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Esteri

Cina-Taiwan, storica stretta di mano tra i presidenti Xi Jinping e Ma Ying-jeou

Al via i colloqui a Singapore tesi a garantire lo status quo: “non indipendenza, no unificazione, no uso della forza”. Contestazioni a Taiwan, dove si tema la “svendita” del Paese alla Cina. Le premesse storiche della divisione tra le ‘due Cine’. Taiwan non è riconosciuta dall’Italia, che però farisaicamente intrattiene solidi rapporti commerciali con Taipei

Singapore – Giornata storica nella città-Stato asiatica, con la stretta di mano tra i presidenti di Cina (Repubblica Popolare Cinese) e Taiwan (Repubblica di Cina la definizione ufficiale), Xi Jinping e Ma Ying-jeou di fronte alla stampa arrivata da tutto il mondo per assistere a un evento atteso da anni. L’hotel Shangri-La di Singapore è la sede scelta per i colloqui su cui si fondano molti auspici di abbassamento delle tensioni in Asia.

Vi assicuro che farò del mio meglio per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati, il consolidamento della pace e una maggiore cooperazione tra le parti“, ha dichiarato Ma nel corso di una conferenza stampa indetta prima di partire dall’aeroporto Songshan di Taipei, mentre all’esterno decine di persone partecipavano ad una protesta.

Il presidente cinese Xi Jinping si è rivolto al collega taiwanese sottolineando che le due parti sono una “sola famiglia”, in apertura dello storico summit a Singapore, il primo dal 1949. “Nessuna forza ci può separare, siamo una sola famiglia“, ha dichiarato Xi dopo la stretta di mano. Il leader taiwanese Ma gli ha risposto affermando che “entrambe le parti devono rispettare i valori e il modo di vivere dell’altro“.

È la prima volta nella storia che i massimi leader dei due Paesi si incontrano. Fonti ufficiali di Taiwan hanno riferito nei giorni scorsi che – in occasione dell’evento – non verranno firmati accordi, né diramati comunicati congiunti.

Intanto le autorità di Singapore hanno riferito che tre persone partite da Taipei per inscenare una protesta in occasione dell’incontro sono state fermate all’arrivo e verranno rimpatriate, come riferisce la stampa locale, precisando che i tre avevano pubblicizzato il loro viaggio prima della partenza da Taiwan e avevano annunciato di voler consegnare una petizione all’ufficio del rappresentante di Taiwan a Singapore per contestare il fatto che Ma rappresenti il popolo di Taiwan.

Il presidente di Taiwan Ma Ying-jeou alla vigilia ha confermato che lo scopo principale del summit è garantire lo status quo delle relazioni fra le due parti, che tradotto significa “no indipendenza, no unificazione e no all’uso della forza”. Il presidente taiwanese ha anche affermato che sia Cina sia Taiwan rivendicano il diritto di definire il principio di “Una Cina” [unione territoriale di Cina, Taiwan, Hong Kong e Macao stabilita nel 1992 ndr].

In realtà, lo scopo è anche quello di rendere possibile un rafforzamento del ruolo internazionale di Taiwan nel mondo. “Spesso incontriamo problemi nel partecipare a eventi internazionali e ne sentiamo parlare molto nell’opinione pubblica – ha dichiarato Ma -. Per questo, all’incontro solleveremo la questione e speriamo di giungere ad un accordo sul tema per permettere a Taiwan di espandere la sua influenza internazionale”. Il capo di governo di Taiwan ha però ribadito che non verranno firmati accordi né pubblicati comunicati congiunti, né si parlerà delle dispute marittime nel Mar Cinese meridionale.

L’incontro è il frutto di dialoghi iniziati al congresso Apec (Asia-Pacific Economy Cooperation) di Pechino dello scorso anno. “All’inizio – ha detto Mala mia intenzione era di incontrare Xi Jinping all’Apec [che si terrà a Manila a fine mese, ndr], ma siccome l’altra parte non ha tempo disponibile non avevamo altra scelta”.

L’incontro con il presidente cinese non è stato accolto in modo positivo dall’opposizione taiwanese, a cui il tempismo della visita (due mesi prima delle elezioni nell’isola) è sembrato sospetto, perché si considera come un tentativo a fini elettorali per raccogliere voti a favore del partito del presidente Ma, il Kuomintang, che al momento è sfavorito contro il Democratic Progressive Party di Tsai Ing-wen.

Centinaia di persone sono scese in piazza a Taipei per protestare contro la “svendita” di Taiwan alla Cina. Il presidente Ma ha però smentito le accuse, affermando che l’incontro “non riguarda le elezioni, ma è basato sulla preoccupazione per la felicità della prossima generazione. Noi speriamo che fare il primo passo nei dialoghi fra i leader di entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan diventi un evento abituale”.

Il Kuomintang è il partito che nel 1949 perse la guerra civile a vantaggio del Partito Comunista di Mao Tze-tung, sotto la guida di Sun Yat-sen, e spinse all’esilio il governo “ufficiale” cinese sull’isola di Formosa (Taiwan). A partire da quella data, i presidenti delle due parti non si sono mai incontrati.

L’Italia non riconosce la Repubblica di Cina (Taiwan), per non inimicarsi la superpotenza Repubblica Popolare Cinese comunista, ma con Taipei ha intensi rapporti commerciali. Il solito modo farisaico di gestire la politica estera e di non svolgere un ruolo diplomatico creativo e di mediazione, che potrebbe perfino essere più produttivo.

(Agenzie) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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