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Iran, Ghoncheh Ghavami condannata a un anno di carcere per la ‘pretesa’ di vedere una partita di volley

La ventinquenne britannica di origini iranianche era stata arrestata a giugno, mentre cercava di entrare allo stadio di della capitale dell’Iran per assistere alla partita di pallavolo maschile Iran-Italia. L’accusa è di propaganda contro il regime mafio-nazi-islamista di Teheran

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Londra – Ghoncheh Ghavami, la giovane donna irano-britannica inquisita dall’autorità giudiziaria di Teheran per aver preteso di assistere una partita di pallavolo maschile lo scorso giugno, è stata condannata a un anno di carcere dal tribunale di Teheran con l’accusa di “propaganda” contro il regime. La donna era stata fermata mentre cercava di entrare nel palazzetto dello sport ‘Azadi’ della capitale iraniana assieme a un gruppo di attiviste per i diritti delle donne, per assistere alla partita Iran-Italia.

In base all’interpretazione iraniana della legge islamica (sharia), alle donne è proibito mischiarsi agli spettatori maschi per assistere a eventi sportivi.

Su Facebook è partita la campagna per chiedere la liberazione della ragazza (qui).

Dopo il fermo, la 25enne fu interrogata per quattro ore e poi rilasciata, ma venne arrestata di nuovo qualche giorno dopo, quando si è recata nella stazione di polizia per riprendere alcuni effetti personali e gli agenti scoprirono che Ghoncheh ha anche nazionalità britannica.

A quel punto la donna fu condotta nel tristemente famoso carcere politico di Evin, dove ha anche trascorso 41 giorni in isolamento. Le autorità iraniane hanno negano che le accuse contro la giovane fossero legate alla partita di volley, ma soltanto il 23 settembre scorso Ghoncheh fu informata dell’accusa di propaganda contro il regime.

Laureata in legge a Londra dove viveva, la giovane era andata in Iran per partecipare a un programma di alfabetizzazione dei ragazzi di strada.

Una petizione online lanciata  dalla famiglia Ghavami ha già ricevuto 600mila firme (su Change, qui) e la vicenda è stata denunciata da Amnesty International.

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Ghoncheh Ghavami ha anche fatto uno sciopero della fame di due settimane, negato però dalle autorità iraniane. La donna ha potuto vedere il suo avvocato solo due giorni prima del processo, ha detto il fratello Iman, mentre i familiari non sono potuti entrare in aula durante i 90 minuti del dibattimento.

Al termine hanno potuto incontrare la ragazza per una ventina di minuti, ha denunciato la madre Susan, che ha baciato a lungo la figlia. “Ghonceh continuava a baciare il nonno che non vedeva da 109 giorni e piangeva“, ha raccontato ancora la madre.

Naturalmente anche su questo fatto si è già mobilitata la comunità delle femministe in SPE (servizio permanente effettivo), così come era avvenuto per la povera Reyaneh Jabbari… (ma quando mai…)…

(Fonte: Adnkronos)