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Drones, il giorno del giudizio è imminente nell’ultimo concept album dei Muse

Esce oggi in Italia il settimo album della band inglese, un concept paranoico sulla minaccia tecnologica alle pulsioni umane

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Un futuro molto vicino, che ci cammina quasi a fianco, dominato dalle macchine. O meglio, ceduto ad esse. L’uomo ha preferito sottrarsi dallo schema della vita e affidare il compito a strumenti ipertecnologici che “vivono” al suo posto, mentre è (rin)chiuso da qualche parte a meditare sulla fine apocalittica.

Si percepiva già qualcosa di simile dall’ultimo album dei Muse, quel “The 2nd Law” che preannunciava una svolta dubstep che poi non si è mai concretizzata del tutto (per fortuna). Con Drones, in uscita oggi in Italia, Mathew Bellamy e soci concepiscono un concept album sulla paranoia che la tecnologia abbia già irrimediabilmente ingoiato l’umanità, la spontaneità e la responsabilità degli esseri (non più) umani.

Messe da parte le sperimentazioni strumentali degli ultimi due lavori, Bellamy stavolta è come se volesse urlare quella che non è più una profezia distopica, ma ormai pura realtà: l’umanità ha esaurito il suo tempo. L’umanità dei sentimenti, delle piccole azioni quotidiane non esiste più. È tutto matematicamente nascosto dietro uno schema ripetitivo e paranoicamente perfetto. I testi in questo settimo lavoro della band inglese sono semplici, diretti e risonanti, come in ogni concept che si rispetti e che ha fatto sua la lezione di altri leggendari lavori come “Tommy” degli Who o “The Wall” dei Pink Floyd; esplicitato anche tramite un estratto da un discorso di John Fitzgerald Kennedy (“For we are opposed around the world, by a monolithic and ruthless conspiracyt that relies primarily on covert means for expanding its sphere of influence…”) il discorso politico del disco non finge mai un atteggiamento disinteressato della band.

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Curiosamente anche nel mondo del cinema abbiamo assistito ad un’incursione identica nello stesso spinosissimo tema dei droni militari (stiamo parlando di “Good Kill”, l’ottimo film di Andrew Niccol presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia, in cui Ethan Hawke ricopriva la parte di un tormentato pilota di droni costretto a compiere veri e propri crimini di guerra autorizzati dal proprio Paese – basato tra l’altro su una storia vera). Matthew Bellamy fa appunto riferimento al libro Predators, sulla guerra dei droni della CIA contro Al Qaeda: “Vogliono anche inventare macchine dotate di intelligenza artificiale, in grado di prendere decisioni autonome, tra cui quella di attaccare. A me è sembrata una cosa spaventosa. E anche un ottimo argomento per scrivere un concept album”. L’altro ovvio riferimento è a “Terminator 2 – Il giorno del giudizio” di James Cameron.

Suddiviso nettamente in due parti, la prima tesa e impegnata a costruire il tappeto di paranoia che servirà da collante per tutta l’opera, la seconda più solare ma non meno inquietante, “Drones” procede con tutti i classici stilemi dei Muse, con echi da “Absolution” e “Origin of Symmetry”, omaggiando ancora la tradizione musicale da cui attingono a piene mani ormai da tutta una carriera: ci sono le digressioni alla Queen, strizzate d’occhio agli AC/DC, e i magnifici riecheggi delle composizioni di Ennio Morricone.

Facendo ancora un parallelo con i Queen di Freddie Mercury, se “The 2nd Law” potrebbe essere definito l’”Hot Space” dei Muse, questo “Drones” è certamente un ritorno su territori già battuti e rassicuranti da un punto di vista prettamente musicale, meno da quello delle liriche, definitivamente rassegnate alla fine imminente che in un modo o nell’altro arriverà. Bisogna solo cercare di capire se sarà un avvenimento più negativo che positivo.   

Anticipato dai singoli Dead Inside e Mercy, il disco è disponibile da oggi sul mercato italiano.

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Il video ufficiale di “Dead Inside”: 

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