Soffoca il figlio di cinque anni nel sonno. Tecnico informatico 47enne arrestato a Pescara

Impassibile di fronte agli inquirenti, l’uomo non ha mostrato scoramento e un totale distacco. Soffre di problemi psichiatrici, ma aveva sospeso da qualche giorno la terapia farmacologica prescrittagli. Il fallimento del sistema nazionale psichiatrico – L’autorità giudiziaria russa apre un’inchiesta sulla pratica di affidamento

20140718-maravalle-massimo-655

Pescara – Tragedia a Pescara la scorsa notte. Un tecnico informatico di 47 anni, Massimo Maravalle, è stato arrestato con la terribile accusa dell’omicidio del piccolo Maxim, il figlio di cinque anni, di origine russa. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si sarebbe svegliato nella notte e, dopo essere entrato nella stanzetta dove dormiva il figlioletto, lo avrebbe ucciso soffocandolo. Una ricostruzione tecnicamente avvalorata da un’ecchimosi dietro l’orecchio ritenuta compatibile con l’ipotesi del soffocamento.

La moglie dell’uomo, un’avvocato della città abruzzese, si è svegliata nella notte e si è accorta che il marito fosse sveglio, girando inquieto tra le stanze di casa. Dopo avergli chiesto che problema avesse, si è mostrato tranquillo, ma non a sufficienza per tranquillizzare la donna, che si è precipitata nella cameretta del bimbo, notando che non respirasse. Così ha lanciato l’allarme, chiedendo aiuto a una vicina di casa la quale, arrivata in casa, non ha potuto che verificarne il decesso.

20140718-maxim-220x310La conferma della dinamica è venuta da un altro inquilino dello stabile di via Petrarca, che ne ha parlato al quotidiano “Il Centro” di Pescara. «Questa notte un’altra inquilina, la ragazza che abita al piano di sotto mi ha detto che la mamma di Maxim l’ha chiamata a casa, dicendo che il figlio non stava bene. La giovane lo ha guardato e ha visto che non si muoveva, che era morto. Il papà era nervoso, e camminava avanti e indietro, ma non diceva nulla. Poi mi ha detto che è arrivata la polizia».

Maxim era nato in Russia ed era arrivato a Pescara nel 2012, in affido alla coppia, da cui poi era stato adottato l’anno successivo. Il bimbo era – secondo le testimonianze degli amici della coppia – adorabile e anche buono ed educato sotto il profilo caratteriale. Questo lo si dice a mezza bocca, per negare una eventuale reazione a qualche comportamento che potesse causare nervosismo nell’uomo. 

Sul posto sono giunti sia i soccorritori del 118, che gli uomini della Squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, oltre al magistrato di turno Andrea Papalia e, poi, il medico legale Christian D’Ovidio. 

Maravalle è stato arrestato e ha mostrato freddezza e impassibilità agli investigatori, una chiara manifestazione dei disturbi che lo hanno colto da qualche tempo a questa parte, anche se ha ammesso le sue responsabilità, affermando di aver agito in preda a un raptus. Fino ad oggi, a quanto pare, non aveva mai avuto problemi relazionali, a casa o a lavoro, né eccessi d’ira. 

Resta il fatto che i Servizi Sociali del Comune di Pescara – che seguivano la coppia in via ordinaria, per effetto della procedura di adozione – non erano mai stati informati dei problemi psichiatrici dell’uomo e, quindi, non avevano mai potuto verificare se il bimbo corresse rischi prevedibili. Il fatto che Maravalle fosse in cura da uno psichiatra forse avrebbe dovuto comportare un meccanismo automatico di informazione, sottratto alla valutazione personale della famiglia.

Del resto, ancora oggi la malattia psichiatrica è considerata come una colpa e si tende a nasconderla, per evitare il vuoto sociale che può produrre. Il problema è però più complesso e riguarda il sostanziale fallimento del “sistema Basaglia”, che ha inteso eliminare la malattia con una norma, piuttosto che erigere un sistema efficiente di reti manicomiali, gestita con umanità e professionalità in ogni ganglio. 

Oggi, di fatto, i disturbi psichiatrici sono lasciati alla gestione di una rete pubblica leggera, che affida alle famiglie il peso della gestione del rischio e dell’assistenza. Un’assistenza che un bambino di cinque anni non avrebbe però mai potuto dare, se non con un bacio o un sorriso. 

Scusaci, Maxim, i veri pazzi siamo noi, che abbiamo lasciato la regolazione di questi problemi a dei teorici pieni di ideali, ma con poca capacità di aderire a una realtà più complessa delle loro teorie. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 pensieri riguardo “Soffoca il figlio di cinque anni nel sonno. Tecnico informatico 47enne arrestato a Pescara

  • 19/07/2014 in 05:56:10
    Permalink

    bambino buono ed educato che non dava problemi, adorabile :'( povero bambino, che tragedia per lui… povero bambino… al di là della colpa i farmaci non servono a sopprimere le emozioni? andate avanti di farmaci che sopprimono le emozioni senza considerare il bilancio completo… quale miseria farmacologica… ma soprattutto, il bambino, non il padre, è anche vittima dei farmaci… povero bambino, NON doveva succedere…

    • 19/07/2014 in 11:49:30
      Permalink

      Siamo sulla stessa tristissima, lacerante, lunghezza d’onda. E chi ha bimbi piccoli dorme con meno facilità: il sonno è disturbato dall’orrore.

      • 19/07/2014 in 15:48:19
        Permalink

        … il caso è stato esemplarmente orribile… ci si immagina quello che si legge, nè più ne meno che con la povera triste situazione da cui proveniva il povero Maxim, dall’orfanotrofio russo, che fa i suoi passi qui in Italia, a radicarsi e avere una vita da vivere, e giunge questo fatto… una vita che il bambino non potrà vivere… che Dio lo accolga come sa fare lui :'(

I commenti sono chiusi