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Egitto fa quel che Italia dovrebbe: tra tribù libiche cerca alleati contro jihadisti del sedicente Stato Islamico

Centinaia di leader tribali libici sono riuniti da ieri al Cairo. Il ministro degli esteri Sameh Shukri: “L’Egitto non avrà esitazione nel sostenere i suoi fratelli libici fino a quando raggiungeranno la sicurezza e la riconciliazione tra loro”. Il presidente egiziano avrebbe in mente un intervento in Libia degli Stati arabi, sul tipo di quello in atto nello Yemen

La riunione dei leader delle tribù libiche al Cairo (foto AsiaNews)
La riunione dei leader delle tribù libiche al Cairo (foto AsiaNews)

Il Cairo – Centinaia di leader tribali libici sono riuniti da ieri al Cairo (nella foto) su invito delle autorità egiziane, che hanno l’obiettivo di evitare violenze degli islamisti nelle zone di confine. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, infatti, ritiene che la crescita dei movimenti jihadisti in Libia sia il pericolo maggiore per la sicurezza dell’Egitto e per questo sta cercando la collaborazione dei capi delle tribù libiche per prevenire il pericolo, puntando su valori comuni.

In definitiva, l’Egitto fa quel che l’Italia potrebbe fare, ma non fa, perché incapace di elaborare una politica sulla Libia di una certa consistenza, scegliendo chi sostenere e chi aiutare a sconfiggere. Questo nonostante le straordinarie ‘risorse’ italiane in Libia e la capacità di comprensione italiana ‘sul terreno’ non sia meno affidabile di quella egiziana.

L’Egitto è un Paese con cui l’Italia dovrebbe raggiungere un accordo per gestire insieme il problema libico, ma purtroppo questo non avviene, perché Gentiloni, Renzi e Mogherini sono convinti che non si debba parteggiare per alcuna delle parti, una scelta che finisce per essere contraria al popolo libico, in prevalenza ‘laico’ e ostaggio dei movimenti islamici e di quelli islamisti.

Tornando alla riunione del Cairo, durante l’inaugurazione il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri, ha sottolineato il ruolo positivo che le tribù possono svolgere per ridare stabilità al Paese, frammentato dopo la caduta di Gheddafi. Ci sono due governi, uno legittimo (quello detto ‘di Tobruq’) e uno sedicente, ma insurrezionale islamico (quello detto ‘di Tripoli’), mentre varie milizie controllano parti del territorio.

L’Egitto – ha detto il ministro – non avrà esitazione nel sostenere i suoi fratelli libici fino a quando raggiungeranno la sicurezza e la riconciliazione tra loro“. L’Egitto, ha aggiunto, ha invitato i leader tribali all’incontro perché essi sono la “spina dorsale” della stabilità, della sicurezza e dell’integrità territoriale della Libia.

Secondo alcuni analisti, il presidente egiziano avrebbe in mente un intervento in Libia degli Stati arabi, sul tipo di quello in atto nello Yemen, con lo scopo di combattere i jihadisti dello Stato islamico e gli altri gruppi radicali presenti nel Paese.

A rendere ardua o quanto meno di non veloce realizzazione l’azione egiziana, la difficoltà di mettere d’accordo centinaia di leader tribali e il fatto che al Cairo sono presenti in grande maggioranza le tribù schierate con il governo riconosciuto internazionalmente e solo alcune di quelle schierate con il non riconosciuto governo di Tripoli. Ma è anche vero che il presidente al-Sisi ha una capacità di convinzione e gode di una stima internazionale che cercherà di spendere per portare a buon fine la sua azione.

Che all’Italia conviene.

(Credit: Adnkronos) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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