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Alfa Romeo Giulia, Andrea Bocelli suona la carica per un attacco in due mosse alle sportive tedesche

Nel mirino Audi, Bmw e Mercedes per rompere un dominio fatto di affidabilità, prestazioni, tecnica e valori sportivi. Urge tornare alle corse e mettere il Governo con le spalle al muro sulla fiscalità gravante sulle automobili (private e aziendali). Marchionne: “Alfa Romeo è la nostra Turandot. Lo è per la sua genesi travagliata, quella di un capolavoro rimasto per diverso tempo incompiuto”. Wester: “Abbiamo rinnovato il marchio, nel rispetto della sua storia e dei suoi simboli”. Scambio di tweet con Ford Italia (che però sbaglia il bersaglio…) – VIDEO – FOTO

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Arese – Marchionne ha chiamato Andrea Bocelli a cantare il ‘Nessun dorma’ della Turandot di Puccini per dare la sveglia a un brand storico che ha sonnecchiato in segmenti non sono proprio quelli distintivi del Biscione.

La Giulia – presentata ieri nel rinnovato museo di Arese – ha un ruolo ben definito fin dall’inizio, dalla fase progettuale, dallo scopo sociale e dai valori che è chiamata a rappresentare: ‘suonarle’, con cattiveria commerciale e tecnica, alle concorrenti tedesche nel segmento Premium, quelle corazzate sportive come le Audi in versione RS, le Bmw M e le Mercedes AMG.

E, al contrario della consuetudine – che finora ha consigliato alle case automobilistiche di lanciare il modello più potente come ultimo tassello della gamma – FCA tira fuori il poker di potenza, tecnica, innovazione e tradizione con la Giulia Quadrifoglio (Autodelta remembering), la più potente e tecnologica della gamma con motore in alluminio V6 3 litri biturbo da 503 cavalli di derivazione Ferrari.

Più potente dell’Audi RS4 (333 cv), della Bmw M3 (431 cv) e della C63 AMG (471 cv), quest’ultima però con un 4 litri. Come dire: “Inseguite, se potete”.

Un tiro da lasciare a bocca aperta, perché la Giulia ha il compito di cancellare l’anonimato di fatto in cui era caduto il brand del Biscione, per l’occasione rinnovato anche nel logo, attualizzandolo nel font e nelle scelte cromatiche, ma nel solco della tradizione della casa.

Si tratterà dunque di sfidare coi numeri le tedesche e chi vuole porsi a quel livello – come Infiniti o Lexus – ma con una forma esibizionistica di orgoglio corsaiolo che ora però dovrà tornare nel luogo naturale, insieme alla percorrenza delle strade di tutti i giorni: le piste.

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Non a caso la filiale italiana della Ford – che ha appena annunciato il ritorno nel Mondiale Endurance, classe GT3 con la riedizione della GT – ha salutato su Twitter la presentazione della Giulia con una frase di Henry Ford: “Ogni volta che vedo un’Alfa mi tolgo il cappello, diceva Henry Ford. Benvenuta #AlfaRomeoGiulia, ci vediamo in pista!”

La foto del faro posteriore della GT è un’anticipazione di indiscrezioni? Potrebbe anche essere. Ma certo, nel rilancio dell’Alfa Romeo le corse giocheranno un ruolo fondamentale e rivedere in pista un’Alfa sarà una naturale cosenguenza.

Il Mondiale Turismo ha oggi una visibilità non eccelsa, al contrario del Mondiale Endurance, in cui Audi e Porsche si condendono – insieme a Toyota e Nissan (con un debutto infelice quest’anno) – la classe superiore dei prototipi. Ma pensate che significherebbe rivedere un prototipo Alfa Romeo alla 24 Ore di Le Mans….

Quale sarà la specialità scelta, rivedremo le Alfa in pista.

La presentazione di ieri al Museo di Arese è la prima mossa: la seconda sarà il debutto commerciale vero e proprio, probabilmente al prossimo Salone di Francoforte. E fino ad allora il dubbio sulla consistenza della gamma disturberà il sonno della concorrenza. Dopo, semmai, inizierà la rincorsa.

Alfa Romeo è la nostra Turandot. Lo è per la sua genesi travagliata, quella di un capolavoro rimasto per diverso tempo incompiuto. Ma lo è soprattutto per la trasformazione eccezionale che ha preso vita in questi due anni. Da principessa di ghiaccio, da progetto in perenne divenire a questo trionfo d’arte e di passione”, detto Sergio Marchionne.

“Abbiamo rinnovato il marchio, nel rispetto della sua storia e dei suoi simboli. Lo abbiamo rinnovato ma abbiamo preservato intatto il suo dna e la sua anima, pronto per essere applicato alle nuove creature”, gi ha fatto eco l’Ad di Alfa Romeo, Harald J. Wester.

Dna, identità, valori.

Nella ripresa italiana, l’automobile sta giocando un ruolo importante: chi avrebbe mai potuto immaginare che le Jeep potessero essere prodotte in Italia ed esportate negli Stati Uniti? Certo, tanti fattori rendono possibile questo boom di produzione, che riporterà FCA a riassumere tutti entro il 2018.

Di certo però è essenziale una ripresa vera del mercato italiano e Marchionne può giocare anche su questo versante una sorta di moral suasion verso il Governo Renzi, perché allarghi la corda attorno al collo dell’automotive italiano, su cui pesa una fiscalità opprimente e perfino contraria alle indicazioni europee per quanto riguarda le auto aziendali.

È fondamentale che l’auto torni a essere acquistata e che norme intelligenti consentano il graduale ammodernamento del parco circolante italiano. Per sognare le nuove Alfa in arrivo occorrerà che qualcuno le compri. Anche in Italia.

(Credit: AGI) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.