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‘Listen to Me Marlon’, ritratto inedito della più grande star del cinema

Stevan Riley confeziona un documentario toccante e imperdibile per ogni appassionato di cinema, in cui il grande divo si racconta in prima persona grazie al recupero di nastri e incisioni inediti

“Se non avessi avuto la fortuna di diventare attore, sarei diventato un truffatore”: di questo, Marlon Brando, ne era assolutamente certo, conscio del fatto che la professione che lo rese la più grande celebrità di Hollywood sia stata anche quella capace di restituirgli quel senso identitario ricercato per tutta una vita.

Classe 1924, Marlon Brando Jr. racconta se stesso, tirando le fila della sua vita, in questo bellissimo, sentito e definitivo ritratto della stella del cinema che prende il titolo di Listen to Me Marlon, diretto da Stevan Riley, presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e in anteprima italiana al Festival dei Popoli di Firenze, in occasione dell’uscita in home video (18 novembre 2015).

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La peculiarità che rende questo documentario unico e imperdibile per tutti gli appassionati è senza dubbio la vasta mole di materiale inedito di cui il regista è potuto entrare in possesso: circa trecento ore di girato, super8 casalinghi, immagini delle telecamere di sorveglianza, audio della segreteria telefonica, appunti per i ruoli da interpretare ma anche sulle cose pratiche da fare, sfoghi verso colleghi celebri (soprattutto contro Francis Ford Coppola, complice di essersi preso tutto il merito per un film, il leggendario Apocalypse Now, in cui l’attore era pesantemente intervenuto con suggerimenti e imposizioni in sede di sceneggiatura).

“Quando la famiglia Brando mi ha dato libero accesso a tutto quel materiale non sapevo cosa aspettarmi – racconta il regista – credo che lui avesse in mente di realizzare un documentario su se stesso, girato principalmente a Tahiti”.

Emerge potente e dai contorni più umani e sofferti la macabra vicenda che lo catapultò nuovamente sotto l’occhio del ciclone mediatico, quando il figlio Christian fu accusato dell’omicidio del cognato prima, poi a causa del suicidio della figlia Cheyenne.

Emerge soprattutto il contorno ben definito di un uomo in perenne balia della propria sfera emotiva, apertamente contro il sistema hollywoodiano e ogni genere di violenza, atteggiamento che lo innalzò a paladino per le cause riguardanti i diritti civili, dagli afroamericani ai nativi d’America (“Non rivendico i diritti dei neri, rivendico i diritti della razza umana”). L’impegno civile, che però si scontra con il suo totale fallimento all’interno delle mura famigliari: un rimpianto che perseguiterà Brando per il resto della sua vita.

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Paradossale e incredibile come la vita della più grande celebrità del cinema mondiale abbia avuto le sue fondamenta su una costante serie di dolori personali: un padre assente e spesso violento, una madre dall’inconfondibile lato poetico, ma strozzata dall’alcolismo e dalla depressione, che la condussero più volte in carcere, fecero nascere nel giovane Marlon un desiderio di rivalsa che gli facesse dimenticare, anche solo per un attimo, la rabbia e la frustrazione patita in quegli anni.

Desiderio che si traduceva anche nel solo girovagare per le strade di New York osservando i passanti, provando a indovinare i segreti più inconfessabili della gente comune.

Listen to Me Marlon è il documento definitivo per chiunque sia vissuto con la leggenda di un attore mastodontico e insieme fragilissimo.

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