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L’Italia, un Paese nel pallone: poi c’è la nazionale di calcio…

Le riforme istituzionali e costituzionali proposte dal Governo sconvolgono l’equilibrio tra i poteri e sono un pericoloso precedente con cui si rende più debole la Carta fondamentale della Repubblica italiana

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È facile citare Maurizio Crozza, affermando che l’Italia è un Paese nel pallone: in preda a spasmi di confusione istituzionale, sull’orlo di riforme della Costituzione che disarticoleranno l’impalcatura delineata dai Costituenti, il Paese è nel centro di una crisi democratica senza precedenti.

Le riforme promesse violano lo spirito della stessa Carta e sono state intraprese per iniziativa del Governo Renzi – con l’avallo grave del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – con un meccanismo che si avvicina a quello previsto dall’Articolo 16 della Costituzione Francese.

Nella Carta della V Repubblica francese, il presidente della Repubblica gioca un ruolo dirimente in situazioni di crisi, potendo assumere un’iniziativa di sblocco che consenta di superare l’impasse.

Nella Costituzione italiana del 1948 il potere di avocare un ruolo dirimente delle crisi istituzionali non è assegnato ad alcuno degli organi costituzionali e chi lo avoca viola la Norma fondamentale con un piglio rivoluzionario ed extra-legale, che si autolegittima: così come fanno tutti i poteri rivoluzionari, che traggono legittimità del proprio potere nell’autoratifica. In Italia, l‘ultima volta che un Governo ha esercitato l’iniziativa di riforma della Carta Fondamentale, il capo del Governo si chiamava Benito Mussolini.

Maria Elena Boschi ha presentato una riforma del Senato che non avrebbe superato la più semplice delle domande nel corso di un esame di diritto costituzionale nella più scalcagnata università italiana.

Lo stesso ruolo del Governo – come fonte dell’iniziativa legislativa di rilievo costituzionale – sconvolge l’equilibrio tra i poteri, sottraendo una materia fondamentale dall’alveo del potere legislativo: è un’iniziativa in qualche modo golpista.

Naturalmente questo non significa che la Costituzione del 1948 non necessiti di una profonda revisione, se non addirittura di una riscrittura; ma questa revisione e questo riallineamento ai tempi correnti – in merito alla forma di governo, all’organizzazione delle autonomie locali, all’organizzazione del potere giudiziario, solo per fare qualche esempio – non possono essere promossi attraverso la procedura ordinaria prescritta dall’Articolo 138, ma necessitano di un processo straordinario che dovrebbe essere attuato solo attraverso un’Assemblea Costituente.

La classe dirigente italiana – che si connota per particolare incapacità ad interpretare le sfide del presente, ma anche per singolari voracità, ignoranza e propensione a delinquere contro la Comunità Nazionale (con un effetto devastante di propagazione del cattivo esempio) – sta affossando definitivamente questo meraviglioso Paese, arroccandosi nella Torre del Potere e riducendo la democrazia italiana a una pantomima.

A tal punto da spingere, con sempre maggiore vigore, una moltitudine di italiani – di ogni fascia di età e di retroterra culturale – all’emigrazione per scelta di vita, una mossa compiuta con scienza e coscienza da chi ha ormai ben chiaro che in Italia non cambierà mai niente. Se volete, il pallone sgonfio della foto di apertura rappresenta l’esaurimento del fiato di chi quella scelta l’ha già compiuta in animo – prima di metterla in pratica in corpore – perché la vita è troppo breve perché la si mantenga nelle mani di cotali delinquenti.

Serve un movimento di coscienze libere e trasversali che interrompa il tentativo del Partito Democratico e di Forza Italia – ora anche del Movimento 5 Stelle (dopo l’incontro di oggi tra PD e M5S) – di mettere le mani sulla vita istituzionale dell’Italia, sottraendola agli italiani. Almeno quelli che non se ne sono già andati via, con l’intenzione di non tornare più indietro.

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