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Siria, rumors di Grande Accordo Usa-Russia, ma i ribelli anti-Assad ‘dichiarano guerra’ a Mosca

Ben 41 sigle di movimenti che combattono contro il governo siriano si sono coalizzati contro l’intervento russo, appellandosi ad Ankara e Ryad per sconfiggere l’alleanza russo-iraniana, evidenziandone le connotazioni anti-sunnite. Il nervosismo turco di questi giorni però potrebbe avere un’altra motivazione: l’accordo Washington-Mosca metterebbe in ginocchio ogni ipotesi estremista e toglierebbe a Turchia, Qatar e Arabia Saudita ogni ruolo nel conflitto siriano, perché sconfiggere il jihadismo dell’Isis e di al-Nusra è un obiettivo primario per salvare la regione dalla guerra totale

Beirut – Le formazioni ribelli anti-Assad hanno deciso di coalizzarsi e di ‘dichiarare guerra’ alla Russia. Combatteranno contro le truppe di Mosca. Lo ha rivelato il quotidiano progressista britannico ‘The Guardian’, che definisce la decisione dei 41 gruppi anti governativi una “rara dimostrazione di unità tra gli abitualmente divisi ribelli, contro quelli che hanno definito gli ‘occupanti’ della Siria”.

Tra le sigle dei movimenti che hanno sottoscritto l’accordo ci sarbbero anche movimenti islamisti come Ahrar al Sham, L’esercito dell’Islam o il Fronte della Siria, ma mancano Jabhat al-Nusra e Islamic State of Iraq and al-Sham (ISIS).

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In una dichiarazione congiunta, questi gruppi hanno lanciato un appello alle “alle potenze regionali” sunnite – Arabia Saudita e Turchia – “per fare fronte comune contro l’alleanza russo-iraniana che sta occupando la Siria“, mettendo in rilievo la minaccia che deriva da una supremazia iraniana nella regione.

Tuttavia, questa notizia va rapportata a quanto riferisce l’agenzia Ansa, secondo cui sarebbero in fase avanzata i negoziati tra Usa e Russia indirizzati alla sottoscrizione di un accordo di collaborazione ampio in tema di azione militare contro il jihadismo islamico e la lotta contro il regime di Bashar al-Assad. 

Secondo il vice-ministro della Difesa di Mosca, Anatoli Antonov, Washington e Mosca stanno preparando un documento per la cooperazione delle loro forze aeree nella lotta contro l’ISIS. “Purtroppo gli americani per ora limitano la nostra collaborazione solo alle questioni tecniche di cooperazione dei nostri piloti durante l’esecuzione delle missioni”, ha detto Antonov citato dall’Ansa, precisando che i negoziati sono in fase avanzata a tal punto che “gli americani hanno passato il documento” ai russi, i quali stanno già “lavorando sul contenuto”.

Se queste dichiarazioni trovassero conferma, si avrebbe un quadro più chiaro del nervosismo turco, che negli ultimi giorni ha più volte denunziato gli sforamenti di aerei russi nello spazio aereo di Ankara, citando peraltro modelli di aereo (Mig 29) non schierati da Mosca in Siria.

Ma si capirebbe anche meglio la dichiarazione del presidente siriano Bashar al-Assad, che due giorni fa – intervistato dall’emittente iraniana Khabar Tv – ha affermato: “Se lasciare il mio posto è la soluzione, non esiterò a farlo”. Parole che hanno reso plastico un lavorìo diplomatico sotterraneo per imporre una soluzione diplomatica alla guerra civile siriana, in cui è ormai evidente che le armi sono servite solo ai jihadisti di al-Nusra e dell’Isis per produrre danni umani e materiali incalcolabili, ma che sul terreno non vede la prevalenza dell’esercito siriano del regime alawita al governo, né delle milizie ‘laiche’ che vi si oppongono.

Una soluzione negoziale che oggi sembra sempre più possibile, non certo facile da raggiungere, ma che si arricchisce delle dichiarazioni russe di poche ore fa, secondo cui Mosca non armerà e rifornirà le milizie pro-Assad che combattono a fianco dell’esercito siriano legittimo.

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