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Libia, tre giovani attivisti per i diritti umani decapitati a Derna da miliziani dell’Isil

I tre attivisti, uno 19 anni, un altro di 21 e il terzo di cui non si conosce l’età, avrebbero sostenuto le forze laiche che hanno affiancato il tentativo del generale Khalifa Haftar per ristorare la “Dignità della Libia”. Serve un’azione militare internazionale sotto l’egida dell’ONU e a guida italiana

La sede della Corte Islamica di Derna (fonte MaltaToday)
La sede della Corte Islamica di Derna (fonte MaltaToday)

Tunisi – Secondo fonti locali, rilanciate dalle agenzie internazionali, i corpi di Mohammed Battu (19), Siraj Gatsh (21) e Mohamed al-Mesmari (del quale non si conosce l’et-), rapiti lo scorso 6 novembre, sono stati trovati nei pressi di Derna, in Cirenaica, dove i jihadisti di Ansal al-Sharia hanno proclamato la propria adesione all’Isil e allo ‘Stato Islamico’ dell’Iraq e del Levante, l’autoproclamato ‘Califfato’.

I due giovani erano attivisti dei diritti umani di Derna e, per questo motivo, erano sostenitori delle forze militari che sostengono il tentativo del generale Khalifa Haftar, a capo di un’azione di ripristino della legalità in funzione anti-jihadista dal maggio scorso, quando avviò l’operazione “Dignità della Libia” con il supporto della parte preponderante delle forze armate.

I corpi dei due giovani sono stati trovati oggi dai residenti di Derna, città che è sotto il controllo del Consiglio della Gioventù Islamica (Majlis Shura Shabab al-Islam o Islamic Youth Shura Council-IYSC), che ha istituito un tribunale islamico e già compiuto esecuzioni. Il 3 novembre scorso, a Derna fu ucciso il colonnello Abdul Razaq Awad Bin Ali, tornato in città per la sepoltura del fratello. 

Domenica, mentre il ministro degli Esteri Gentiloni parlava di Libia su Rai3, intervistato da Lucia Annunziata, l’inviato dell’ONU, Bernardino León Gross, sfuggiva a un attentato perpetrato dai jihadisti locali. La delegazione delle Nazioni Unite così è stata costretta a ritornare a Tunisi, a dimostrazione del fatto che tutta l’impostazione della mediazione è sbagliata e che l’unica cosa intelligente sarebbe deliberare un’azione militare multinazionale, sotto bandiera ONU, a guida italiana.

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