I militari lanciano l’allarme sul taglio di risorse e si oppongono all’apertura di una “Legione Straniera” simile a un concorso a premi…

Roberta Pinotti, sottosegretario alla difesa, propone di aprire l’arruolamento a stranieri con permesso di soggiorno. Il COCER Difesa risponde: il problema non è la disponibilità di arruolare italiani, ma di pagarli adeguatamente  20130607-legione-straniera780x380

La situazione economica difficile ha spinto a tagli draconiani alla spesa pubblica, che però viene tagliata in settori strategici per il presente e il futuro del Paese: cultura, scuola, sanità. E pure la sicurezza e la difesa, roba da non crederci in un Paese in cui quattro regioni sono di fatto sottratte al controllo dello Stato e la cui convivenza civile è messa in pericolo dalla protervia delle consorterie criminali, identificate con varie sigle, ma unificate nell’obiettivo di perseguire barbari interessi sanguinari.

Nella popolazione si fa sempre più radicata l’idea che chi sta al governo del Paese – latu sensu: maggioranza e opposizione (almeno in prevalenza) – non abbia davvero percezione delle realtà della vita quotidiana per il resto dei connazionali e dei cittadini di altri Paesi che, per motivi diversi, hanno eletto l’Italia come luogo in cui vivere, lavorare, produrre.

Sennonché, mentre si tagliano le risorse alle Forze Armate e alle Forze di Polizia, un aspetto particolare è assunto dal blocco del reclutamento, cosicché fra qualche anno potremo trovarci uno strumento militare di età avanzata, con grave danno all’operatività soprattutto in missione di “proiezione” umanitaria, in adesione alle risoluzioni delle organizzazioni internazionali cui l’Italia aderisce. Ce lo vedreste un ufficiale delle forze speciali di 60 anni guidare un assalto a un covo di terroristi? Roba da barzellette…

Eppure, lo scorso mese c’è stato chi – come la sottosegretaria alla difesa Roberta Pinotti (PD) – ha proposto una misura per porre rimedio ai problemi di arruolamento tramite l’apertura agli extracomunitari le forze armate, anche per favorire il fenomeno che si produsse con la leva obbligatoria, la reciproca conoscenza degli italiani, dall’Alpe a Lampedusa, e il rafforzamento dell’unità nazionale. Gli effetti sono evidenti tuttora, con il Paese diviso almeno in tre parti differenti, a prescindere dalla leva militare.

«Sono favorevole ad aprire le porte dell’esercito agli immigrati e per loro dobbiamo pensare anche al servizio civile» ebbe a dire l’onorevole genovese lo scorso mese, con il fine di rendere «l’Italia più Italia», ma mettendo la difesa alla mercé dei flussi dell’immigrazione. L’ipotesi di lavoro al Governo sarebbe quella di concedere il permesso di soggiorno agli extracomunitari, in cambio di un periodo di servizio sotto le armi, metodo che consentirebbe di risolvere, con la bacchetta magica, il problema della clandestinità e quello dell’invecchiamento medio dei militari.

Sul punto, è intervenuto ieri il Cocer Difesa con un comunicato al vetriolo, firmato dal generale Paolo Gerometta, con cui dice “basta” ai tagli che stanno riducendo i militari alle «soglie della povertà pur continuando a garantire i massimi livelli di efficienza, operatività e sicurezza interna ed esterna». In merito alla “soluzione extra-comunitari”, la rappresentanza   sindacale unitaria del comparto difesa non usa mezze misure o giri di parole. «Non condividiamo, nel senso più ampio del significato, quanto appreso di recente dagli organi di stampa in merito alla notizia di un possibile reclutamento degli immigrati» nelle forze armate, tanto da ricordare al Governo che «la leva obbligatoria è stata semplicemente sospesa», non abolita, e che «prima ancora di ricercare altre forme di arruolamento, bisognerà risolvere il problema della stabilizzazione dei Volontari e del blocco del turn-over».

Sull’argomento, noi pensiamo che sarà ineludibile prima o poi cooptare cittadini di origine straniera nelle forze armate e di sicurezza del Paese, ma non per dare fiato alle trombe della demagogia, quanto per soddisfare una duplice esigenza concreta del comparto: offrire un meccanismo di adesione al Paese a chi ha deciso di elevare l’Italia a propria seconda Patria (e, a volte, perfino prima); arricchire forze armate e di polizia delle conoscenze culturali e linguistiche indispensabili per fronteggiare con prontezza operativa le minacce alla sicurezza interna ed estera.

