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‘Tutto può accadere a Broadway’, fascino e nostalgia nella spassosa commedia di Bogdanovich

A tredici anni dal suo ultimo film, Peter Bogdanovich torna in sala in forma più smagliante che mai

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Di ritorno al cinema di finzione a tredici anni di distanza da Hollywood Confidential (2001), Peter Bogdanovich trova due alleati vincenti in Wes Anderson e Noah Baumbach, gli attuali e indiscussi emblemi del cinema indipendente americano, che per una sorta di sincera venerazione per quello che è possibile considerare un maestro producono questa simpatica commedia degli equivoci.

È bello constatare come il regista de L’ultimo spettacolo e Ma papà di ti manda sola?, ormai alla vigilia degli ottant’anni, abbia confezionato una delle commedie più fresche e spensierate degli ultimi tempi, senza per questo privarsi del potere della riflessione. Riflessione che oscilla dolcemente tra la malinconia di una vecchia Hollywood, che ormai è possibile ritrovare soltanto in opere dal gusto nostalgico come questa, e l’effervescenza di certa cinematografia indie contemporanea, quella ereditata appunto dai fidati pupilli Baumbach e Anderson. Così, ci ritroviamo subito immersi nella rocambolesca vita di Izzy Patterson (una radiosa e sorprendente Imogen Poots), squillo di New York la cui sorte cambia in pochissimi istanti, ovvero quando un produttore e regista teatrale le da l’opportunità di realizzare i propri sogni.

Questo è ovviamente solo il pretesto attraverso cui Bogdanovich sistema le sue pedine nella gigantesca scacchiera del suo spettacolo, dove l’immensa New York si assottiglia sempre più, fino a ridursi inverosimilmente, ma in maniera molto divertente e invisibile, a quartiere di provincia riuscendo a non intaccare minimamente il suo irresistibile fascino. Si, perché in Tutto può accadere a Broadway i personaggi finiranno per essere legati da molteplici fili conduttori. Non bisogna dimenticare, come il regista sottolinea più volte nel corso della pellicola spezzando di tanto in tanto la narrazione, che qualcuno sta raccontando una storia, e che a volte è meglio non mettere i puntini sulle “i” e perdersi nel racconto, con tutte le sue contraddizioni e improbabilità. A volte, appunto, un bellissimo racconto, anche se non esattamente veritiero, può avere l’enorme potere di infondere il buon umore, qualità che di questi tempi è merce rara e sempre più rarefatta.

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