Egitto, i Fratelli Musulmani incitano all’assedio dell’ambasciata americana al Cairo

Il vicepresidente del Partito Libertà e Giustizia ha chiamato gli egiziani ad assediare la residenza diplomatica statunitense, ma sui social media gli egiziani gli rispondono: ladri, strumentalizzate la religione. Nove morti e 86 feriti negli scontri di ieri notte, nove feriti oggi all’università del Cairo

20130723-Essam-El-Erian_780x430

Il vicepresidente del partito Libertà e Giustizia, l’emanazione politica dei Fratelli Musulmani, Essam al-Erian (nella foto in alto), ha incitato gli egiziani ad assediare l’ambasciata degli Stati Uniti, nel corso di una sessione del dissolto Consiglio della Shura, tenuta in una sala della moschea di Rabaa al-Adaweya. La finalità di questo incitamento alla violenza sarebbe di spingere il personale diplomatico a lasciare l’Egitto.

«Noi speriamo che i diplomatici non siano esposti ad alcun danno, ma vogliamo che se ne vadano dal Paese. Non li vogliamo nella nostra terra» ha dichiarato Erian, spiegando che l’intimazione è fondata dal ruolo giocato dagli americani in quello che il Fratelli Musulmani chiamano “colpo di Stato militare”.

Erian ha anche affermato che le proteste pacifiche aumenteranno, con la partecipazione di più musulmani, cristiani, bambini e giovani che si aggiungeranno. Il vicepresidente del partito islamista ha avvertito i capi dell’esercito e dell’intelligence che hanno preso parte al “golpe” di preparare le loro valigie prima possibile, perché il «popolo non avrà alcuna indulgenza per nessuno». Erian ha anche riposto fiducia nel fatto che le Forze Armate correggeranno la loro politica prima della polizia e del sistema giudiziario e raggiungeranno i risultati che non sono stati raggiunti dalla rivoluzione del 25 gennaio.

Safwat Abdel Ghany, uno dei leader della Jama’ a al-Islamiya e membro del dissolto Consiglio della Shura, che si riunisce in clandestinità, ha descritto la cacciata dell’ex presidente Mohamed Morsi come uno «sleale colpo pianificato da tempo».

Adel Afify, rappresentante dell’Asala Party nel Consiglio della Shura, ha affermato di aver inviato una email al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban ki-moon, con cui ha chiesto che coloro i quali hanno perpetrato il colpo di Stato siano processati di fronte al Tribunale Penale Internazionale.

Tuttavia, è chiaro che queste dichiarazioni sono ormai la dimostrazione della sconfitta dei Fratelli Musulmani, che oggi vivono la fase transitoria verso la definitiva emarginazione politica in Egitto. La popolazione vuole che il Paese esca dalle secche della crisi in cui l’ha ridotta Morsi, sulla base del programma islamista dei Fratelli Musulmani e del braccio politico, il Partito Libertà e Giustizia.

Significativa la risposta che gli egiziani danno sui social media. Sul sito di Egypt Indipendent, Omar Webas scrive: “l’Egitto non è il vostro Paese, lo è di tutti gli Egiziani. Avete avuto la possibilità di governare il Paere e avete fallito completamente; volevate prendere tutto solo per voi stessi e il vostro gruppo. Non avevate alcun interesse per il nostro Paese sulle vostre spalle e avete prodotto riforme retrive, avete separato il popolo e ci avete fatto odiare l’un l’altro. Siete ladri nel nome della religione, BASTA, per favore». Diremmo assai significativo.

Nel frattempo, le autorità sanitarie hanno aggiornato il bilancio degli scontri di ieri notte, tra i supporters di Morsi e il popolo libero che vuole fermare queste violenze islamiste. Nove morti e 86 feriti è il risultato degli scontri, secondo il ministero della sanità del Cairo. Sei persone sono state uccise nella piazza al-Nahda, a Giza, sud-ovest del Cairo, e altre tre tra Piazza Tahrir e la provincia di Qalyubiya, al nord del Cairo.

Negli scontri di questa mattina nei pressi dell’università, invece, si contano nove feriti, mentre in precedenza i media ufficiali avevano parlato di due morti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: