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Crisi Ucraina. La Nato smentisce il ritiro russo dalle frontiere. “Reagiremo a ogni minaccia”

Dopo l’incontro tra il Segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo russo, Serghej Lavrov, a Parigi, da ieri si è alzata la soglia di attenzione dell’Alleanza Atlantica, i cui ministri degli Esteri sono riuniti da ieri in sessione ministeriale. Perplessità tedesche su quella che potrebbe essere considerata una “provocazione” della Nato alla Russia

Meetings of the Foreign Ministers at NATO Headquarters in Brussels - Ceremony to Mark the NATO Enlargement Anniversaries

Brussels – A venticinque anni dalla sua caduta, torna in Europa la “Cortina di Ferro”, ma la linea di difesa si sposta ancor più a est sul confine tra Russia e Ucraina. E più che di Cortina di Ferro, si può parlare di ‘Cortina del Gas’. è, infatti, rottura tra Russia e Nato, che sceglie la “trincea” di Kiev – e dei paesi una volta sotto il Patto di Varsavia dominato dall’URSS – per avvertire Mosca che l’Alleanza farà “i passi necessari per chiarire al mondo che nessuna minaccia contro un alleato della Nato (riferimento agli stati baltici e alla Polonia, ma non all’Ucraina che è membro dell’Alleanza) avrà successo“.

L’Italia sposa questa linea e si dichiara pronta a partecipare al rafforzamento militare della difesa. Mosca, per il momento, fa rispondere Gazprom, che aumenta il prezzo del gas per il vicino ”ribelle” e lascia intendere come la risorsa energetiche sia l’arma più efficace in tempo di pace.

La Nato non vede segni di un ritiro delle truppe dal confine con l’Ucraina e, sebbene il cancelliere tedesco Angela Merkel abbia sottolineato di volersi “fidare” di Mosca, ha deciso di sospendere ogni attività di collaborazione, sia militare che civile con Mosca, che dopo l’annessione della Crimea sembra voler allungare le mani sulla Transnistria, regione autonoma della Moldavia.

Il dialogo – ha spiegato il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, al termine della ministeriale dell’Alleanza di ieri – resta aperto il dialogo “attraverso le linee di comunicazioni” del Consiglio Nato-Russia.

L’Alleanza presenterà “proposte su come possiamo ulteriormente rafforzare la nostra difesa collettiva” e in particolare nei paesi membri potenzialmente più coinvolti dalla politica aggressiva della Russia nell’Est dell’Europa.
Tale rafforzamento può aver luogo attraverso “un adattamento dei piani militari“, “il rafforzamento delle esercitazioni” e “attraverso uno schieramento appropriato” di forze. Una volta che le autorità militari della Nato avranno presentato la loro proposta, toccherà agli organi politici dell’Alleanza decidere, ha sottolineato Rasmussen.

Al riguardo, la ministro degli Esteri italiana, Federica Mogherini, nel suo intervento ha sostenuto che “l’Italia sta valutando le eventuali modalità di partecipazione“. Alcuni paesi membri hanno già presentato offerte concrete per il possibile incremento di sicurezza nei paesi dell’Est Europa, che è da ieri allo studio delle autorità militari della Nato. Altri Paesi membri dell’Alleanza Atlantica restano più prudenti e insistono per evitare un incremento della tensione, come riferiscono fonti della Nato.

La Rada Suprema (il parlamento di Kiev) ha intanto approvato un disegno di legge che autorizza l’ingresso sul territorio ucraino di unità delle Forze Armate di Paesi stranieri, in particolare della stessa Nato e dell’Unione Europea, così da potervi tenere esercitazioni militari congiunte già nel corso del 2014. La legge prevede il coinvolgimento di un massimo di 2.500 militari ucraini, e di un egual numero complessivo per quelli degli Stati partner, tra i quali primeggiano Polonia, Stati Uniti e Romania. Le manovre si svolgeranno fra maggio e novembre nella regione meridionale di Mikolayiv, sul Mar Nero, e in quelle occidentali di Leopoli e della Transcarpazia.

Sulla questione va notata la posizione della Germania, che è stata moderatamente critica sulla decisione, considerandola una specie di provocazione rivolta al Cremlino.

Il colosso russo dell’energia “Gazprom” ha subito reagito alla situazione, aumentando di oltre un terzo il przzo del gas fornito all’Ucraina, che lo pagherà 100 dollari in più di quanto avvenuto finora (da 285,50 $ a 385,50). Anche questa mossa – ha spinto il Primo Ministro britannico a dichiarare al capo del Governo italiano, Matteo Renzi, che i “Paesi dell’UE devono essere meno dipendenti dal gas russo”.

Ma serviva una crisi per capire che mettesi alle dipendenze energetiche di un altro stato mette l’intera UE in uno stato pericolos?

(AGI)