Esteri

Filippine, rapimento Del Torchio, chiesta “riservatezza”. Abu Sayyaf pubblica video-appello dei rapiti di Davao (VIDEO)

Il sindaco di Dipolog, luogo del sequestro dell’ex-missionario, ha chiesto alla stampa di interrompere la pubblicazione di ulteriori dettagli sul caso. Si teme che informazioni sensibili possano finire in mano ai rapitori. Il superiore regionale del Pime nelle Filippine: “Non è giunta alcuna richiesta di riscatto”. Quattro persone sequestrate da islamisti pochi giorni prima di Del Torchio sono apparse in video con i rapitori, chiedendo lo stop delle operazioni militari di Manila contro ijihadisti islamici legati ad al-Qaeda

Manila – Evelyn Uy (nella foto in basso), sindaco di Dipolog, città in cui è stato , ha chiesto a tutti i media di “interrompere la pubblicazione e la messa in onda di ulteriori dettagli sul rapimento” dell’ex missionario del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), “in accordo ai desideri della famiglia e di coloro che sono vicini” all’ex missionario.

20151014-Mayor-Evelyn-Uy-320x324Le autorità, si legge nella lettera pubblicata due giorni fa, “stanno investigando in modo instancabile e conducendo operazioni per la liberazione del signor Del Torchio. Data la natura delle operazioni, la famiglia teme che informazioni sensibili possano inavvertitamente passare ai rapitori e pregiudicare il risultato delle indagini”.

Padre Giovanni Re, Superiore regionale del Pime nelle Filippine afferma che “non ci sono novità rilevanti su caso. Bisogna tenere ben presente la lettera del sindaco e mantenere riservatezza per non intralciare le indagini”.

Intanto le quattro persone sequestrate rapite nella città di Davao il 21 Settembre scorso (due canadesi, un norvegese e una donna filippina), prima di Del Torchio, sono comparsi in un video pubblicato da estremisti islamici di Abu Sayyaf.

Il video con i due ostaggi canadesi, il norvegese e la donna filippina

Gli ostaggi, seduti per terra e circondati da uomini mascherati e armati di armi pesanti e da guerra, rivolgono un appello alle autorità filippine perché interrompano ogni azione militare contro i jihadisti e chiedono al governo canadese di aprire negoziati per la loro liberazione. “Però solo quando avrete esaudito le nostre richieste – dice uno dei rapitori, che sembra il capo del gruppo – potremo parlare di negoziati”.

Le autorità filippine sono convinte che i sequestratori appartengano ad Abu Sayyaf, uno dei gruppi islamisti più attivi nella guerriglia contro il governo filippino a Mindanao, dove vogliono stabilire uno Stato islamico retto dalla sharia. La loro roccaforte è l’isola meridionale di Jolo, dove si presume siano tenuti i prigionieri, anche se non c’è alcuna conferma di ciò.

Non è invece ancora chiaro chi abbia rapito Del Torchio.

Qualche giorno fa Cleve Taboso, sovrintendente della polizia di Dipolog, ha citato alcune riprese di telecamere a circuito chiuso del sequestro, in cui sarebbero stati riconosciuti i membri del “Commander Red Eye”, una gang locale legata all’estremismo islamico e ad Abu Sayyaf, che ha già compiuto sequestri in passato.

Padre Giovanni Re è però cauto sul tema. “Non è confermato che i rapitori di Del Torchio siano gli stessi degli altri ostaggi. Per ora non è giunta nessuna richiesta di riscatto”.

Del resto, anche la sindaco di Dipolog, Evelyn Uy, ha messo in guardia dai “dati inaccurati” dati “in pasto all’opinione pubblica”, con esplicito riferimento alle immagini del rapimento di Del Torchio.

(AsiaNews, Reuters) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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