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Consiglio Supremo di Difesa: “Da Isis rischi rilevanti per Italia ed Europa”

Nel comunicato al termine della riunione al Quirinale si sottolinea la necessità che il nostro Paese, “insieme a Nazioni Unite e Unione Europea consideri con estrema attenzione gli eventi in corso ed eserciti ogni possibile sforzo per prevenire, in particolare, l’ulteriore destabilizzazione della Libia”. Conference call Renzi-leader Usa e Ue: punto su Ebola e Is. Il presidente del Consiglio dei ministri venerdì presiederà l’incontro tra Putin e Poroshenko. Il CSD segue la vicenda dei fucilieri di Marina, Latorre e Girone

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Roma – Presieduto dal Capo dello Stato, si è riunito mercoledì il Consiglio Supremo di Difesa, cui hanno partecipato il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, il ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini, il ministro degli Interni Angelino Alfano, il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Come da prassi, hanno presenziato anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio, il segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, il Segretario del Consiglio Supremo di Difesa Generale Rolando Mosca Moschini, consigliere militare del presidente della Repubblica.

La riunione – la seconda dell’anno, quindi nel quadro della normalità del funzionamento dell’organismo – si è svolta a metà della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea e in prospettiva del Consiglio Europeo di dicembre, quando si affronterà espressamente il tema della difesa europea.

Tuttavia, la riunione di mercoledì è stata rivolta ai principali problemi immanenti per la difesa e la sicurezza del Paese e dell’Unione Europea: crisi in Ucraina, allarme terrorismo fondamentalista islamico, Libro Bianco della Difesa e riorganizzazione dello strumento militare.

“La pressione militare dell’Isis in Siria e in Iraq implica rischi rilevanti per l’Europa e per l’Italia“, si legge nella nota diffusa al termine della riunione, in cui si è rilevata la connessione con la “forza attrattiva che il movimento sembra poter esercitare su altre formazioni jihadiste e dell’estremismo islamico“, anche in aree lontane dall’Iraq e dalla Siria. Se ne desume come sia fondamentale per l’Italia attuare un’attività di prevenzione perché questa forza attrattiva destabilizzi soprattutto i Paesi vicini, non solo dal punto di vista geografico, quanto politici, economico e sociale.

Il pensiero è infatti andato alla Libia, dove le forze governative – appoggiate dal generale Khalifa Haftar – stanno conducendo in Cirenaica la cosiddetta “Operazione Dignità”, tesa a scardinare gli avamposti jihadisti di Ansar al-Islam soprattutto nella capitale della Cirenaica, Bengasi, prossima a essere liberata dalle milizie della “Brigata dei Martiri del 17 Febbraio”, anche grazie all’insurrezione popolare in corso contro i fondamentalisti.

Il comunicato del CSD fa riferimento anche a Unione Europea e Nazioni Unite, quali motori di prevenzione, ma è solo un riferimento di stile in ossequio agli ayatollah dell’Articolo 11 della Costituzione, sempre pronti a intervenire per rammentare il divieto costituzionale della guerra quando ci sono di mezzo gli interessi nazionali italiani. V’è da aggiungere che tale valutazione interviene sia dopo la dichiarazione di Ansar al-Sharia di adesione al progetto imperialista neo-califfale (che apre scenari preoccupanti sullo scacchiere mediterraneo, se non viene stroncata immediatamente l’insorgenza islamista a Bengasi e in Cirenaica), sia nella prospettiva dei cosiddetti foreigni fighters, ossia dei miliziani jihadisti che tornano in Italia, dopo aver combattuto con le milizie islamiste in Iraq e Siria (o anche in Libia).

Una minaccia che esige “uno sforzo integrato e senza soluzione di continuità, sia sul fronte informativo sia su quello esecutivo, da parte dei dispositivi di sicurezza esterna e interna nazionali e internazionali“. Tradotto in italiano, significa intensificazione delle risorse umane e tecniche sul terreno, per prevenire – con mano libera – ogni tipo di minaccia.

D’altra parte, la molteplicità dei rischi attuali e la crescente diminuzione di risorse finanziarie impongono la prospettiva della europeizzazione della Difesa, perché “il solo sforzo nazionale non potrà essere sufficiente a garantire l’Italia, come ciascuno degli altri Paesi europei, dalle minacce e dai rischi che si prospettano già nel breve termine”.

E il “quadro della situazione internazionale”, viene evidenziato nel comunicato finale, “mostra tensioni e instabilità crescenti” nel quadro strategico che interessa l’Italia, che necessita di sforzi continui per il Paese, anche a fronte di successi diplomatici da concretizzare in evoluzioni stabili.

È il caso dell’Ucraina, dove “il conflitto appare tendenzialmente frenato dagli sforzi politici e diplomatici in atto che vedono il costante impegno del nostro Paese“.

Ma nell’ottica dell’evoluzione dello Strumento Militare Nazionale, “il Libro Bianco darà quindi indicazioni circa la strategia di integrazione politico-militare che il Governo intende realizzare in ambito UE e NATO”, anche se viene precisato che “il contributo italiano agli obiettivi della sicurezza nazionale e comune non potrà che essere limitato in termini di uomini e mezzi“, una chiosa che dovrebbe indignare ogni cittadino perbene del nostro Paese, se ha a cuore l’onore di una grande nazione come “produttrice” di difesa e sicurezza” per l’insieme della famiglia europea, non solo di “consumatrice netta”. Anche perché non si capisce come l’Italia possa “fornire, nei consessi internazionali, un apporto qualificante e incisivo sul piano delle iniziative di prevenzione e di risoluzione delle crisi”, se disinveste in maniera netta dalle FFAA.

Il CSD – nel quadro della massimizzazione dei risultati con la minimizzazione dei costi, una vera pia illusione, pericolosa quando si associa alla sicurezza e alla difesa del Paese e al ruolo che l’Italia deve esercitare nel mondo –   a tal fine “auspica un rilancio delle istituzioni della global governance che operano in questo settore, a partire dalla Common Security and Defence Policy (CSDP)”, la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), per cui ci si affida alle mani del nuovo Alto Rappresentante – Federica Mogherini – “che potrà certamente sostenere le iniziative italiane e imprimere adeguato impulso alla rivitalizzazione del fondamentale settore della sicurezza”. Una visione miope di un ruolo che dovrebbe essere più rivolto alla Comunità degli Europei, se solo fosse una carica seria (peraltro se lo fosse sarebbe anche pericolosa, perché riunirebbe Esteri e Difesa in mani uniche).

Sul tavolo dei lavori del CSD anche il caso riguardante i fucilieri di Marina della Brigata San Marco, rispetto ai quali la nota fa riferimento all’intento del Consiglio di “continuare a perseguire una rapida soluzione della vicenda dei nostri fanti di marina“. Una dichiarazione di basso profilo, coerente con l’attuale tentativo di composizione consensuale della vicenda.

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