Luciana Savagnone, presidente della Sezione Sicilia della Corte dei Conti, e la denunzia della corruzione politica in Sicilia

Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, inaugurazione dell’anno giudiziario 2014. Relazione del Presidente, dott.ssa Luciana Savagnone, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014, 1° Marzo 2014, Palermo

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Premessa

L’economia italiana è allo stremo e, in Sicilia, l’economia, da sempre in grande difficoltà, è oggi in stato comatoso. Abbiamo ascoltato l’allarme lanciato dall’Osservatorio Confesercenti: non c’è regione e categoria imprenditoriale o merceologica che sfugga alla crisi.

La desertificazione delle città, conseguenza della decimazione degli esercizi commerciali, colpisce soprattutto il Sud e la Sicilia, dove si sono rilevate le perdite di imprese di maggiore consistenza.

Solo in provincia di Palermo, nel 2013, ne sono state chiuse oltre mille.

La condizione di povertà delle famiglie si è aggravata, i redditi lordi dei lavoratori autonomi sono calati repentinamente, mentre i redditi dei pensionati e quelli dei lavoratori dipendenti, rimasti invariati, hanno subìto una lenta ma costante diminuzione di potere reale d’acquisto.

Le disastrose condizioni economiche degli italiani ed in particolare dei siciliani influiscono sul rispetto della legalità, come dimostra l’aumento dei reati contro il patrimonio evidenziato nella relazione del Presidente della Corte di Appello di Palermo, contribuendo, altresì, ad incrementare a dismisura l’offerta di manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali in conseguenza dell’accrescersi del numero dei disoccupati.

Da tempo assistiamo ad uno stravolgimento dei diritti costituzionalmente garantiti, cosicché avere un lavoro costituisce, non più un diritto, ma un privilegio.

In queste difficilissime circostanze socio-economiche, la classe politica non riesce a dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini, occupandosi prevalentemente di se stessa e, sempre più spesso, sottraendo ricchezza al Paese, depredando nei più diversi modi, ed in questo la realtà supera spesso la fantasia, le risorse pubbliche che dovrebbero essere destinate alla crescita.

Se i cittadini più sfortunati e più poveri spesso delinquono perché mossi dal bisogno, nessuna giustificazione può addurre colui che, essendo un rappresentante politico, è un privilegiato.

E’ un privilegiato, anzitutto, per essere stato scelto ad esercitare le più alte funzioni dello Stato ed ancora perché, per affrontare le responsabilità dell’incarico e consentirgli di svolgere senza condizionamenti la sua attività di rappresentanza degli elettori, gode di una retribuzione e di altri vantaggi economici certamente adeguati ai suoi bisogni.

La corruzione della classe politica è dettata, allora, soltanto da una incontrollata smania di ricchezza e di potere. Essa non solo rappresenta un fenomeno detestabile e biasimevole dal punto di vista morale, ma costituisce una concausa determinante dell’impoverimento dell’intera nazione, per quello di cui ci si appropria ed ancora di più per ciò che, con le risorse sottratte, lo Stato sarebbe stato in grado di fare.

In Sicilia, peraltro, il fenomeno corruttivo spesso lambisce e si intreccia con gli interessi dell’universo mafioso, ma anche quando è del tutto estraneo ad esso, in qualche modo, lo favorisce. I reati di corruzione, infatti, anche quelli apparentemente di scarso rilievo, rendono più fertile il terreno su cui cresce e si sviluppa la delinquenza mafiosa, attraverso il perseguimento di interessi economici comuni, connivenze, reciproche protezioni.

Anche all’interno della pubblica amministrazione molteplici vicende, aventi rilievo penale, hanno coinvolto dipendenti, mortificando ed umiliando coloro che con onestà e fatica si dedicano al lavoro.

E’, allora, indispensabile che la politica e la pubblica amministrazione imparino ad amministrare e gestire se stesse, curando, attraverso un rigoroso controllo interno, il rispetto delle norme e delle regole che governano la loro attività, anticipando, se possibile, gli interventi da parte della magistratura, così da riacquistare credibilità nei confronti della cittadinanza ed impedire che si affermi che “sono i giudici a governare il Paese”.

Occorrerebbe almeno evitare che un amministratore, una volta accertata la commissione da parte sua di un illecito, venga confermato nelle funzioni o gli sia conferito altro incarico, così come il pubblico dipendente infedele dovrebbe essere rimosso dalle funzioni nello svolgimento delle quali ha commesso l’illecito.

Ugualmente sarebbe necessario escludere, nella distribuzione di cariche, uffici e mansioni, coloro che, pur non avendo tenuto un comportamento penalmente rilevante, sono stati destinatari di sentenze definitive di condanna da parte di questo giudice contabile per avere male amministrato. Assistiamo, invece, al moltiplicarsi degli sprechi di denaro, spesso da parte di soggetti già condannati, i quali, anziché essere posti in condizioni di non più nuocere al pubblico erario, vengono ancora una volta incaricati di gestire risorse economiche.

In questo contesto, il giudice contabile, nell’esercizio dei compiti istituzionali che la Costituzione gli ha affidato, si pone quale garante dell’uso accorto delle risorse pubbliche con lo scopo non soltanto repressivo di condannare al reintegro del patrimonio leso, ma con funzione anche deterrente e di stimolo a comportamenti virtuosi di accorto utilizzo del denaro

(la Relazione integrale è scaricabile qui in formato Pdf)

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2 pensieri riguardo “Luciana Savagnone, presidente della Sezione Sicilia della Corte dei Conti, e la denunzia della corruzione politica in Sicilia

  • 03/03/2014 in 10:03:38
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    dottoressa buon giorno
    lei ha ragione perfettamente ragione ma quanto dobbamo aspettare perche’ si muova qualcosa ?
    non crede che la misura è colma
    quando si parla di politici i tempi si allungano quando si parla di povera gente tutto viene fatto in un lampo
    le persone si suicidano per disperazione perchè non possono pagare le tasse e tutto quello che la politica fa è commentare e poi niente
    si dovrebbe tagliare tutto lo speco e no mettere sotto accusa questo per poi dopo anni tutto scema
    ma toglere i beni fatti nel periodo elettorale
    I vari governi dicono che le aziende dovrebbero innovare ed investire in tecnologia ma per fare cosa ? quando loro mettendo una piccla tassa tutti gli investimenti diventano vani ?
    mi scusi sono a sua disposizione e volesse contattarmi il mio telefono è il [cancellato]
    buone giornata
    e ridare all’Italia una speranza

    • 03/03/2014 in 10:39:35
      Permalink

      Grazie del suo contributo, signor Vincenzo.
      La dottoressa Savagnone non scrive per questa testata. Abbiamo riportato – senza commento – la premessa della sua “Relazione” in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, tenuta a Palermo il 1° marzo, perché i lettori si facessero un’idea non mediata dalle nostre opinioni. (Peraltro, segnaliamo l’eliminazione del suo numero di telefono perché violerebbe la policy di questo webzine)

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