Egitto, cristiani e chiese nel mirino degli islamisti come reazione alla

Fuggite 100 famiglie cristiane dal Sinai dopo l’uccisione di una sacerdote copto e la decapitazione di un commerciante cristiano. Chiese crivellate di colpi; negozi di cristiani segnati per possibili attacchi; dimostrazioni contro il patriarca Tawadros, “reo” di aver appoggiato la caduta di Morsi. I cristiani rischiano di essere il capro espiatorio dei gruppi islamisti e dei Fratelli Musulmani
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Il Cairo – Oltre 100 famiglie cristiane sono fuggite da El Arish, nel Sinai, per le minacce di morte lanciate da gruppi di islamisti, dopo la destituzione di Mohamed Morsi. Il 6 luglio scorso un sacerdote, padre Mina Abboud Haroan, 39 anni, è stato ucciso; l’11 luglio il corpo di un altro cristiano, un commerciante copto di  Sheikh Zowayd, è stato ritrovato decapitato. Era stato rapito alcuni giorni prima. Adesso tutte le chiese copte del Nord Sinai hanno cancellato tutte le funzioni e gli incontri, meno la messa del venerdì. Ormai a Rafah e a Sheikh Zowayd non vi sono più cristiani.

La penisola del Sinai è stata sempre sede di gruppi islamisti, molti dei quali legati alle squadre militari di Hamas a Gaza, facenti parte del gruppo terrorista Ezzedin al-Qassam.

Questi gruppi combattono da decenni contro l’esercito egiziano, che cerca peraltro di interrompere i rifornimenti di armi e il contrabbando con la Striscia di Gaza, vero alimento per il governo di Hamas. Su ordine di Morsi e della Fratellanza, l’esercito aveva ridotto la pressione su questi gruppi terroristi, di nuovo sotto il maglio delle Forze Armate egiziane dopo l’arresto e la destituzione del presidente eletto dalla Fratellanza.

Pochi giorni dopo la rimozione di Morsi, nel Sinai vi sono stati decine di attacchi contro stazioni di polizia, posti di blocco dell’esercito, militari delle Forze armate, ma presto sono partiti gli attacchi anche contro i cristiani, “rei” di aver appoggiato la caduta di Morsi.

Il 5 luglio scorso, il gruppo jihadista “Ansar al-Shari’a nella terra di Kinaanah” (cioè l’ Egitto), ha diffuso una dichiarazione promettendo di rispondere alla «guerra contro l’Islam in Egitto», portata avanti da «laicisti, atei, fedeli di Mubarak, cristiani, forze di sicurezza e leader delle Forze armate».  Nella dichiarazione si afferma che la democrazia è «blasfema» perché tenta di porsi al posto di Dio e si mette in guardia da possibili «massacri di musulmani in Egitto» che peraltro non sembra essere nel programma del capo dello Stato provvisorio, né del capo provvisorio del governo.

I cristiani, e in particolare il patriarca Tawadros, sono accusati di essere conniventi con l’esercito per la rimozione di Mohamed Morsi. Questo perché alla dichiarazione di destituzione di Mohamed Morsi, letta in televisione dal generale El Sissi, era presente il patriarca copto Tawrados II, ma anche il grande imam della moschea di Al Azhar, Ahmed al-Tayeb. In molte manifestazioni pro-Morsi, organizzate in questi giorni dai Fratelli musulmani, al-Tayeb viene bollato come “traditore“.

Anche il patriarca copto è accusato di aver tradito l’Egitto. Tre giorni fa a Heliopolis almeno duemila giovani della Fratellanza, hanno scritto sui muri della locale chiesa cattolica  “Abbasso Tawrados“, in una manifestazione durata diverse ore.

La minoranza copta rischia di essere perciò presa di mira come capro espiatorio, cui far pagare la caduta del presidente Morsi e la perdita di potere della Fratellanza. Fonti cristiane in Egitto, hanno confidato all’agenzia di stampa cattolica AsiaNews che «la tensione è molto alta» anche perché la Fratellanza, aiutata da jihadisti infiltrati, si sta lanciando in una serie di attacchi anticristiani, dal sapore terrorista.

Tre giorni fa, il villaggio cristiano di Dabaaya è stato attaccato da un gruppo di uomini armati, che hanno incendiato 23 case e ucciso quattro cristiani. Uno di loro, Emile Nessim, si era prodigato per raccogliere le firme dei Tamarod (i ribelli), che hanno portato alla caduta di Morsi. Segno di una presenza importante anche sotto il profilo informativo, perché le sedi caritatevoli della Fratellanza funzionano come “antenne” locali, come stazioni del servizio di spionaggio dei Fratelli Musulmani.

Il 9 luglio, il portale della chiesa di Mar Mina a Porto Said è stata crivellata di colpi da un gruppo di ignoti. Nei giorni scorsi a Minya (250 km a sud del Cairo), un gruppo di islamisti ha disegnato delle croci su alcuni negozi di copti egiziani. Un gesto che la gente del luogo definisce “di sapore nazista” e teme siano il preludio a un attacco terrorista massiccio per bruciare gli edifici segnati.

Altre fonti però tendono a ridimensionare la minaccia, definendo il clima tra cristiani e musulmani dopo la caduta di Morsi come “più rilassato”. «C’è una più forte solidarietà nel contrastare l’estremismo e nel far maturare l’unità nazionale» ha detto una fonte locale ad AsiaNews.

Le minacce anticristiane sono quindi riconducibili solo ai membri della Fratellanza, una pericolosa minoranza islamista, che non intende perdere il potere senza ricorrere alla violenza.

(fonte AsiaNews)

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