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Dopo l’incidente di Jules Bianchi servono i commissari di pista professionisti: un costo sostenibile per la F1

Oltre a una profonda revisione dei regolamenti sportivi – con una severa presa di coscienza degli errori fatti negli ultimi anni – serve pensare alla massima serie automobilistica con piglio professionistico. Un corpo di marshall professionisti è un investimento sulla sicurezza di tutti: piloti, meccanici, spettatori e degli stessi commissari di pista. La passione da sola non serve, serve professionismo e standard unici

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La FIA – anche sotto la spinta dell’opinione pubblica internazionale, manifestatasi sui social media – probabilmente procederà a una indagine sull’incidente occorso a Jules Bianchi nel corso del 43° giro del Gran Premio del Giappone, per comprendere cosa non ha funzionato.

Serve però una svolta decisa, celere, obiettiva nei regolamenti e nelle procedure di sicurezza nella massima serie dell’automobilismo sportivo, gestita spesso come (o forse anche peggio, in proporzione) una gara paesana.

Occorre rivedere le stupidaggini commesse negli ultimi anni e, più precisamente:

  1. archiviare il divieto di test, che impedisce ai piloti di prendere confidenza con le monoposto anche in condizioni di bagnato;
  2. eliminare la regola del “parco chiuso” e della impossibilità di modificare gli assetti, anche in condizioni di mutate condizioni meteorologiche: l’argomento “sicurezza” dovrebbe essere il più convincente;
  3. cambiare i paradigmi di intervento in pista e, in particolare, la regola che affida alla discrezione del direttore di gara la decisione di dispiegare la Safety Car in caso di incidente: in questo caso, occorre semplicemente copiare dalla IndyCar e dalla Nascar, non serve impegnarsi in equilibrismi intellettuali. Serve uno standard operativo senza possibilità di scelta: appena una macchina si ferma o ha un problema o un incidente, si dispiega la Safety Car se le operazioni di recupero o soccorso possono costituire un pericolo evitabile per piloti e marshalls;
  4. organizzare un corpo professionale di commissari di pista.

Ci concentriamo su quest’ultimo punto.

Un corpo di 150 commissari di pista professionisti, impegnati per 20 gran premi stagionali, comporterebbe un investimento gravoso: questo è il ragionamento principale che finora ha ostacolato un’organizzazione del genere.

Proviamo a fare un po’ di conti. Per i 20 GP i 150 marshalls sarebbero impegnati (e retribuiti) per 7 giorni ad appuntamento, per un totale di 21.000 giornate di lavoro, che – ipotizzando una retribuzione di 200 Euro/die – costerebbero 4,2 milioni di Euro per un’intera stagione.

A questa voce di costo, andrebbero sommate quelle relative ai costi di alloggiamento e di trasporto.

Per il trasporto, ipotizzando un costo di € 600,00 per biglietto aereo, il costo totale sarebbe di 1,8 milioni di Euro.

Per l’alloggiamento e il vitto, con un costo medio giornaliero di 300 Euro complessivo, il costo sarebbe di 6,3 milioni di Euro.

Infine, si dovrebbe prevedere un costo per la formazione e la certificazione professionale dei 150 marshalls, in un processo della durata di una settimana, che potrebbe costare intorno a 200 mila Euro

Il totale del costo dell’intera operazione sarebbe:

Formazione annuale 150 marshalls € 200.000,00
Viaggi aerei (20 GP) € 1.800.000,00
Alloggiamento e vitto (300 Euro/die) x 20 GP x 7 gg evento € 6.300.000,00
Costo annuale dei 150 marshalls (200 Euro paga/die per 7gg evento x 20 GP) € 4.200.000,00
Totale € 12.500.000,00

Una somma di 12,5 milioni di Euro è affrontabile da Circus della Formula 1 per tutelare la sicurezza in pista di piloti, commissari di pista e spettatori? Noi crediamo di sì.

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.