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Xinjiang, attentati kamikaze sconvolgono la regione islamica della Cina: 50 morti, 40 sono attentatori suicidi

Oltre 50 civili feriti nella serie di attentati avvenuti il 21 settembre scorso, ma solo ieri trapelati in Occidente. Oltre ai 40 kamikaze, morti sei civili, due funzionari di polizia e due agenti. Le autorità cinesi puntano il dito contro la minoranza uigura, che ha maturato un movimento islamista vicino alle posizioni fondamentaliste jihadiste. Imposto il coprifuoco, chiusi gli uffici e sospese le scuole

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Urumqi (Xinjiang) – Una serie di attentati suicidi ha sconvolto una contea dello Xinjiang, popolata dalla minoranza uigura, turcofona e di religione islamica, che da tempo denuncia restrizioni alla libertà religiosa, alla pratica musulmana, all’insegnamento della lingua e della cultura locale. 

Gli uiguri chiedono a Pechino maggiore autonomia, se non proprio l’indipendenza, una cesura istituzionale che per le autorità cinesi è inimmaginabile tanto da provocare una reazione “demografica, con l’invio di centinaia di migliaia di cinesi di etnia “han”, per tentare un ribaltamento delle proporzioni etniche sul territorio. 

Nella regione si è sviluppato un movimento islamista vicino alle tesi jihadiste della galassia fondamentalista e qaedista. 

Il portale web del governo – Tianshan – ieri aveva pubblicato la notizia degli attentati con ben quattro giorni di ritardo, un lasso di tempo che non è stato spiegato in alcun modo, come ha rilevato l’agenzia di stampa AsiaNews del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), che sul Lontano Oriente ha acceso i fari in modo costante. 

Gli attacchi si sono verificati nella contea di Bugur e hanno colpito una stazione di polizia a Yengisar, oltre a uffici di polizia e edifici governativi di altre due città, Bugue e Terekbazar. Nelle esplosioni sarebbero morte almeno 50 persone, tra cui 40 attentatori suicidi, sei civili, due funzionari di polizia e due poliziotti. Ferite anche 54 persone, tra cui anche molti poliziotti e un uomo sospettato di far parte del commando kamikaze responsabile della strage. In un primo momento, un’infermiera del Bugur County Hospital aveva parlato di oltre 100 feriti, numero che oggi però è stato ridimensionato, pur rimanendo di rilievo assoluto. 

Le autorità cinesi hanno reagito imponendo il coprifuoco, chiudendo uffici governativi e scuole. 

20140926-tohti-uigur-312x207Il 23 settembre scorso un tribunale di Urumqi ha condannato all’ergastolo l’intellettuale uighuro Ilham Tohti (nella foto a sinistra) per “separatismo”: una sentenza che ha scatenato lo sdegno degli attivisti per i diritti umani in Cina e che potrebbe essere alla base della violenta reazione dei militanti del Movimento islamico del Turkestan orientale (East Turkestan Islamic Movement, ETIM) e dell’Organizzazione di liberazione del Turkestan orientale, attualmente presenti nella black list statunitense dei gruppi terroristi internazionali e ritenuti responsabili di attacchi contro la popolazione di etnia “han”, l’esercito cinese e le strutture governative presenti nello Xinjiang.

L’obiettivo dei movimenti islamisti è trasformare lo Xinjiang in uno Stato islamico, retto dalla sharia

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