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Erich Priebke sia sepolto nel suo Paese, la Germania. Sic et simpliciter e pro memoria

Priebke è tedesco. Che sia sepolto in Germania, non in Italia. Per molti il ricordo doloroso non si è trasformato in memoria

Erich-Priebke

Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau“. E ancora: “Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore“, a proposito del nazionalsocialismo.

Queste le ultime parole pubbliche di Erich Priebke, morto venerdì scorso all’età di 100 anni.

Parole che, nonostante siano passate 69 primavere dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, sanno ancora fare male. Perché è viva la memoria di quanto avvenne in uno dei periodi più bui della storia dell’Umanità, in quanto scorre nelle nostre vene anche il sangue di chi subì sulla propria pelle quell’inaudita violenza.

Ecco perché non è una polemica di poco conto quella montata attorno alla questione della sepoltura e al funerale dell’ex capitano delle SS. Priebke, infatti, è l’individuazione concreta del male assoluto di cui i nazisti si fecero interpreti, anche in Italia dopo la caduta del regime fascista e l’armistizio firmato con gli Alleati.

E il corpo di uno che fece parte del progetto di morte nazista non può essere sepolto nella stessa terra che macchiò con il sangue degli italiani. Che sia spedito in Germania, dove nacque nel 1913. Che siano pale tedesche a sotterrarlo. O i loro forni crematori a bruciarlo, disperdendo le ceneri al vento.

Ma non in Italia. Sarebbe un insulto alla memoria di chi non c’è più. E di chi oggi non ci sarebbe stato, se gli eroi di 70 anni fa non avessero deciso – grazie al sostegno degli Alleati – di soffocare il desiderio nazista di unire il Vecchio Continente sotto il giogo della croce uncinata.

I perbenisti dicono che i morti sono tutti uguali. Buoni o cattivi. Ma Priebke e quelli come lui fuoriescono da questa “legge universale”: il male assoluto non merita nessuna pietà.

Perché per molti, ancora oggi, il ricordo doloroso non si è trasformato in memoria.

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.