulmini! E così via. Da notare anche le contraddizioni. Una tiritera veramente noiosa!

Inoltre: so di darvi un grosso dispiacere, ma ciò che ho scritto lo pensa la maggior parte degli italiani, anche se non lo dicono apertamente, perché magari temono i giudizi o le minacce di gente squilibrata. E poi, quando si tocca la casta militare, apriti cielo! Scendono i fulmini! Forse nemmeno scagliati dai militari quanto da esaltati militaristi. L’ho già provato sulla mia pelle qualche anno fa (2009), quando avevo definito “mercenari” i militari italiani in Afghanistan. Anche allora ci furono improperi d’ogni genere e minacce, tanto che decisero di farmi proteggere.

Ho scritto esattamente ciò che penso, e, siccome non ho nulla da perdere, non me lo sono tenuto per me, ma l’ho detto pubblicamente. La mia intenzione, pur rivolgendomi a Giulia, non era assolutamente quella di colpire la “persona” di una ragazza, di cui comprendo benissimo lo stato d’animo di figlia che da tempo aspetta che il padre torni a casa. E lo dico con tutta sincerità: sarei ben felice se la vicenda si risolvesse nel migliore dei modi per i due marò.

Se tuttora me la prendo è per il “modo” con cui la faccenda è stata fin dall’inizio condotta dal Governo italiano, che l’ha strumentalizzata in senso patriottistico, quando di patriottico non c’è nulla. Il dubbio c’è che, dietro, si nasconda qualcosa di poco chiaro, altrimenti non si capirebbe perché, già l’ho scritto, il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, immediatamente sia volata, in piena notte, in India per verificare lo stato di salute di Massimiliano Latorre, e non si capirebbe perché, pochi giorni dopo, il Ministro degli Esteri, Federica Mogherini, appena nominata Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza della Ue, abbia affermato che d’ora in poi bisognerebbe cambiare strategia per portare a casa i due marò, confermando inoltre la tesi della collega, secondo cui la faccenda deve diventare una tra le priorità del Governo.

E i politici, di destra, di sinistra e di centro sfruttano la situazione per un pugno di consensi, che non è detto che poi risulteranno a loro favorevoli. Non parlo poi dell’onorevole Giorgia Meloni, di FdI-An, che nei giorni scorsi aveva rivolto un appello ad Alessandro Del Piero affinché rifiutasse l’offerta di giocare in India fin quando i due Marò non torneranno in Italia. Non aggiungo altro.

E i mass media? Come al solito, si guardano bene dall’esporsi più del dovuto, dietro quella maschera ipocrita che caratterizza la stampa italiana dei poteri forti.

E gli uomini di Chiesa? Si nascondono dietro al solito buonismo, un misto di compassione, di prossimità del tutto emotiva, per non dire di convenienza opportunistica, dimenticando che la “pietas” non ha frontiere (ci sono anche due pescatori indiani che hanno perso la vita: hanno un nome e un cognome, Valentine Jalstine e Ajesh Binki), e che senza la giustizia è solo pietismo.

Ma non posso concludere senza rivolgere una domanda ai tanti movimenti pacifisti, alle associazioni che organizzano manifestazioni di pace, ecc. ecc. Voi che cosa dite di questa vicenda? Lo sapete che si tratta di militari pagati per difendere con le armi gli interessi economici di qualche multinazionale? E tu, caro Gino Strada, che cosa dici? E vorrei fare una domanda anche ai nostri ambientalisti: si parla di una “petroliera” difesa dalla Marina italiana! Che ne dite?

È possibile avere una risposta?

Critichiamo gli Stati Uniti perché bombardano in Iraq quelli dell’Isis per difendere popolazioni inermi, e poi? Forse qualcosa non va.

Notabene.

In tanti accusano l’India di essere una nazione antidemocratica (a causa della pena di morte) e di essere retrograda e incivile, anche per i numerosi stupri di ragazzine e altro. Non sto a ricordare Gandhi e tutto quel mondo di filosofia e di misticismo, che anche la Chiesa cattolica dovrebbe invidiare.

Dico solo: guardiamo in casa nostra! Qui nel nostro bel Paese, quanti femminicidi avvengono ogni giorno, non per mano di extracomunitari, ma di italiani? E inoltre, non giudichiamo una nazione solo perché ha ancora la pena di morte: alcuni Stati americani ce l’hanno, e forse per questo sono anti-democratici? E che dire dell’ergastolo e delle nostre carceri, dove la giustizia tira a campare e dipende talora dall’abilità di avvocati ben prezzolati?

L’India merita tutto il rispetto di noi occidentali, che dovremmo anche fare un mea culpa per averla occidentalizzata, favorendo così quel tradimento di “valori dell’essere”, che hanno attirato laggiù mistici e giovani in ricerca di una nuova e grande spiritualità. Noi occidentali per tante cose dovremmo sentirci in debito con l’India!

(Fonte: dongiorgio.it)

Infine, domenica 7 Settembre 2014, De Capitani pubblica un editoriale su Youtube in cui chiarisce la sua scelta di dire la verità (senza un minimo di dubbio che sia la “sua verità”), contro insulti e minacce (effettivamente scandalosi anche verso chi ha opinioni e posizioni così criticabili)

Tra la verità, gli insulti e le minacce, scelgo di dire la verità (boom!…)

Argomenteremo in un altro articolo le inesattezze affermate da don Giorgio De Capitani, del quale evidentemente non condividiamo nulla, ma al quale non rivolgeremo alcuna offesa per due ordini di ragioni:

1) ci pensa lui stesso a offendere l’abito talare, noi non abbiamo alcun titolo per giudicarlo come sacerdote o come uomo;

2) offendere una persona è un atto maleducato, argomentare un ragionamento è doveroso anche se più difficile.

De Capitani va smentito sulla base di norme di diritto internazionale e di ragionamenti logici, senza alcuno spazio agli aspetti sentimentali: non è in gioco la libertà solo di due servitori dello Stato – i due fucilieri della Brigata “San Marco” – ma è in gioco la dignità dello Stato italiano, che è stata lesa perché viene impedito l’esercizio del dovere/diritto di indagare due italiani sospettati di aver commesso un reato per il quale (ai sensi del diritto internazionale marittimo pattizio vincolante India e Italia) la magistratura italiana ha la competenza territoriale.

Ultimo aggiornamento 8/09/2014, ore 10:41:46 | © RIPRODUZIONE PARZIALMENTE RISERVATA: RIPORTABILE CON OBBLIGO DI CITAZIONE DELLA FONTE