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Modica, grande mostra antologica per gli 80 anni di Piero Guccione

Un’ottantina di opere, tra cui alcune inedite, per raccontare la poesia visiva del maestro di Scicli che illumina la Sicilia nel mondo

Piero Guccione, Riflessi sulla spiaggia, 2006, olio su tela, 38x66 cm
Piero Guccione, Riflessi sulla spiaggia, 2006, olio su tela, 38×66 cm

MODICA – “Piero Guccione. Lo stupore e il mistero del Creato” è il titolo della mostra che, dal prossimo 22 maggio al 22 luglio, animerà le sale dell’ex Convento del Carmine a Modica in occasione dell’ottantesimo compleanno del maestro di Scicli.

Provenienti da collezioni pubbliche e private, un’ottantina di capolavori – tra cui alcuni inediti – tracciano il percorso artistico del maestro di Scicli a partire dagli anni ’60 quando, dopo il diploma all’Istituto 20141113-Banner-Totelia(300pxx250px)biancod’Arte di Catania, Guccione si trasferisce a Roma dove frequenta i neorealisti Attardi e Vespignani evidenziando, da subito, una pittura autonoma in cui, come scritto da Guttuso, vi era “il bisogno di partire dalle cose”.

Ecco che tra le opere selezionate dai curatori Paolo Nifosi e Tonino Cannata, ci sono i cicli con i Giardini, le Antenne, i Riflessi sulla Volkswagen, gli Aeroporti, le continue reinvenzioni dei classici dal Rinascimento all’Ottocento e, infine, il mare struggente e la luce abbagliante della Sicilia.

Presenza costante, contemplata dalla casa di Punta Corvo, la distesa marina di Piero Guccione è immobile, inafferrabile nel suo confondersi con il cielo; a tratti malinconica in quei toni sfumati dei pastelli capaci di immortalarne la poesia e a tratti chiassosa per la denuncia della violenza subita dall’uomo. Il pittore la osserva in silenzio, ne coglie quasi in modo ossessivo tutte le variazioni cromatiche, in una perpetua ricerca del contatto viscerale e ancestrale con se stesso e con la natura, l’unica a poter rivelare il vero senso del creato.

Alcune opere di Piero Guccione

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Ma come ha dichiarato Paolo Nifosi, “molto spesso si è parlato delle relazioni tra l’infinito nella pittura di Guccione e l’infinito nella poesia di Leopardi. Anche se lui, in un’intervista, ha già chiarito che non c’è stato nelle sue intenzioni e nei suoi pensieri l’infinito leopardiano. A supporto di ciò vorrei ricordare che Leopardi immagina l’infinito dietro la siepe. Tutta l’esperienza di Piero, invece, se comincia dalle sue pulsioni interiori espresse nei Deterrent, se comincia con rinnovata poesia con il dipingere, al di qua della siepe, i muri sbrecciati, successivamente solleverà lo sguardo oltre quei muri, comincerà a guardare quanto lo circonda, guarderà ‘oltre la siepe’, si porrà infine davanti al mare e sempre, guardando e non solo pensando gli interminati spazi, dipingerà il cielo e l’infinito. Se è possibile un legame e un rimando penso sia quello col Cantico delle creature di San Francesco. Per quanto laico ha cantato come San Francesco tutte le creature, la luce del giorno e della notte, la luna, le stelle, l’acqua, la terra”. 

Nell’inarrestabile tensione volta a raffigurare visivamente la bellezza del paesaggio ibleo – tra i carrubi, gli ibiscus, la geometria delle pietre, gli alberi feriti – Piero Guccione torna alla natura, si ferma di fronte a essa e ci invita a meditare, a cogliere nelle sue innumerevoli sfumature il mistero dell’esistere. In un viaggio primordiale, guidato dalla solarità della spiaggia di Sampieri, il maestro di Scicli si abbandona agli orizzonti rarefatti, alla calura estiva che stordisce, alla luce abbacinante, al vento sulla pelle, alle impercettibili correnti marine, culla vitale per l’anima solo di coloro che sanno ascoltare quell’eco antica e suadente.

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“Piero Guccione. Lo stupore e il mistero del Creato”, ex Convento del Carmine – piazza Matteotti – Modica (RG)

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ORARI: Lunedì-giovedì 10-20; venerdì-domenica 10-22.

INFO: 0932 – 759204 – Ingresso Libero