Gran muftì saudita: “I kamikaze in nome dell’islam sono criminali che andranno all’inferno”

Svolta nella monolitica Arabia Saudita di matrice wahabita. Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah al-Sheikh ha lanciato un’invettiva contro gli attentatori suicidi sauditi. Per il leader religioso i kamikaze sono matti e rovinano se stessi e la società. Le dichiarazioni del gran muftì giungono dopo un grave attentato avvenuto lo scorso 5 dicembre in Yemen costato la vita a 56 persone. Tutti gli attentatori erano di nazionalità saudita

20131213-kamikaze-320x210Riyadh –  Il gran muftì dell’Arabia Saudita, Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah al-Sheikh, si è schierato contro i kamikaze definendoli «criminali che andranno all’inferno». Parlando ad una conferenza a Riyadh, il leader religioso wahhabita è ritornato sull’argomento degli attentati suicidi che hanno avuto come protagonisti decine di sauditi. «Farsi saltare in aria in nome dell’islam è un grande crimine – ha dichiarato al-Sheikh – gli attentatori sono criminali che buttato via la loro mente, rovinando se stessi e la società. Essi pagheranno per le loro azioni».

Negli ultimi mesi le autorità saudite hanno dato un giro di vite contro i terroristi di al-Qaeda nella penisola araba (AQAP), movimento che riunisce fondamentalisti dell’Arabia Saudita e dello Yemen. L’ultimo caso riguarda l’attacco dello scorso 5 dicembre contro una sede del ministero della Difesa yemenita, costato la vita a 56 persone. Tutti gli attentatori avevano passaporto saudita. Nei giorni scorsi un tribunale di Riyadh ha condannato a 16 anni un terrorista di al-Qaeda di nazionalità saudita per aver pianificato un attentato per uccidere lo stesso gran muftì e altri leader religiosi.

Già nel 2010 al-Shaikh aveva denunciato il terrorismo come non-islamico, condannando l’uccisione di civili, affermando che gli attacchi 20131213-donne-kamikaze-teatro_dubrovka_di_mosca-320x240suicidi «non hanno nulla a che fare con la religione musulmana».

Da anni le autorità saudite tentano di smarcarsi dall’estremismo religioso armato, spesso ispirato dalle idee wahabite, che hanno plasmato tutte le istituzioni e la vita sociale del Paese a partire dai primi del’900. Nell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001 ben 15 dei 19 attentatori erano di nazionalità saudita. Osama bin Laden si laureo in diritto islamico all’università di Jedda seguendo gli insegnamenti di Mohammed Qutb, fratello di quel Sayyid Quṭb tra i più noti aderenti ai Fratelli Musulmani egiziani, che dell’ideologia wahabita fanno il proprio caposaldo filosofico.

Il wahabismo è una corrente musulmana integralista che si rifà al pensiero di Muhammad ibn Abd al-Wahhab, che fu nel XVIII Secolo predicatore della “rivoluzione islamico”, ossia della teoria del “ritorno” alle radici dell’Islam, ispirato dalle teorie fondamentaliste di Ibn Taymiyya, un filosofo musulmano hanbalita siriano, vissuto tra la seconda metà del XIII Secolo e la prima metà del XIV.

Credit: Asianews

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Un pensiero riguardo “Gran muftì saudita: “I kamikaze in nome dell’islam sono criminali che andranno all’inferno”

  • 09/01/2014 in 18:41:53
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    E’ una cosa positiva! (sul sito di Famiglia Cristiana-Vaticano) avevo commentato che questo Muftì era responsabile di aver alimentato il terrorismo, perchè era presentato come colui che incitò il popolo a distruggere tutte le chiese Africane e definì Benedetto XVI “Bugiardo”… se si impegna per arrivare ad una pace eterna, penso che sia un gesto onorevole (e se la prossima Sharia, la facessero meno violenta e maschilista, magari sarebbero più aprezzati nel Mondo e si eviterebbe fra qualche anno di ritrovarci ancora in queste situazioni di guerriglia mondiale, che coinvolge civili, militari, religiosi,Terroristi e Dei). AMZA!

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