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Danimarca, 15enne uccise madre dopo aver guardato decapitazioni dell’Isis insieme a boyfriend di 29 anni: condannati

Lisa Borch inferse sulla madre 20 coltellate mentre dormiva, poi chiamò la polizia dichiarando di aver visto un uomo bianco fuggire. La visione delle decapitazioni di Jihadi John alimentarono l’attrazione verso il radicalismo islamista, che lo aveva portato a innamorarsi di un jihadista e poi a intrecciare una relazione con Bakhtiar Mohammed Abdullah, conosciuto in un centro di accoglienza di migranti

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Copenaghen – Lisa Borch, una ragazza di 16 anni è stata condannata in Danimarca a 9 anni di reclusione, di cui un anno in residenza di correzione per minorenni e otto anni di carcere, per aver ucciso nel sonno la madre, Tina Roma Holtegaard, infierendole 20 coltellate.

20150916-tina-roma-holtegaard320x224L’omicidio avvenne con la complicità di un giovane iracheno di 29 anni, Bakhtiar Mohammed Abdullah, con il quale aveva avviato una relazione dopo essere stata rifiutata da un altro immigrato jihadista.

La ragazza aveva manifestato un interesse spasmodico per i video delle decapitazioni dell’Isis, soffermandosi a guardare per diverse ore le criminali gesta di Mohammed Emwazi noto come Jihadi John, il cittadino britannico individuato come il boia del sedicente Stato Islamico dell’Iraq e di al-Sham.

La giovane quindicenne, abitante di Kvissel, un villaggio della Danimarca settentrionale, si era avvicinata al jihadismo dopo essersi innamorata di un fondamentalista che l’aveva respinta. Poco tempo dopo però aveva incontrato – in un centro di accoglienza per rifugiati nei pressi della sua abitazione – Bakhtiar Mohammed Abdullah, un iracheno di 29 anni con il quale aveva pianificato l’omicidio della madre.

Karina Skou, procuratore che ha seguito il caso, ha definito l’azione di questa ragazza un “omicidio a sangue freddo, commesso in modo brutale“.

Secondo il rapporto della Polizia, la ragazza diede l’allarme, avvisando che la mamma fosse stata uccisa e indicando di aver visto fuggire un “uomo bianco” scappare da casa. “C’è sangue ovunque, correte”. Tuttavia, la polizia si insospettì per lo strano comportamento della ragazza, che restò impassibile a giocare con il proprio cellulare all’arrivo degli agenti e si limitò a indicare la stanza dove la madre agonizzava.

Durante il processo, Lisa Borch ha tentato di accusare Bakhtiar Mohammed Abdullah dell’omicidio, 20150916-mohammed-bakhtiar-abdullah-320x224ma il giudice – dopo aver appurato che entrambi fossero sulla scena del crimine – ha condannato entrambi: a 9 anni complessivi la ragazza e a 13 anni l’iracheno, che sarà espulso dopo aver scontato la pena per intero.

Sebbene i due avessero dichiarato di essere legati da amicizia, gli investigatori sospettano che avessero una relazione affettiva, ma hanno comunque accertato che entrambi avevano l’intenzione di trasferirsi in Siria per unirsi alle milizie jihadiste del sedicente Stato Islamico.

Il marito della madre della ragazza, Jens Holtegaard, ha confermato la ‘passione’ di Lisa per i jihadisti islamici e ha manifestato le proprie preoccupazioni sul fatto che durante la detenzione (in realtà mite per un omicidio volontario e premeditato, ndr) possa radicalizzarsi ulteriormente. “Lisa è completamente e acriticamente entusiasta su ogni cosa riguardi la comunità degli immigrati”, ha rilevato l’uomo, aggiungendo che la ragazza “ama parlare dell’Isis e delle loro brutali azioni in Medio Oriente”.

Due particolari hanno impressionato gli investigatori. Il primo, che la povera mamma uccisa aveva cercato di contrastare la relazione con l’iracheno di 29 anni, pregandola di condurre la propria vita in modo più sereno. Il secondo, che Lisa mostrò il coltello con cui avrebbe ucciso la madre alla sorella gemella, che però non prese sul serio la minaccia e la considerò solo uno scherzo.

La gemella di Lisa Borch ha assistito alla sentenza di condanna, ma non al processo. Sia Lisa che l’uomo iracheno sono stati condannati a pagare circa 62.ooo dollari al patrigno, alla sorella e a un fratellino più piccolo.

I fatti si svolsero quasi un anno fa, nell’ottobre 2014, e la sentenza arriva nel momento in cui la Danimarca ha ristretto le maglie dell’accoglienza degli immigrati a seguito dei gravi eventi che hanno visto coinvolti terroristi di matrice religiosa.

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