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Vescovo caldeo di Aleppo: “distruzioni Palmira monito dell’ISIS a Europa e Stati Uniti”

Le milizie jihadiste hanno raso al suolo l’Arco di Trionfo, vestigia risalente all’epoca romana. Monsignor Antoine Audo: “Atto di propaganda verso Europa e Stati Uniti per mostrare la loro forza”. Occidente sordo alle sofferenze della popolazione, la situazione si fa sempre più drammatica. Servono “pace” e una “soluzione politica” al conflitto.

Aleppo – “Non è un messaggio interno, per la Siria, ma un monito alla comunità internazionale, in particolare a Stati Uniti ed Europa, che prestano maggiore attenzione ai beni e ai reperti archeologici”. È quanto afferma ad AsiaNews monsignor Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo, commentando la distruzione per mano dello Stato islamico dell’arco di trionfo di Palmira, vestigia di epoca romana di almeno duemila anni.

I miliziani jihadisti dell’Islamic State of Iraq and al-Sham (ISIS) hanno “polverizzato” due giorni fa il monumento finora conservato per la fruizione archeologica, un’area che – se resterà ancora a lungo nel loro controllo – è destinata a essere “condannata”. Il destino di Palmira è stato delineato con crudo realismo dal direttore del Dipartimento per l’archeologia e i beni antichi del governo siriano, Maamoun Abdulkari.

Commentando il nuovo attacco al patrimonio culturale, monsignor Audo ha spiegato che “attraverso questi gesti i miliziani vogliono mostrare all’esterno la loro forza, la violenza, il dominio sul mondo arabo e musulmano. Un atto di grande propaganda mediatica”. 

La direttrice generale Unesco Irina Bokova ha parlato di “crimini di guerra”, riguardo alle azioni dell’ISIS, chiedendo alla comunità internazionale un aiuto concreto perché mostri unità contro un movimento criminale che “priva il popolo siriano della propria conoscenza, dell’identità e della storia”. A fine agosto, come si ricorderà, i miliziani dell’ISIS diffusero le foto che ritraevano alcuni combattenti impegnati a piazzare dell’esplosivo all’intero del tempio di Baal Shamin e sui muri adiacenti. Per i jihadistile le antiche vestigia di Palmira sono templi e statue pagane, da distruggere perché contro Allah.

In this undated photo released Tuesday, Aug. 18, 2015 by the Syrian official news agency SANA, one of Syria's most prominent antiquities scholars, Khaled al-Asaad, speaks in Syria. Islamic State militants beheaded al-Asaad in the ancient town of Palmyra, Syria, then strapped his body to one of the town's Roman columns, Syrian state media and an activist group said Wednesday. The killing of 81-year-old al-Asaad was the latest atrocity perpetrated by the militant group, which has captured a third of both Syria and Iraq. (SANA via AP)
Khaled al-Asaad, storico direttore del sito archeologico di Palmira, ucciso e decapitato dai barbari dell’ISIS nell’agosto 2015

L’ISIS ha conquistato ampie zone di territorio in Siria e Iraq e ha preso Palmira dal maggio scorso, sconfiggendo l’esercito siriano legittimo, rispondente al presidente Bashar al-Assad. Oltre ad aver distrutto templi e manufatti, poco dopo la metà di agosto i jihadisti hanno decapitato in un’esecuzione pubblica il direttore del sito Khaled al-Asaad ottantaduenne studioso, archeologo e docente universitario, già direttore del museo e del sito archeologico della città di Palmira per 40 ininterrotti anni, dal 1963 fino alla pensione. La colpa per cui fu giustiziato dalle sataniche truppe del sedicente ‘califfo’ fu il rifiuto di rivelare il luogo in cui è conservata gran parte dei reperti, rimossi per motivi di sicurezza prima che arrivassero i nuovi barbari jihadisti. 

L’attacco di due giorni fa è solo l’ultimo di una serie di episodi della propaganda bellica dell’ISIS e si è verificato mentre i bombardamenti della Russia contro i jihadisti e gli altri movimenti che si oppongono al presidente Bashar al Assad hanno subito un’intensificazione.

Sul tema, l’arcivescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo ad AsiaNews ha parlato di una “situazione drammatica” che peggiora ogni giorno di più. “La gente è divenuta povera, malata, non c’è denaro per comprare cibo, tutto è caro”.

Intanto i miliziani continuano a “lanciare i loro messaggi, vogliono far capire che sono potenti e che hanno i mezzi per fare paura. E anche l’Occidente – avverte – è in pericolo di fronte a questi gruppi estremisti”. L’escalation di violenze e terrore complica ancor più la già fragile situazione della comunità cristiana, che registra un esodo di famiglie e giovani che “sembra non finire”. 

La Chiesa opera per mantenere questa presenza cristiana in Medio oriente e in Siria viva e attiva – prosegue il presule – quale segno di pluralità e dignità. Tuttavia, ci sembra che l’Occidente non presti attenzione a questo aspetto; la scomparsa dei cristiani sarebbe una perdita non solo per le Chiese orientali, ma anche per l’islam stesso; senza questa presenza ci sarebbe spazio solo per la violenza pura e semplice, una violenza voluta da una parte per poter continuare a distruggere”.

La Chiesa siriana, conclude monsignor Audo, cerca per quanto possibile “di dare un futuro alle famiglie e ai giovani offrendo educazione, cibo, assistenza sanitaria e sostegno psicologico; ma senza la pace, senza una soluzione politica, guerra e violenze sono destinare a continuare”. 

Dall’inizio della guerra civile siriana – marzo 2011 – oltre 240mila sono morte, mentre gli sfollati sono circa 10 milioni, secondo stime delle Nazioni Unite. Almeno 4 milioni di siriani hanno scelto le nazioni confinanti – Turchia, Libano, Giordania e Iraq – mentre altri 150mila hanno chiesto asilo negli Stati Membri dell’Unione Europea. Altri 6,5 milioni sono invece sfollati interni, persone che hanno dovuto abbandonare tutto, ma hanno scelto di rimanere in Siria, resistendo all’ondata di orrore che sarà difficile dimenticare senza l’aiuto della Comunità Internazionale.

(Credit: AsiaNews) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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