Il cardinale Van Thuân: dalla persecuzione alla beatificazione, chiude la fase diocesana del processo

Imprigionato 13 anni senza essere stato processato, “mentre veniva «rieducato» in maniera forzata egli educava con un altro metodo i suoi nemici. Le sue guardie divennero suoi scolari. La sincerità delle sue relazioni cambiarono i rapporti all’interno della prigione”. Furono i carcerieri a dargli, di nascosto, dei pezzetti di legno con i quali realizzò una croce e un pezzo di filo elettrico, che divenne una catena. Gli restarono al collo per tutto il resto della vita, anche da cardinale

20130703-crepaldi-geanpaollo_300x434Roma – Ha trascorso 13 anni in carcere, nove dei quali in isolamento, senza mai essere stato processato, e “pur prigioniero, in condizioni di povertà e di ristrettezze di libertà, non si è perso d’animo, non si è abbandonato all’odio nei confronti dei suoi carcerieri. Mentre veniva «rieducato» in maniera forzata egli educava con un altro metodo i suoi nemici. Le sue guardie divennero suoi scolari. La sincerità delle sue relazioni cambiarono i rapporti all’interno della prigione”. Furono i carcerieri a dargli, di nascosto, dei pezzetti di legno con i quali realizzò una croce e un pezzo di filo elettrico, che divennero una catena. Gli restarono al collo per tutto il resto della vita, anche da cardinale.

Quell’uomo era il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuân, del quale, venerdì prossimo, 5 luglio, si chiude la fase diocesana del processo di beatificazione.

Nato il 17 aprile 1928, nella parte centrale del Vietnam, in una famiglia che aveva tra i suoi antenati i primi martiri vietnamiti del 1698, entrò prima nel seminario minore di An Ninh e poi in quello maggiore di Phu Xuan. L’11 giugno 1953 venne ordinato sacerdote ed inviato alla parrocchia di San Francesco come viceparroco. Pochi mesi dopo fu nominato cappellano dell’Istituto Pellerin (deve lui stesso venne educato), dell’ospedale centrale e della prigione provinciale.

Inviato a Roma per proseguire gli studi, si laureò in Diritto canonico alla Pontificia università urbaniana. Ritornato in Vietnam fu professore e poi rettore del seminario di Huê, diocesi della quale nel 1964 divenne vicario generale. Il 13 aprile 1967, Paolo VI lo nominò primo vescovo vietnamita di Nha Trang. Scelse come motto Gaudium et Spes poiché desiderava essere un apostolo di gioia e di pace.

Il 24 aprile 1975, Paolo VI lo nominò coadiutore della arcidiocesi di Saigon. Pochi mesi dopo, il 15 agosto 1975, venne arrestato e imprigionato. “Allorché – scrisse – i comunisti mi fecero scendere nella stiva di una nave, la Hai-Phong, stipato insieme ad altri 1500 prigionieri per trasportarci al Nord, mi dissi: ‘Questa è la mia cattedrale, questo è il popolo che Dio mi affida perché io me ne curi, ecco la mia missione: assicurare la presenza di Dio fra questa gente, fra questi miserabili, disperati fratelli miei. È la Sua volontà che io sia qui. Accetto la Sua volontà. Da quel momento in poi una nuova pace mi ha riempito il cuore e mai mi ha più abbandonato in tutti quei tredici anni”.

Fu rilasciato il 21 novembre 1988.

Chiamato a Roma nel 1991 da Giovanni Paolo II, fu vice presidente e poi presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace. E’ di quegli anni la redazione del Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Creato cardinale nel 2000, dopo una lunga malattia morì il 16 settembre 2002.

“Van Thuân – ha detto ieri mons. Mario Toso, segretario di Giustizia e pace, in occasione della presentazione della chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione – ha sperimentato sulla sua pelle la politica ideologica, nemica della persona, del suo bene,  delle sue libertà. È stato imprigionato, internato e praticamente esiliato. Ha perso la sua comunità religiosa e la sua Patria. Ciononostante, seppur in terra straniera, non si sentì senza Patria. La Chiesa divenne ancor più la sua famiglia. L’attaccamento alla sua terra e alla sua comunità vietnamita fu più profondo e attivo. Mentre era presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace coltivò contatti intensi con i suoi compatrioti espulsi o fuggiti dalle loro città. L’ideale della comunione e dell’unità nazionale era ricercato con una forte tensione. Chi sceglie Cristo, ha scritto il card. Van Thuân,  e desidera operare una vera «rivoluzione» nel mondo, rinnovandolo con la potenza dello Spirito,  deve abbracciare la croce, sentirsi cittadino del mondo, amare il proprio Paese. In Cinque pani e due pesci (Edizioni San Paolo 1997) scrive: «Aiuta la tua patria con tutta l’anima. Sii fedele ad essa. Difendila col tuo corpo e il tuo sangue. Costruiscila con il tuo cuore e la tua mente. Condividi la gioia dei tuoi fratelli e la tristezza del tuo popolo. Un Vietnam. Un popolo. Un’anima. Una cultura. Una Tradizione. Cattolico vietnamita, ama mille volte la tua patria! Il Signore te lo insegna, la Chiesa te lo domanda. Possa l’amore del tuo Paese essere tutt’uno col tuo sangue che scorre nelle tue vene» (pp. 78-79)”.

Ora, come ha spiegato il postulatore, Waldery Hilgeman, “chiusa questa prima fase dell’iter processuale, la causa del Servo di Dio card. Van Thuân inizierà un itinerario nuovo e specialissimo, la cosiddetta fase romana (che si svolgerà presso la Congregazione delle cause dei Santi). Al termine della Sessione di chiusura del Processo diocesano, il cardinale vicario di Roma mi affiderà questi documenti, tutti sigillati, con l’incarico di trasportarli alla Congregazione delle cause dei Santi. Una volta effettuata la consegna di tutta la documentazione processuale e superata la relativa valutazione giuridica della stessa, verranno scritte in modo ufficiale – sulla base dei documenti e delle testimonianze raccolte dal Tribunale diocesano di Roma – la vita e le virtù del Servo di Dio card. Van Thuân, confluendo nella cosiddetta “Positio”. Si tratta di una specie di tesi di santità, redatta dal postulatore con l’ausilio di un collaboratore esterno e sotto la guida del relatore. Quando la “Positio” sarà perfetta in ogni sua parte ed avrà superato le valutazioni interne della Congregazione delle cause dei Santi, verrà sottoposta all’esame dei membri (vescovi e cardinali) della Congregazione stessa, i quali verranno chiamati ad esprimere il loro voto circa il grado eroico delle virtù praticate dal card. Van Thuân. Solo a questo punto il Santo Padre attribuirà il titolo di “Venerabile” al Servo di Dio Card. Van Thuân”.

Per la fase successiva, che porta alla beatificazione, si attenderà il riconoscimento fi un miracolo a lui attribuibile. “Ad oggi – ha riferito il postulatore – vi sono diverse segnalazioni di grazie e di segni attribuiti all’intercessione del Servo Dio Card. Van Thuân. Inoltre, ci sono alcuni casi di presunti miracoli avvenuti per intercessione di Van Thuân; miracoli in ordine ai quali – dopo aver ricevuto apposito parere di esperti (medici) ed in seguito alla conclusione del processo diocesano – si valuterà se intraprende la procedura canonica per l’avvio del cosiddetto processo “super miro“. Ad ogni buon conto, corre l’obbligo di segnalare un dato certo: la fama di santità del Servo di Dio Van Thuân aumenta giorno dopo giorno”.

(fonte AsiaNews)

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