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‘Sicario’, l’implosione dei sentimenti nell’anti-blockbuster di Denis Villeneuve

Il settimo film del regista canadese ci conduce nelle viscere delle pulsioni umane immerse nello scenario della guerra al narcotraffico tra Stati Uniti e Messico

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Kate Macer è una giovane agente dell’FBI con una lunga esperienza sul campo e saldi principi etici e morali, alla quale viene affidato un compito difficilissimo: prendere parte a un’operazione delicata volta a intercettare e smascherare il boss che controlla il cartello della droga in Messico.

Giunto al suo settimo film, non si pone più limiti Denis Villeneuve (già candidato all’Oscar per il Miglior film straniero nel 2011 con Incendies – La donna che canta), e proprio di limiti che crollano e di confini invisibili parla la sua ultima fatica; Sicario è l’inevitabile punto di arrivo di un discorso e una riflessione che orbitano attorno alle pulsioni animalesche insite nell’animo umano, tenute strette da redini che rasentano l’ipocrisia, ma senza le quali ci sentiremmo perduti.

Sfruttando costantemente il linguaggio della metafora, Villeneuve compone immagini che trasudano un realismo assoluto, estremo, agghiacciante, penetrante, che non può non irrigidire uno spettatore confuso e inebetito, che trova il suo giusto equivalente nello sconcerto dilagante della giovane ed esterna protagonista. Kate è, infatti, spettatrice come noi di una vicenda che non tiene più il punteggio tra buoni e cattivi, che anzi elimina definitivamente questa dicotomia non più essenziale nella “terra di lupi” e assume caratteri ben più allarmanti e sconfortanti, perché una società che rinnega la separazione netta tra bene e male esce, si, da una menzogna occidentale che ha origini millenarie, ma al contempo entra in un vortice di conseguenze pericolose e imprevedibili.

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Ciò che è freddo si fa caldo, ciò che è caldo diventa freddo in questo gioco di luci e di ombre che sul grande schermo (anch’esso pare senza bordi) si materializza grazie al genio visionario del suo autore e alle geniali intuizioni di Roger Deakins alla fotografia (seconda splendida collaborazione dopo il gigantesco Prisoners).

Non smentendosi nemmeno in questa occasione, Villeneuve si conferma ottimo direttore d’attori: Benicio del Toro reca in sé l’annullamento di un’umanità che non ha più alcun senso di esistere, ad ogni movimento del corpo o del volto, ad ogni fugace sguardo rivela/nasconde un urlo che non può che essere di vendetta. A Josh Brolin il compito di rendere un po’ più umano il disumano, la sintesi del compromesso necessario per compiere il decisivo passo verso l’illogico, l’irrazionale ma necessario. Infine, c’è la “piccola” Emily Blunt, quale elemento irrinunciabile di speranza, cui l’umanità dovrà cercare di aggrapparsi in tutti i modi possibili per non darsi vinta.

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Il trailer ufficiale italiano di Sicario: