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Nigeria, epidemia di colera causa almeno 15 morti

I primi casi di colera registrati la scorsa settimana, ma nessuno pone in Italia il problema di controlli sanitari per le persone che vengono dall’estero. Tra i morti anche nove bambini. Nello Stato di Plateau in corso una guerra religiosa tra la maggioranza cristiana (2/3 della popolazione) e la minoranza musulmana che pretende l’instaurazione della sharia (legge islamica)

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Abuja – Quindici persone – di cui almeno nove bambini – sono morte in Nigeria a causa di un’epidemia di colera che ha colpito lo Stato di Plateau, nel centro del Paese.

Fonti sanitarie locali – citate dall’agenzia Misna – hanno confermato che la causa principale dell’epidemia è l’inquinamento dell’acqua. La maggior parte delle morti e dei colpiti dal colera si incontrano nei villaggi di Kantam e Filam, nel nord dello Stato.

Un testimone locale sentito dai corrispondenti dell’agenzia dei missionari comboniani – tale Joseph Wuyep, residente a Kantam – ha affermato che l’ epidemia era scoppiata la scorsa settimana. Ma che le autorità sanitarie locali hanno ritardo nell’ intervenire. “Il problema è l’acqua. Beviamo acqua inquinata. Abbiamo chiesto al governo di aiutarci. Ma sino ad ora non abbiamo ricevuto risposta“.

Le epidemie di colera sono molto comuni in molte parti della Nigeria, dove acqua potabile è difficile da trovare e molti residenti utilizzano acqua dei fiumi molto spesso inquinata dagli animali. Nello stesso tempo gli esperti dicono che la povertà e la scarsa igiene sono le cause più importanti di focolai continui di colera.

Già nel 2014 decine di persone morirono in una serie di attacchi di colera in molte parti del nord del Paese. Lo Stato di Plateau è teatro di una vera e propria guerra religiosa tra la maggioranza cristiana (circa i 2/3 della popolazione) e la minoranza islamica, che lotta per l’imposizione della sharia come legge statale di riferimento.

Curiosamente dal ministero degli Esteri non arriva alcuna indicazione circa i rischi di contrarre il colera in Nigeria. Sarà forse un modo per tranquillizzare l’opinione pubblica italiana, che lamenta in modo crescente l’assoluta mancanza di controlli sulle persone che arrivano in Italia – rispettando o meno la legge – anche da zone in cui la situazione sanitaria consiglierebbe maggiore cautela?

(Credit: AGI) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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