Emma Bonino, riservata a Roma e chiacchierona a Bruxelles, mostra la debolezza etica dell’Italia

Due passi falsi dialettici della ministra degli Esteri (e del ministro della Difesa) a margine del Consiglio Europeo sul caso Shalabayeva/Kazakhstan e su Hezbollah, finalmente inserita nella lista dei gruppi terroristici dell’UE. A volte tacere ha il pregio di non svelare il proprio reale pensiero o quello del governo di cui si è parte importante. Il “Lodo Moro”

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Ieri, Emma Bonino – a margine del Consiglio Europeo dei ministri degli Esteri dei 28 Paesi dell’Unione Europea (già la lunga definizione fa venire la pelle d’oca) – ha parlato assai, troppo, per parafrasare Massimo D’Alema su Matteo Renzi. E lo ha fatto su due argomenti delicati, che necessiterebbero silenzio e riservatezza, soprattutto dal titolare del dicastero degli Affari Esteri.

I temi su cui a nostro avviso Bonino si è espressa sono il caso Shalabayeva/Kazakhstan e l’inserimento dell’ala militare di Hezbollah nella lista nera dei movimenti terroristici dell’UE.

Sul primo caso, la Bonino ha manifestato il proprio fastidio, affermando che a suo avviso «ci siano ancora punti oscuri che altre istituzioni devono chiarire». Poi, alla domanda se è all’ordine del giorno ritirare il gradimento diplomatico verso l’ambasciatore kazako, Adrian Yemelesson, ha assicurato che la sua preoccupazione è di «non indebolire per reazione o controreazione la nostra presenza ad Astana», ammettendo che c’è una disputa diplomatica tra Italia e Kazakhstan. Ancora, Bonino ha chiarito che la sua «prima preoccupazione sia di difendere questa signora» un caso che la ministra degli Esteri ha affermato di seguire «in solitario e con grande attività dal primo giugno, di fronte a istituzioni del Paese che continuavano a ripetere che tutto era regolare» e di cui ha parlato «nella riunione a Maiorca (del Gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa) con tutta una serie di ministri».

Infine, nostra Signora della Farnesina ha puntualizzato che «la questione della difesa della protezione della signora, che è stata la mia preoccupazione dal primo giugno e che si è manifestata in diversi incontri con gli avvocati, nell’essere andati a visitare la signora due volte, raccogliendo la firma per procura per fare l’esposto, non sarà sollevata». Tuttavia, alla domanda dei giornalisti presenti su cosa intendesse dire con “punti oscuri che altre istituzioni devono chiarire”, la ministra ha risposto in modo laconico: «Vado in Parlamento il 24» (per il Question Time, ndr). Domani quindi ne sapremo altro.

Sul secondo punto – l’inserimento di Hezbollah nella lista nera dei movimenti terroristici banditi dall’UE – l’Italia, per bocca della propria ministra degli Esteri ha «manifestato perplessità» insieme a Finlandia, Irlanda e Malta, per la preoccupazione che questo atto politico chiaro contro un efferato gruppo terroristico possa avere ripercussioni sia in patria che in Libano, dove truppe italiane (insieme a militari di Brunei, Finlandia, Ghana, Irlanda, Malesia, Corea del sud, Slovenia e Tanzania) sotto bandiera ONU vigilano sul rispetto degli accordi sulla stabilità nel sud del Paese dei Cedri, nell’ambito dell’UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon) dal 2006.

Sul caso Shalabayeva/Kazakhstan Emma Bonino è sembrata a Bruxelles più loquace di quanto sia stata a Roma, in modo inappropriato, perché ha criticato il proprio governo e branche dell’amministrazione pubblica italiana in un luogo – il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE – in cui il tema non era all’ordine del giorno. Questo tema è al momento questione di competenza interna nazionale e non di competenza della Confederazione di Stati chiamata Unione Europea.

Sul caso Hezbollah, la Bonino ha dato una manifestazione plastica non della capacità di mediazione politica internazionale, quanto piuttosto la propensione ad accordarsi con i delinquenti, categoria cui appartiene Hezbollah. È come se il governo di Israele manifestasse “perplessità” sull’inserimento della mafia siciliana tra i gruppi criminali da perseguire: quale sarebbe in questo caso l’opinione dell’Italia?

Del resto il nostro Paese ha una tradizione consolidata in materia, fin dal cosiddetto “Lodo Moro”, con cui l’Italia si tenne lontana (forse) dagli attentati terroristici del terrorismo palestinese sul suolo nazionale, a patto di lasciare libera circolazione ai terroristi con armi e bagagli (in senso letterale). Preclare esempio di intollerabile doppiezza nazionale.

Che sia Malta a sollevare “perplessità” – visto che è sotto sostanziale protettorato militare italiano – si può comprendere; meno che un Paese cardine dell’Alleanza Atlantica e della NATO si esponga al pubblico ludibrio internazionale, paventando la rappresaglia di un nugolo di farabutti delinquenti, assassini matricolati, protagonisti in Siria di pagine di efferatezza inenarrabili.

Questa valutazione non toglie alcun merito alle capacità italiane di mediare tra le parti, che sarebbero rafforzate dalla chiarezza con cui l’Italia dovrebbe muoversi sul piano internazionale, separando il grano dal loglio.

Se l’Italia – per motivi vari – non ha più la capacità di prevenire le minacce e di fronteggiarle nel modo adatto, il governo abbia il coraggio di andare in Parlamento e di dirlo ufficialmente, predisponendo gli atti ufficiali in sede internazionale, dichiarando alle Nazioni Unite di porsi sotto l’ala protettrice di un Paese straniero (amico o meno non è importante: l’importante che ci protegga…)…

Perché non si può sentire un ministro della Difesa di un Paese NATO valutare l’esposizione del contingente italiano di UNIFIL dichiarando «tenderei ad escludere ripercussioni. La decisione (di includere Hezbollah nella lista dei movimenti terroristi, ndr) è frutto di una serie di atti dei Paesi europei, ma non deve far perdere di vista il dialogo con Hezbollah». Qualcuno spieghi al ministro della Difesa che non si può dialogare con i terroristi, li si può – li si deve – solo combattere, fronteggiare, stringere d’assedio. Dare il “demerito” agli “atti dei Paesi europei” è uno scaricabarile indegno di un Paese serio e di una democrazia occidentale. Ammesso che l’Italia sia ancora un Paese serio e una democrazia occidentale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

@johnhorsemoon

Un pensiero riguardo “Emma Bonino, riservata a Roma e chiacchierona a Bruxelles, mostra la debolezza etica dell’Italia

  • 23/07/2013 in 11:56:35
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    Ma chi l’ha scelta come titolare ,per questo ministero così delicato ?
    Povero stato italiano se questi sono i suoi rappresentanti !
    Ma già, cosa c’era da sperare da questa accozzaglia di sprovveduti?

I commenti sono chiusi

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