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Alfano a Ue: “tra gli immigrati dalla Libia possono esserci terroristi”. Citofonare Ansar al-Sharia?

Al Consiglio dei ministri dell’Interno dell’UE, in Lussemburgo, il ministro Alfano fa questa inattesa dichiarazione che pone subito un problema politico: chi lo dice a Laura Boldrini, Federica Mogherini, Roberta Pinotti e Donna Pina (Picierno) vestali dell’accoglienza-sempre-e-comunque? Ora si che sono problemi…

Da sinistra,Cecilia Malmström, Commissario agli Affari Interni della Commissione Europea, Charalambos Athanasiou, ministro greco della Giustizia, della Trasparenza e dei Diritti Umani, e Nikolaos Dendias, ministro greco dell'Interno e della Protezione Civile, nel corso della conferenza stampa tenuta alla fine della prima giornata del Consiglio UE Giustizia e Affari Interni (Foto Credit: Consiglio dell'Unione europea)
Da sinistra,Cecilia Malmström, Commissario agli Affari Interni della Commissione Europea, Charalambos Athanasiou, ministro greco della Giustizia, della Trasparenza e dei Diritti Umani, e Nikolaos Dendias, ministro greco dell’Interno e della Protezione Civile, nel corso della conferenza stampa tenuta alla fine della prima giornata del Consiglio UE Giustizia e Affari Interni (Foto Credit: Consiglio dell’Unione europea)

Lussemburgo – Dichiarazioni a effetto quelle di Angelino Alfano, ministro dell’interno, a margine (e crediamo anche durante) del Consiglio dei Ministri dell’Interno dell’UE, tenutosi in Lussemburgo. “Noi non consideriamo Mare Nostrum un’operazione eterna, non è destinata a durare in eterno“. Del resto, il principe de Curtis lo diceva sempre: “prima o poi tutti dovete morire“.

Ma a parte gli scherzi (si ride per non piangere…), nel corso del vertice dei titolari dei dicasteri degli affari interni si è parlato di immigrazione (sarebbe stato difficile il contrario), ma senza che emergesse con tutto il suo peso “quel senso di urgenza drammatica che noi vogliamo affermare” sulla situazione in corso nel Mediterraneo, ha sottolineato Alfano.

Il presidio della frontiera mediterranea è un presidio necessario da parte di Frontex“, ha aggiunto il ministro dell’Interno, sottolineando che “questo non significa che dobbiamo farlo sempre noi e per sempre noi“.

20140606-alfano-320x200Sulla situazione nel Mediterraneo, il titolare del Viminale ha ribadito che “l’Italia non può pagare da sola il conto dell’instabilità in Libia“, uno scenario che impone una presa d’atto dell’UE e misure adeguate. Come piazzare le tende e montare “un presidio in Africa“, in modo da agire “per evitare le partenze“. Una parola. 

Infatti Alfano ha poi affermato di aver messo in evidenza due problemi: la necessità di rafforzare Frontex e una diversa gestione del diritto di asilo, perché chi ottiene lo status di rifugiatodeve poterlo esercitare in tutta Europa“. Anche in questo caso più facile a dirsi che a farsi, perché il regolamento “Dublino III” impone l’esercizio del diritto di silo solo nello Stato in cui il migrante arriva: in definitiva uno degli Stati del Sud Europa che fronteggiano il problema

Alfano allora ha posto il problema di affrontare la questione con “accordi bilaterali” con i paesi interessati, non potendo cambiare le norme vigenti, ma ha anche anticipato che questi temi saranno riproposti in agenda non solo al Consiglio Europeo del 26 e 27 giugno prossimi, ma resteranno in cima alle riunioni dei ministri dell’interno durante tutto il semestre italiano di presidenza del Consiglio.

TERRORISTI DALLA LIBIA? NON POSSIAMO ESCLUDERLO – Tuttavia l’affermazione più grave, allarmante, il ministro dell’Interno italiano l’ha espressa a una prcisa domanda se fosse ancora attuale l’allarme posto dall’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, qualche mese fa, sul rischio che vi siano terroristi jihadisti celati  tra gli immigrati irregolari che affluiscono sulle coste siciliane. La risposta è stata secca: “nessuno è in grado di escluderlo“. anche se poi ha precisato che la vigilanza degli apparati di sicurezza “è altissima“.

Il riferimento era anche al fatto che durante il Consiglio dei ministri dell’Interno si fosse affrontato il tema dei reduci dalla guerra in Siria, che potrebbero arrivare in Europa per compiere azioni terroriste. Una preoccupazione montata ancor di più dopo l’attentato al museo ebraico di Bruxelles di due settimane fa, per il quale è stato arrestato Mehdi Nemmouche, francese nato a Roubaix da genitori algerini, con un passato di delinquente comune, poi indottrinato all’islam jihadista durante uno dei suoi soggiorni presso le patrie galere dei cugini francesi.

Nemmouche risulta aver combattuto in Siria e per questo era stato schedato dal DCRI (Direction Centrale du Renseignement Intérieur) al servizio del ministero dell’Interno transalpino. Dal 12 maggio scorso la DCRI non esiste più, avendo mutato denominazione in DGSI (Direction Générale de la Sécurité Intérieure), equivalente alla nostra AISI, servizi segreti interni del ministero presieduto attualmente da Bernard Cazeneuve.

Ma l’arresto di Nemmouche, che si è attribuito la paternità della strage al Museo Ebraico di Bruxelles e poi si è chiuso in un mutismo assoluto interrotto solo per rifiutare l’estradizione in Belgio, è a nostro avviso una situazione che poco a che fare con le migrazioni dall’Africa settentrionale.

Piuttosto, sarebbe più preoccupante l’esodo di una parte di miliziani di Ansar al-Sharia da Bengasi e dalla Cirenaica, a seguito della pressione imposta dal tentativo di “normalizzazione” ed eradicazione dell’islamismo jihadista dalla Libia condotto nelle ultime settimane dal generale Haftar. Il che dimostra che condurre la politica di sicurezza dell’Unione Europea a spizzichi e bocconi, per via di Consigli dei ministri di 28 teste deliberanti (e potenzialmente bloccanti con il veto) è un’assurdità da eliminare prima possibile.

I cittadini devono però sapere che gli attuali governanti intenderebbero informare a questo modello la Difesa europea comune, governata da comitati, in lunghe riunioni, durante le quali tutti hanno lo stesso potere di bloccare un processo.

Una follia, resa ancora più grave dalla considerazione espressa alla fine del Consiglio del Lussemburgo: “esiste il rischio che la situazione si deteriori ulteriormente” nel Mediterraneo per la pressione migratoria. Una situazione che ha spinto il Consiglio a concludere che “la situazione nel Mediterraneo e’ motivo di grande preoccupazione per tutti i paesi membri“, ma senza indicare una concreta azione da attuare nell’immediato, ma solo un generico proposito a riparlarne durante il Consiglio Europoe del 26-27 Giugno prossimo. Il men che si possa dire è che l’attuale classe politica europea è inadeguata alla sfida della europeizzazione federale dell’Europa.

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