L’Egitto vuole voltare pagina. Mohamed Morsi destituito, presidente ad interim il Capo della Corte Costituzionale

Egitto sull’orlo dell’abisso o all’alba di un nuovo giorno. Iniziato lo show down al Cairo. Spinte contrarie mettono il grande Paese mediterraneo di fronte al bivio tra islamismo radicale e lotta per una democrazia autoctona che possa far convivere tradizione religiosa e rispetto per le differenze, valori antichi, spinte verso la modernità e parità giuridica di genere

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Il presidente egiziano Mohamed Morsi è stato posto agli arresti domiciliari. Allo scadere dell’ultimatum dell’Esercito, i militari sono intervenuti con arresti mirati di leader islamisti appartenenti alla Fratellanza Musulmana.

Mohammed El Baradei è indicato dall’opposizione come la personalità migliore per rassicurare il mondo sul fatto che l’attuale iniziativa delle Forze Armate non costituiscono un passaggio antidemocratico, ma – al contrario – una svolta per ristabilire le condizioni democratiche, offese dall’islamizzazione forzata delle istituzioni promossa da Morsi.

Il presidente non ha voluto dimettersi, sembra sia sotto custodia della Guardia Repubblica.

Ai leader della “Fratellanza” è stato imposto il divieto di espatrio. (17.40)

L’esercito da mezz’ora ha circondato la sede della televisione di Stato. Si attende il comunicato dello Stato Maggiore, pochi minuti dopo la scadenza dell’ultimatum, alle 16.30 ora italiana.

Voci di arresti di islamisti in tutto il Paese, si teme la reazione violenta dei Fratelli Musulmani. La reazione del popolo egiziano, a favore della laicità e della tolleranza costituiscono la vera Primavera Araba e danno ragione a Francis Fukuyama: lo stato liberale è l’unica forma possibile per coniugare diritti individuali e sicurezza collettiva.

in aggiornamento

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