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Pulizia religiosa a Mosul. La denuncia del Patriarca Caldeo. I cristiani hanno tre opzioni: convertirsi, sottomettersi o fuggire

Da ieri l’Isis intima alla minoranza di convertirsi, pagare la tassa oppure abbandonare la città. Alle famiglie in fuga vengono requisite auto, documenti, soldi. Impossibile ogni forma di contatto o dialogo. Mar Sako testimone impotente del “dramma” dei profughi: “Abbiamo le mani legate”

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Baghdad – La situazione a Mosul è tragica. Con queste drammatiche parole il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Louis Raphael I Sako, ha raccontato all’agenzia AsiaNews – del PIME, Pontificio Istituto Missioni Ester – la situazione a Mosul, nella seconda città per importanza dell’Iraq.

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Sako ha riferito che ieri i membri delle “milizie del cosiddetto califfato islamico” hanno pubblicato una lettera (nella foto), distribuita in città, in cui affermano che “i cristiani devono essere convertiti all’islam o pagare la tassa” (la Jizya, ndr). In alternativa, aggiunge, i cristiani “possono solo abbandonare la cittàlasciandosi alle spalle tutti i beni, che vengono requisiti dagli islamisti.

Dalla seconda città per importanza dell’Iraq – Mosul è stata la prima a cadere sotto l’offensiva delle milizie islamiste – sono fuggite almeno 500mila persone, cristiani e musulmani, originando una gravissima crisi umanitaria, economica e politica. La zona è sotto il controllo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, già legata ad al-Qaeda, ora milizia del cosiddetto e autoproclamato califfato islamico. A nulla è valsa finora la risposta del governo centrale, che ha ordinato una serie di raid aerei senza risultato.

Raggiunto da AsiaNews nella sede del Patriarcato caldeo a Baghdad, Mar Sako ha commentato con tono amaro la chiusura di ogni possibile forma di dialogo con gli islamisti, che ripetono “fra di noi non c’è che la spada“. “Ho invitato i vescovi – spiega il Patriarca – a invitare la popolazione cristiana a uscire e andarsene“. Da ieri mattina quanti erano rimasti hanno iniziato a sgomberare, ora vi sono solo “pochissime persone, solo i più poveri fra i cristiani” che non hanno i mezzi per fuggire. Quanti abbandonano Mosul “trovano accoglienza nei monasteri, nei villaggi. Questa mattina, continua Mar Sako, “macchine munite di altoparlanti andavano a giro per la città, intimando ai cristiani di fuggire. Inoltre i miliziani, ai punti di controllo, sequestrano macchine, soldi e documenti ai cristiani, prima di lasciarli andare… non lasciano loro nulla!“.

In questo contesto drammatico di caccia ai cristiani è anche difficile ipotizzare forme di dialogo o trattativa. “Non c’è un’autorità con cui confrontarsi, non c’è nessuno – sottolinea il Patriarca caldeo – non sappiamo da dove vengano, cosa vogliono davvero… Il governo centrale non ha alcun contatto e ora ha iniziato i bombardamenti aerei“.

Riferendosi agli islamisti, Mar Sako ha parlato di “un muro” con il quale è impossibile instaurare “una qualsiasi forma di dialogo“. La situazione cambia in modo rapido, giorno dopo giorno, e sempre in peggio. “Di recente ho fatto una dichiarazione, affermando che [l’Isis] non ha nulla contro i cristiani – conclude – ma ora la realtà è diversa. Una situazione che si sta sgretolando fra le mani e la situazione dei profughi è sempre più drammatica: non hanno acqua, elettricità, i bambini non possono andare a scuola e molti padri di famiglia non ricevono il salario da due mesi. Non possiamo fare niente, abbiamo le mani legate“.

Nei giorni scorsi il Parlamento ha eletto il nuovo presidente, ma restano ancora vacanti le poltrone di presidente della Repubblica e Primo Ministro, mentre il Paese precipita ogni giorno di più nel caos. Fonti delle Nazioni Unite riferiscono che, nel solo mese di giugno, almeno 2417 irakeni, fra cui 1513 civili, sono morti “in atti di violenza o terrorismo”. Oltre un milione di persone hanno abbandonato le proprie abitazioni a causa dei combattimenti fra esercito e milizie islamiste. Si tratta del punto più alto di crisi a partire dal dicembre 2011, quando le truppe statunitensi hanno abbandonato il Paese;  nel computo totale non vi sono i morti della provincia di Anbar, nelle mani dei miliziani sunniti.

(DS per AsiaNews)