Invece di pensare a una sorta di fidelity card per il permesso di soggiorno (24 mesi sotto le armi + contributo iniziale di 399 euro = 24 mesi di permesso di soggiorno, manco fosse un contratto di telefonia mobile low cost…), come propone l’onorevole Pinotti, si prendano le leggi di Paesi come la Svizzera, dove il processo di acquisizione della cittadinanza favorisce chi presta servizio nelle Forze Armate in modo stabile e come premessa per diventare cittadino servendo il Paese.

Il rischio, altrimenti, non è quello di una caduta della domanda di arruolamento (che supera di gran lunga l’offerta), ma di aprire le porte in modo incontrollato a gente che potrebbe non avere le qualità per svolgere il servizio, a infiltrati delle organizzazioni terroristiche, a militanti in sonno di Al Qaeda, che – lo vogliamo ricordare ai decision maker – non è frutto della fantasia smodata di un autore letterario, ma è una realtà con cui bisogna fare conto, in quest’inizio di XXI Secolo che ci ha regalato – la si riconosca o meno come tale – la prima guerra transnazionale e internazionale della Storia.

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2 pensieri riguardo “I militari lanciano l’allarme sul taglio di risorse e si oppongono all’apertura di una “Legione Straniera” simile a un concorso a premi…

  • 11/06/2013 in 14:05:33
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    Cosa ci fa in una commissione difesa una civile che di militare non sa un tubo!!!gli extra comunitari devono andare tutti fuori dall’italia.non sono razzista ma non se ne può più!!!basta.l’italia non è l’america,ma il paese dei balocchi .franza o spagna purché se magna?basta!!!almeno le forze armate agli italiani,la difesa del paese è sacra!neppure anni di leva hanno unito il paese,lega nord,p.s.daz,indipendentisti di ogni genere,esistono ancora terroni e polentoni!pensate a rinnovare i contratti !

    • 11/06/2013 in 15:36:11
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      Egregio signore, la senatrice Pinotti, attuale sottosegretario alla Difesa, ha tutto il diritto – direi di più: il dovere – di esprimere il suo pensiero e i suoi proponimenti politici. Così come lei ha il diritto di dissentire in modo civile, di avere sue opinioni e di esprimerle liberamente, anche se la tentazione di tagliare il suo commento è stato forte. Per alcuni motivi, ne porgo qualcuno alla sua attenzione e a quella dei nostri quattro affezionati lettori.

      La realtà è una, la fantasia è un’altra cosa. In Italia ci sono 400mila posti di lavoro liberi (ossia: le aziende non riescono a trovare chi assumere), perché molti di questi lavori sono di tipo ritenuto non conforme alle aspettative, non coerente con gli studi fatti, non soddisfacente. Quindi, che fare? Lei lo sa che se non ci fossero gli indiani a saper mungere con maestria le vacche lombarde, il parmigiano e il grana padano noi sull’amato piatto di spaghetti e pomodoro non potremmo metterlo?

      Lei sa quale contributo alla serenità delle famiglie italiane – da Vipiteno a Lampedusa – danno molte donne, nel curare i nostri anziani non autosufficienti, visto che è confermato il detto siciliano che “un padre può campare (traduco: allevare) cento figli, ma cento figli non possono campare (traduco: accudire) un padre”?

      Dunque, la questione immigrazione è una questione che produce reazioni così istintive (mi mantengo basso…) a causa della scandalosa insipienza della politica, che tende a strumentalizzare la questione per motivi quasi esclusivamente elettorali, per la convinzione (errata) di trarne beneficio in termini di voti in un senso o in un altro.

      Se, al contrario, si ragionasse in modo “laico”, si dovrebbe dire – avere il coraggio di dire – che la legge è uguale per tutti e che tutti devono rispettarla, senza zone franche per alcuno, senza giustificazionismi di sorta.

      Per chi decide di venire in Italia (e in Europa) per migliorare la propria vita, due o tre regole di base, poi pari dignità. Pari non significa favore, né livore. Significa considerare la realtà della comune appartenenza al genere umano. Punto.

      Per la difesa della Patria, in Svizzera chi decide di prestare servizio volontario nelle forze armate elvetiche, ottiene una corsia preferenziale nel processo di acquisizione della cittadinanza, che però non è uguale a chi in Svizzera nasce da cittadini svizzeri. Secondo me quello elvetico è un buon modello di legge, non mi preoccuperei se venisse adottato in Italia. Ma la base è che i nostri pubblici amministratori facciano rispettare la legge, senza che alcuno possa pensare di ottenere un occhio benevolo per via della provenienza da un Paese lontano.

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