Deprecated: Hook custom_css_loaded is deprecated since version jetpack-13.5! Use WordPress Custom CSS instead. Jetpack non supporta più il CSS personalizzato. Leggi la documentazione WordPress.org per scoprire come applicare gli stili personalizzati al tuo sito: https://wordpress.org/documentation/article/styles-overview/#applying-custom-css in /customers/8/8/d/horsemoonpost.com/httpd.www/newsite/wp-includes/functions.php on line 6078 Il calo del prezzo del petrolio. Descalzi: è un’opportunità. Si avvicina quota 60 dollari | HORSEMOON POST
EnergiaIn Primo Piano

Il calo del prezzo del petrolio. Descalzi: è un’opportunità. Si avvicina quota 60 dollari

L’amministratore delegato dell’Eni analizza il movimento al forte ribasso del greggio sui mercati internazionali. Arabia Saudita prevede una stabilizzazione del prezzo a 60 dollari/barile. Calando il prezzo si abbasserà il livello dell’esazione fiscale in termini di Iva

20141210-pozzo-di-petrolio-655x436


Roma – Il brusco calo delle quotazioni del petrolio non preoccupa l’Eni. Lo ha chiarito l’amministratore delegato del gruppo petrolifero italiano, Claudio Descalzi (nella foto in basso). “Siamo abituati” alle oscillazioni e “abbiamo la flessibilità per adattarci. Non viviamo il momento con panico e preoccupazione, ma come un’opportunità e di salute“, ha sottolineato.

“Negli ultimi 50 anni ogni 10 anni abbiamo avuto due bolle di offerta e quindi di caduta di prezzo“, ha spiegato Descalzi, “questa fase va vista come un momento di salute: è come quando uno che mangia tanto per anni, deve fare una dieta per perdere un pò di peso. Per quattro anni abbiamo avuto prezzi da 100 a 120 dollari e questo secondo me è importante per le casse ma fa diventare grassi e svogliati. Direi che questa caduta ci sveglia e ci aiuta“.

Secondo l’Ad dell’Eni, inoltre, dal lato della produzione “per la prima volta l’Opec non ha risposto ai prezzi bassi, magari non tutti erano d’accordo, ma ha deciso di non rispondere“. In questo contesto c’è poi da inserire il calo della domanda europea e la Cina che cresce meno. “Questa bolla, come tutte le bolle viene poi digerita dal sistema“, ha osservato.

Eni – ha spiegato ancora Descalzi – ha sempre fatto la scelta di progetti convenzionali e quindi poco costosi e il nostro break even è a 45 dollari” al barile. “Soffriamo perché eravamo abituati a 120 dollari. È come se qualcuno si riducesse lo stipendio: non è contento ma se ce lo aveva alto riesce comunque a vivere e poi abbiamo un break even che ci protegge“, ha aggiunto.

Per ogni dollaro in meno sulla quotazione del prezzo del petrolio a livello annuale c’è un impatto di 90-100 milioni di utile netto, ha spiegato l’Ad di Eni. “In questi giorni stiamo rivedendo il budget e il piano” che verrà presentato all’inizio del prossimo anno. “Il nostro obiettivo è quello di dare attenzione e priorità agli investitori nel lungo termine. Il dividendo è prioritario e costruiremo un conto economico che possa garantirlo” anche agli attuali prezzi del petrolio, ha concluso Claudio Descalzi, a margine della presentazione del Weo dell’Aie.

Va ricordato che qualche giorno fa il Wall Street Journal ha riportato fonti saudite, secondo le quali la caduta dei prezzi del greggio possa stabilizzarsi intorno a 60 dollari al barile. Una previsione che rifletterebbe la situazione interna all’Opec, il cartello di alcuni Stati produttori di petrolio, all’interno del quale prevale lo stallo rispetto alla possibilità di tagliare la produzione per sostenere i prezzi.

Ryad ha peraltro già espresso la propria posizione nell’ultima riunione dell’Opec, chiudendo di fatto la porta alla riduzione dell’offerta di greggio sui mercati internazionali, che si aprirebbe solo se questa scelta sarebbe condivisa da tutti i membri del cartello, rispettando le nuove quote e coinvolgendo nell’iniziativa anche i produttori non-Opec, in primis Russia e Messico. 

Tuttavia, nelle posizioni sul prezzo del petrolio l’Arabia Saudita gioca – insieme ad altre monarchie del Golfo – una partita importante anche contro l’Isil imperante in Siria e Iraq, nel tentativo di depotenziarne la forza di raffinazione autoctona (con bassa tecnologia ed effetti devastanti per l’ambiente: ove mai interessasse a qualcuno a quelle latitudine, almeno al momento) e i relativi proventi dal traffico illegale di prodotti raffinati e di greggio

In questo scenario, per l’Italia si realizza da un lato una vera opportunità teorica di rilancio dei consumi energetici, ma dall’altro andrà considerato l’impatto della discesa dei prezzi sul drenaggio fiscale in termini di Iva, che rischia di mandare a gambe all’aria le previsioni del Governo, mentre il rapporto del peso delle accise sul prezzo alla pompa rischia di diventare ancora più pesante dell’attuale – in termini percentuali – rendendolo del tutto fuori dalla realtà

(Fonti: agenzie) © RIPRODUZIONE RISERVATA