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Grecia: dopo la vittoria del no, Varoufakis si dimette. Borse aprono in forte calo, ma non è crollo

Il 61,31% degli elettori ha votato contro la stretta dei creditori della Grecia, il 38,69% “sì”. Questi dati finali diffusi dal ministero dell’Interno greco al termine dello spoglio delle schede. Varoufakis lascia per aiutare il primo ministro Tsipras. Francia: taglio debito non è un tabù


Atene – La Grecia ha detto un fortissimo “no” al piano dei creditori di Atene: il 61,31% degli elettori ha votato contro, il 38,69% dei “si”. Sono questi i dati finali diffusi dal ministero dell’Interno greco, al termine dello spoglio delle schede. Un risultato netto che sembrerebbe chiudere le porte all’accordo e aprire uno scenario che potrebbe portare la Grecia a uscire dall’euro.

Ma oggi a sorpresa è arrivata una mossa “europeista” del Governo Tsipras: il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis – autentico ‘nemico’ dei creditori e artefice della rottura – ha rassegnato le dimissioni, annunciandolo sui social network. Sul suo profilo Twitter il ministro ha scritto: “Minister No More!“.

Il ministro delle Finanze: mi dimetto per favorire un accordo –  Yanis Varoufakis ha lasciato il ministero delle Finanze per aiutare il primo ministro Alexis Tsipras a raggiungere più facilmente un accordo con i creditori. Varoufakis lo ha spiegato in un post pubblicato sul suo blog. “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di ‘partner’ assortiti per una mia assenza dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa”, ha scritto Varoufakis, “per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze”, che promette comunque di restare al fianco di Tsipras e di sostenerlo. 

“Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri”, ha aggiunto l’ex ministro, “e porterò con orgoglio il disgusto dei creditori”. “Noi della Sinistra sappiamo come agire collettivamente senza curarci dei privilegi dell’incarico. Sosterrò pienamente il primo ministro Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo”.

Tsakalotos favorito per il posto di Varoufakis – Il capo negoziatore greco a Bruxelles e portavoce economico del governo ellenico, Euclid Tsakalotos, è il candidato favorito per sostituire il dimissionario Yanis Varoufakis al ministero delle Finanze. Lo riferisce l’agenzia Reuters citando fonti del governo di Atena, mentre è ancora in corso un vertice sulla nomina. Tsakalotos viene dal mondo accademico come Varoufakis, alle cui posizioni è considerato vicino. Sebbene più vicino all’aria massimalista di Syriza rispetto ad altri possibili candidati, come il vicepremier Yannis Dragasakis, Tsakalotos è ben conosciuto a Bruxelles, avendo guidato nei mesi scorsi la delegazione che aveva negoziato con i creditori la revisione degli accordi con Atene.

Come previsto, le borse europee hanno aperto in decisa flessione dopo la vittoria dei ‘No’ al referendum sulle proposte dei creditori per proseguire i finanziamenti alla Grecia. I ribassi sono consistenti, ma non costituiscono di certo un tracollo, come temevano diversi operatori, e sono coerenti con la chiusura delle posizioni corte aperte dagli investitori in attesa di conoscere i risultati della consultazione. Il Dax di Francoforte perde l’1,84% a 10.857 punti, l’Ftse 100 di Londra arretra dell’1,09% a 6.514 punti, il Cac 40 di Parigi scende dell’1,99% a 4.711 punti, l’Ftse Mib di Milano cede il 2,56% a 23.686 punti. In calo del 2,2% l’Ibex di Madrid.

LE BORSE – La borsa di Tokyo ha chiuso in calo in seguito all’esito del referendum greco. L’indice Nikkei ha ceduto il 2,08% a 20.112 punti, il Topix sull’intero listine ha lasciato l’1,92% a 1.620 punti. Avvio in controtendenza anche per Shanghai, sostenuta da una serie di misure governative, mentre gli altri listini asiatici si muovono in territorio negativo sui timori di un’uscita della Grecia dall’euro, dopo la schiacciante vittoria del “no” al referendum.

Petrolio in calo in Asia, -2 dollari a barile – Il prezzo del petrolio si è presentato in calo sui mercati asiatici sulla scia della vittoria dei ‘Nò al referendum in Grecia e alle conseguenti incertezze sul futuro dell’unione monetaria. Il light crude Wti cede 2,10 dollari a 54,83 dollari al barile, il Brent di Londra perde 75 cent a 59,57 dollari al barile. Già in avvio di contrattazioni, il greggio Usa aveva lasciato sul terreno oltre due dollari al barile a quota 54,81 dollari mentre il Brent cedeva oltre un dollaro a quota 59,60. .

Euro apre stabile sopra 1,10 dollari – L’euro ha aperto con una tendenza alla stabilità a 1,1053 dollari in seguito alle dimissioni del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, interpretate dai mercati come una concessione ai creditori. La moneta comune era scesa fino a 1,0969 dollari sui mercati asiatici poco dopo l’annuncio della vittoria dei ‘Nò al referendum ellenico. Per quanto i mercati non sembrino per ora farsi prendere dal panico, lo yen, bene rifugio, si presenta in rialzo a quota 135,43 sull’euro e 122,50 sul dollaro.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si allarga a 163 punti nei primi scambi. Il rendimento si attesta al 2,35%. Complici le dimissioni a sorpresa del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, interpretate come una concessione nei confronti dei creditori, la vittoria dei ‘Nò al referendum in Grecia innervosisce i mercati ma non scatena, per ora, il panico che alcuni paventavano. Il differenziale Bonos/Bund segna 160 punti per un tasso del 2,31%.

(Credit: AGI) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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